Alessandro Aresu – Geopolitica dell’intelligenza artificiale [Feltrinelli, Milano 2024]

L’ultimo lavoro di Alessandro Aresu, Geopolitica dell’intelligenza artificiale, si propone di tracciare la storia imprenditoriale ed umana della macchina dell’intelligenza artificiale, ponendo al centro del racconto la figura di Jen-Hsun “Jensen” Huang, cofondatore ed attuale amministratore delegato di NVIDIA – azienda statunitense leader nella creazione e distribuzione a livello mondiale di GPU [Graphics Processing Unit]. Il testo è costruito come una narrazione articolata che dedica ampio spazio ai principali personaggi dell’innovazione tecnologica, ossia a quel considerevole bacino di talenti, che, nell’arco dell’accelerazione registrata negli ultimi decenni, è confluito negli Stati Uniti e in Canada da diverse aree del mondo. In prima istanza, l’autore rileva che la quasi totalità degli scienziati e degli imprenditori coinvolti nella rivoluzione tecnologica, in circostanze diverse, è immigrata ambiziosamente nel Nord America, «verso la libertà di creare e realizzare i progetti, nonché verso le risorse in grado di finanziarli e alimentarli» (p. 13). Questo aspetto consente preliminarmente ad Aresu di evidenziare come gli Stati Uniti, tra le diverse risorse tratte da altri paesi, abbiano attratto anche talenti – in particolare asiatici – che costituiscono una parte fondamentale della loro forza economica, produttiva ed innovativa. Da ciò emerge un fatto politico precipuo per l’analisi geopolitica dell’autore: il declino dell’influenza economico-industriale del vecchio centro del mondo, l’Europa, incapace sia di trattenere i propri talenti, sia di competere fattivamente alla realizzazione dei componenti delle infrastrutture di calcolo, su cui si basano il funzionamento e l’ideazione di programmi sempre più sofisticati.

Originariamente concepita come un’espressione di marketing da John McCharty, l’intelligenza artificiale, è diventata una disciplina di studio e un elemento cardine del sistema capitalistico, nelle sue declinazioni economiche, commerciali e politiche. In questo scenario, grazie a ingenti investimenti e a complesse strategie commerciali messe in atto dalle principali aziende tecnologiche, il testo di Aresu mostra come l’AI sia diventata un elemento cardine della nostra epoca, rappresentando un’evoluzione della digitalizzazione del mondo. Un esempio emblematico di questo fenomeno è il notevole aumento del valore di mercato di NVIDIA, che dal 2022 ad oggi ha visto quasi decuplicare il proprio valore azionario, con un’impennata impressionante dei ricavi aziendali. Dunque, la storia dell’ecosistema digitale dell’intelligenza artificiale, come delineata dall’autore, è strettamente legata all’incredibile successo e adattamento di NVIDIA e all’esperienza personale del suo fondatore Jensen Huang, nato a Taiwan ed emigrato negli Stati Uniti nel ‘73 all’età di meno di dieci anni, precisamente a Oneida, nel Kentucky.

Negli anni ‘90, con la diffusione globale dei personal computer – che cambiarono radicalmente il modo di comunicare e lavorare, creando una relazione intima e immersiva con la quotidianità delle persone –, Jensen Huang ebbe la lungimiranza di comprendere che il mercato dei computer ad alte prestazioni avrebbe offerto opportunità rilevanti, in particolare nell’ambito delle applicazioni professionali e specializzate. Dopo aver completato gli studi in ingegneria elettronica, Huang si trasferì nella Silicon Valley, dove intraprese la sua carriera lavorando per diverse aziende di semiconduttori. In quel periodo, oltre a progettare chip specializzati, lavorò anche nella stessa catena di fast food, Denny’s, che aveva conosciuto durante la sua giovinezza. Fu proprio in quel contesto che, insieme a due colleghi – che erano anche suoi clienti –, concepì l’idea di avviare una nuova impresa destinata a sfruttare la rivoluzione tecnologica legata alla diffusione dei personal computer. L’iniziativa consisteva nella progettazione di schede grafiche che soddisfacessero le esigenze di un ampio pubblico di videogiocatori, offrendo loro la possibilità di immergersi e creare mondi virtuali.

Con l’introduzione delle GPU e della loro capacità di calcolo parallelo, Aresu mostra come NVIDIA sia riuscita a superare la concorrenza, aprendo nuove prospettive per la creazione di mondi di gioco virtuali con grafiche particolarmente ricche e dettagliate. La novità proposta dall’autore nel testo risiede nella capacità di NVIDIA di processare simultaneamente ogni singolo elemento grafico, dando origine a un’esperienza di gioco altamente immersiva e a un livello di realismo costantemente perfezionabile, impossibile da concepire prima di tale innovazione. Il progetto di Jensen e dei suoi colleghi, supportato dagli ingenti finanziamenti dell’imprenditore Don Valentine, si è concretizzato come la realizzazione dell’ambizione visionaria di Huang, segnando l’inizio di una rivoluzione nel settore tecnologico e nell’industria dell’intrattenimento digitale.

