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Migrazione Areale

Autore


Ugo Locatelli

è interessato all’ecologia del pensiero e dello sguardo. Dal 1997 estende il sistema pluridisciplinare Areale, un laboratorio di apprendimento per scoperta nella filigrana della realtà

Indice


  1. Introduzione
  2. Riflessioni e metafore
  3. Frames  

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S&F_n. 25_2021

Abstract


Areal Migration

The endless path of the “tectonic plates” can generate reflections and metaphors on the concepts of limit, impermanence, depth of geological time and drift_migration. The following notes are only indicative, because the gaze has as many points of view as there are observers of the “frames” and their flow.

  1. Introduzione
  2. Il cammino continuo delle “zolle tettoniche” può generare riflessioni e metafore sui concetti di limite, di impermanenza, di profondità del tempo geologico e di deriva-migrazione. Queste note verbali e visive sono ricavate per l’articolo da una videoconferenza dello scrivente tenuta nel 2015 al Museo civico di Storia Naturale di Piacenza, su invito del coordinatore del museo e geologo Carlo Francou. Sono solo orientative, perché il pensiero e lo sguardo hanno tanti punti di vista, quanti sono i lettori e gli osservatori dei frames e del loro fluire riprodotti nelle pagine successive.

    La scala dei tempi geologici che segue è un modo per suddividere il tempo trascorso dalla formazione della Terra, condiviso dalla comunità scientifica internazionale e in continua evoluzione. Differenti livelli della scala temporale sono spesso delimitati da grandi eventi geologici o paleontologici come le estinzioni di massa. Ogni suddivisione raggruppa una fase della storia della Terra, la cui età è stimata in circa 4570 milioni di anni.

     

    Figura 01 – Diagramma di scala dei tempi geologici, United States Geological Survey, Wikimedia Commons, 2008.        

     

    Areale, l’altra parola chiave del titolo, è un termine che indica generalmente, come aggettivo o sostantivo, la natura o l’identità di un’area, ad esempio in senso biogeografico. Per lo scrivente il termine viene considerato dal 1997 – oltre che per le “metafore attive” del linguaggio scientifico, che innescano processi associativi - con una triplice valenza: come Area di relazione; con l’A privativa che indica mancanza, assenza del reale; con l’A di moto a luogo che segnala avvicinamento al Reale. Un approccio generativo che suggerisce una realtà sospesa – un campo sfumato tra reale e irreale, o diversamente reale – che osserva l’apparenza come superficie di una profondità esplorabile. Un laboratorio di esperienze, fondato su ricognizioni in continuo divenire, nel quale l’a-reale è una zona di indeterminzione sensibile, una filigrana fluida con forme e segni inediti che possono dis-velare il nostro modo di guardare e pensare.

     

2. Riflessioni e metafore

  1. Lo scrittore e poeta Russel Banks nel suo libro La deriva dei continenti (1985) usa questa metafora geologica (attualmente nota, nelle Scienze della Terra, come “Tettonica delle placche”) per rappresentare popolazioni, culture e religioni diverse che, attraverso migrazioni e globalizzazione, entrano in contatto, spesso tragicamente.

    Il geologo Ross Mitchell, che studia l’addensamento e la frammentazione delle terre emerse, gli fa eco su «Nature» (2014) prevedendo tra qualche centinaio di milioni di anni la fusione di America e Asia nel nuovo supercontinente Amasia.

    Altri significati – una specie di ponte fra “continenti del sapere” – sono segnalati dallo storico Aurelio Musi nel suo Memoria, cervello e storia (2008): per l’antropologia la “deriva culturale” è la variabilità nel processo di trasmissione ed evoluzione culturali; per l’etnologia è la variabilità di una tradizione in trasformazione graduale da una generazione a un’altra; per la genetica con il termine “deriva” si indicano fluttuazioni dei geni attraverso le generazioni.

     

3. Frames

  1. I 24 frames che seguono presentano – in modo volutamente semplificato ma plausibile perché le fonti del ridisegno cartografico sono scientifiche – le trasformazioni terrestri in ere geologiche dal periodo Cambriano (480 milioni di anni di anni fa) a oggi. Essendo impensabile rapportarsi a numeri così grandi, nel video la durata della trasformazione considerata è stata contratta a 8 minuti, pari a 480 secondi, una scala temporale a noi familiare. Così possiamo immaginare che ogni secondo del cammino geologico visualizzato corrisponda a un milione di anni. Nel video sono state inserite le vibrazioni del terrae motus come suono generato dalla deriva_migrazione interminabile delle “zolle”.

     

     

     

     

     

     

    Figura 1 – Cambriano inferiore

     

     

     

     

     

     

    Figura 2 – Tardo Cambriano

     

     

     

     

    Figura 3 – Medio Ordoviciano

     

     

     

     

    Figura 4 – Tardo Ordoviciano

     

     

     

     

     

     

    Figura 5 – Siluriano

     

     

     

     

     

    Figura 6 – Devoniano Precoce

     

     

     

     

    Figura 7 – Medio Devoniano

     

     

    Figura 8 – Mississipian

     

     

     

     

     

    Figura 9 – Pennsylvania

     

     

     

     

     

    Figura 10 – Inizio Permiano

     

     

    Figura 11 – Tardo Permiano

     

     

     

     

     

    Figura 12 – Medio Triassico

     

     

     

     

     

     

    Figura 13 – Tardo Triassico

     

     

     

     

    Figura 14 – Inizio Giurassico

     

     

     

     

    Figura 15 – Medio Giurassico

     

     

     

     

    Figura 16 – Tardo Giurassico

     

     

     

     

    Figura 17 – Inizio Cretaceo

     

     

     

     

    Figura 18 – Medio Cretaceo

     

     

     

     

    Figura 19 – Tardo Cretaceo

     

     

     

     

    Figura 20 – Terziario-Cretaceo

     

     

     

     

    Figura 21 – Eocene

     

     

     

     

    Figura 22 – Oligocene

     

     

     

     

     

    Figura 23 – Miocene

     

     

     

     

    Figura 24 – Presente

     

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