Ma non solo. Nella dettagliata riflessione di Aresu è possibile trarre che, dopo circa dieci anni, la potenza di calcolo di NVIDIA riuscì a sorprendere e trasformare anche la ricerca scientifica: nel 2004, in Texas, un gruppo di ricercatori e videogiocatori organizzò una conferenza sul tema GPGPU [General Purpose Computation on Graphics Processors] con l’intento di discutere e sistematizzare la seguente tendenza in crescita: quella di utilizzare la struttura parallela della GPU di NVIDIA per accelerare compiti computazionali intensivi, applicabili a svariati contesti, diversi dal mercato originario dei videogiochi. In questo senso, Aresu sottolinea con particolare enfasi la consapevolezza di Jensen circa l’ambizioso obiettivo del suo progetto: sviluppare una tecnologia che fosse alla base di un numero crescente di microprocessori, accelerando l’evoluzione tecnologica per rendere accessibile a tutti un supercomputer e oltrepassando i confini dei videogiochi per trasformare qualunque ambito disciplinare. Oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale, tale obiettivo si è concretizzato pienamente e, in effetti, le potenzialità offerte dalle GPU trovano applicazione in ambiti scientifici e tecnologici sempre più vasti: «dove una volta c’erano i Bell Labs, adesso vuole esserci Jensen con la sua [non più] piccola NVIDIA» (p. 67).

Dunque, indubbiamente la riflessione dell’autore riguarda la struttura dell’impresa scientifica e il suo legame sempre più saldo ad una crescente e ormai indispensabile capacità di calcolo generata dall’innovazione tecnologica, ma Aresu si sofferma scrupolosamente anche sul ruolo cruciale del marketing come fattore abilitante dell’innovazione, riconoscendo che un significativo avanzamento scientifico o ingegneristico, se non si traduce in una vasta diffusione commerciale, perde la sua rilevanza nei rapporti di forza del mercato. La conoscenza delle potenzialità delle reti neurali e dell’avanzamento delle capacità computazionali suggeriscono la possibilità di risultati inediti ed innovativi, che avrebbero un valore limitato se rimanessero confinati esclusivamente a un pubblico di esperti: Jensen questo lo ha sempre saputo e la sua grande idea ha previsto, attraverso lo sviluppo e gli usi commerciali dell’intelligenza artificiale, una trasformazione irreversibile dell’infrastruttura di calcolo. Tant’è che il CEO di NVIDIA, seppur con sostenuto contegno, non ha nascosto il suo entusiasmo quando, nel 2023, all’università di Berkeley, ha affermato che il successo di ChatGPT riguardava proprio l’aver raggiunto e impressionato in pochi giorni decine di milioni di persone, incarnando per antonomasia l’AI stessa: «Questo è il suo miracolo. Quando è stata l’ultima volta che abbiamo visto un prodotto tecnologico così versatile da risolvere problemi e sorprendere le persone in così tanti modi, così tanto spesso?» (p. 263).

Poco meno di due anni fa, Jensen ha definito il momento cruciale dell’AI come il momento iPhone dell’intelligenza artificiale, stabilendo un parallelo con la rivoluzione epocale portata dall’iPhone. Come evidenziato nel testo di Aresu, lo smartphone Apple ha provocato trasformazioni radicali nei bisogni dei consumatori, nelle dinamiche competitive e nella struttura produttiva globale, grazie alla collaborazione strategica con TSMC e Foxconn per la progettazione e produzione su scala mondiale. Allo stesso modo, oggi, ci troviamo in una fase analoga nell’ambito dell’intelligenza artificiale, con NVIDIA che, grazie alla lungimiranza strategica di Jensen, ha reso la propria offerta fondamentale per i data center, conquistando un mercato sempre più vasto.

Tali data center rappresentano le strutture produttive fondamentali dell’intelligenza artificiale, a cui Aresu dedica meticolosa attenzione nel suo imponente lavoro, riuscendo a delineare la struttura materiale del dominio immateriale dell’AI.    Infatti, alla base della produzione dei chip progettati da NVIDIA e di tutto ciò che alimenta le grandi imprese tecnologiche e manifatturiere, vi è una divisione internazionale del lavoro e una produzione di massa che evidenziano come, nella dimensione industriale, la struttura capitale-lavoro non sia mai stata superata. In questo senso, la storia politica analizzata da Aresu riveste un’importanza cruciale, poiché mette in luce l’azione di un invisibile reticolo di corpi intermedi che operano nelle fabbriche per garantire una produzione veloce e precisa.

Nel contesto del trionfo dell’automazione, che ha avuto luogo un secolo fa, le macchine sono in grado di operare autonomamente, ma non è affatto garantito che esse possiedano la capacità di manutenersi, correggere eventuali malfunzionamenti o individuare in anticipo possibili errori nei meccanismi, intervenendo prontamente per risolverli. Dunque, in tale sistema operativo, che alimenta la razionalizzazione del mondo e cerca di soddisfare i bisogni incessanti dei consumatori, il lavoro umano occupa uno spazio specifico: quello della manutenzione delle macchine, della supervisione degli errori, al fine di evitare che una sbavatura rallenti il processo produttivo. Come afferma Aresu: «in questo limbo di civiltà degli uomini e delle macchine, qualcuno deve lavorare nelle fabbriche, perché il fattore umano, seppur ridotto, resta indispensabile» (p. 97). Eppure, nonostante il lavoro umano sia fondamentale per la produzione di ogni dispositivo tecnologico di cui disponiamo, esso è stato progressivamente svuotato di potere e, nella maggior parte dei casi, privato di rappresentanza sindacale. Un esempio emblematico di questa dinamica è rappresentato da TSMC, la principale industria taiwanese di semiconduttori, fondata nel 1987 da Morris Chang, cui NVIDIA delega parte della produzione dei suoi chip. Gli impianti produttivi di TSMC, come evidenziato da Aresu, sono situati in aree collegate da treni ad alta velocità, all’interno dei quali si spostano solo ingegneri, tecnici e operai. Nei giorni feriali, questi lavoratori risiedono in appositi dormitori, adempiendo ad un’organizzazione finalizzata a massimizzare la loro produttività, in modo che «non venga sottratto il prezioso tempo in cui possono essere vigili» (p. 101).

Attualmente, come osservato da Aresu, le dinamiche di potere tra capitale e lavoro non sono più soggette a un auspicabile sovvertimento; il conflitto tra queste forze non può essere concepito se non come un’anomalia nel funzionamento del sistema, prontamente corretta e riassorbita attraverso i meccanismi di fab-matching. In tal senso, l’Asia, per opera dell’imponente forza lavoro che compone gli ingranaggi delle sue fabbriche, è divenuta un attore centrale nelle vicende globali, con l’obiettivo di esportare il proprio modello produttivo non solo in paesi come la Malesia, il Vietnam e l’India, ma anche in luoghi come l’Arizona.

Dunque, nonostante nell’immaginario collettivo si tenda a percepire le macchine come entità autosufficienti e prive di una chiara indicazione della presenza umana, questa visione nasconde componenti tanto invisibili quanto necessarie per il funzionamento degli ecosistemi industriali. In particolare, Aresu sottolinea due aspetti fondamentali: in primo luogo, l’esistenza di una componente umana nascosta, rappresentata dai lavoratori che vivono in condizioni di estrema subordinazione: «i dormitori che ospitano gli indispensabili tecnici di Taiwan e l’indispensabile limitazione delle loro pretese, della vita che sono disposti a fare» (p. 102); in secondo luogo, va considerato l’impatto energetico e ambientale derivante dallo sviluppo e dall’impiego di queste tecnologie. I programmi di intelligenza artificiale, infatti, richiedono una notevole intensità energetica, il che implica un consumo significativo di energia e risorse idriche per alimentare i data center, dove avviene l’addestramento di tali sistemi. A tal proposito, l’autore riporta la stima per la quale «nel 2025 a TSMC sarà dovuto l’8% dell’intero consumo di elettricità […] Taiwan si trova ad affrontare una pesante crisi idrica, esacerbata dagli eventi climatici estremi e dalle ondate di siccità» (p. 96).

In conclusione, è fondamentale sottolineare che Geopolitica dell’intelligenza artificiale rappresenta il terzo volume di una serie dedicata al capitalismo politico e alla competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, iniziata con Le potenze del capitalismo politico (La nave di Teseo, 2020) e proseguita con Il dominio del XXI secolo (Feltrinelli, 2022). In un mondo dominato dalle grandi potenze sopracitate, la categoria di capitalismo politico utilizzata da Aresu si riferisce all’espansione della sicurezza nazionale come forma di limitazione del mercato, in un intreccio complesso tra economia e politica. In questo senso, gli interventi statali regolano il funzionamento del mercato in funzione di specifici interessi politici. Tra gli svariati provvedimenti riportati dall’autore nel testo, esemplificativo di tale dinamica è quello adottato il 7 ottobre 2022 dal Bureau of Industry and Security, approvato a ridosso del XX Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese; tale misura, seguendo i requisiti di licenza per NVIDIA e AMD [Advanced Micro Devices], ha imposto severe restrizioni alle aziende statunitensi che collaboravano con attori cinesi, con l’obiettivo di militarizzare le nuove tecnologie e ostacolare lo sviluppo della Cina nel settore dell’intelligenza artificiale e del supercalcolo. Ciò evidenzia l’interconnessione tra gli apparati burocratici mondiali e i mercati stessi, permettendo ad Aresu di mostrare come lo Stato e le sue istituzioni siano quei soggetti che vigilano sui confini della sicurezza nazionale: «del resto, come puoi resistere, e come puoi esistere, se non sei sicuro?» (p. 383).

Fabiana Sdino