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Gilbert Simondon – L’individuazione. Alla luce delle nozioni di forma e d’informazione – a cura di Giovanni Carrozzini Prefazione di Jacques Garelli Mimesis [Milano 2011, 2 voll., pp. 1014, € 48]


La vicenda editoriale, non soltanto italiana, dell’opus magnum di Gilbert Simondon è una delle più intricate e complesse e a renderne conto è il curatore dell’edizione italiana, Giovanni Carrozzini, che ne ricostruisce attentamente tutti i passaggi nella Nota del curatore. L’edizione presente, che copre un vuoto editoriale importante e per certi versi “colpevole”, prende le mosse dall’edizione francese del 2005, apparsa per i tipi Millon, ma in più aggiunge un intero secondo volume a cura sempre di Carrozzini che raccoglie un commento puntuale ai passaggi più importanti dell’opera. L’individuazione alla luce delle nozioni di forma e d’informazione rappresenta la tesi di dottorato di Gilbert Simondon e ha avuto una bizzarra storia editoriale. L’opera venne pubblicata in due distinti volumi a lunga distanza l’uno dall’altro: il primo nel 1964 e che racchiudeva grossomodo le prime due parti dell’opera completa, l’individuazione fisico-biologica; la seconda soltanto nel 1989 e che racchiudeva grossomodo le seconde due parti, l’individuazione psichico-collettiva. In Italia era apparsa soltanto la traduzione del secondo volume, quello del 1989, per la casa editrice DeriveApprodi (cfr. G. Simondon, L’individuazione psichica e collettiva, tr. it. di P. Virno, DeriveApprodi, Milano 2001). In questo senso, l’operazione editoriale a cura di Giovanni Carrozzini è sicuramente importante e non soltanto perché propone in traduzione al pubblico italiano una delle opere che, comunque la si voglia giudicare, rappresenta una delle più importanti imprese filosofiche della seconda metà del XX secolo, ma perché l’edizione italiana presenta la traduzione completa dell’opus magnum di Simondon (sulle questioni di genesi testuale rimandiamo alla Nota del curatore, pp. 7-12) e fornisce tutta una serie di materiali utili per comprendere a fondo la struttura dell’opera. Nel primo volume di questa edizione, allora, ritroviamo non soltanto L’individuazione alla luce delle nozioni di forma e d’informazione, ma anche tutta una serie di “complementi” e “supplementi” piuttosto importanti: dalla Storia della nozione di individuo alla Nota complementare sulle conseguenze della nozione d’individuazione fino ai tre saggi Forma, informazione, potenziali, Analisi dei criteri dell’individualità, Allagmatica. Il secondo volume di questa edizione, invece, presenta un Commento storico-critico analitico de L’individuazione alla luce delle nozioni di forma e d’informazione a cura di Giovanni Carrozzini.E così riuscire a rendere conto della ricchezza di questa opera all’interno di una recensione è opera pressoché impossibile e così ci limiteremo a identificare tutta una serie di elementi metodologici e teorici che concorrono a fare di questa impresa filosofica una delle più complesse della seconda metà del XX secolo.Gilbert Simondon è stato recentemente “ripreso”, sulla scorta di Gilles Deleuze,  soprattutto per le possibili “implicazioni” politiche della sua opera, ma, forse, in chiave di recensione, può essere più utile cercare di ritrovare alcuni passaggi fondamentali di quello che può essere considerato uno dei più importanti ripensamenti dell’intera tradizione metafisica occidentale, laddove per metafisica non deve intendersi soltanto il discorso sull’essere, ma anche sul soggetto che pone la domanda sull’essere.La riforma metafisica che Gilbert Simondon propone muove dalla critica ai modi comuni di affrontare il problema dell’essere in quanto individuo. Compare, insomma, sin dalle prime righe dell’Introduzione quello che può essere considerato il senso complessivo dell’opera, un’interrogazione sull’intera tradizione ontologica occidentale all’interno della quale si mescolano elementi metafisici in senso stretto, ma anche acutissime riflessioni metodologiche e gnoseologiche. L’interrogazione – e forse in questo senso si può intendere la matrice fenomenologica ritrovata da Garrelli (cfr. J. Garrelli, Introduzione alla problematica di Gilbert Simondon, pp. 13-28) – verte sul fatto che sia impossibile metodologicamente riuscire a separare l’oggetto della riflessione scientifica sia dall’insieme nel quale è contenuto e del quale è espressione sia dal percorso di pensiero e di ricostruzione che lo ha prodotto.il testo simondoniano parte dalla critica alle due nozioni classiche di “individuo”, quella che lui chiama “sostanzialista”, che considera l’essere come unità, ingenerato e autofondantesi, e quella che chiama “ilomorfica”, che determina l’individuo a partire dall’incontro tra materia e forma (ipotesi aristotelica). Si tratta per Simondon di proporre un cambiamento di prospettiva: non partire più dall’individuo costituito come base della riflessione sull’essere, bensì dall’individuo nel suo processo relazionale di individuazione. In poche parole bisognerebbe «conoscere l’individuo attraverso l’individuazione piuttosto che l’individuazione a partire dall’individuo» (p. 33).Questo presupposto metodologico, secondo Simondon, conduce a una doppia trasformazione: da un lato l’ente acquisirebbe delle caratteristiche peculiari, diventerebbe una realtà non assoluta ma “relativa”, che porta con sé tutta la carica dei potenziali preindividuali non esauriti mai di colpo nel movimento individualizzante del “venire all’essere”, e l’essere diventerebbe lo stesso movimento polifasico di questa ontogenesi generalizzata. Senza richiamare Heidegger e il problema della differenza ontologica, la proposta di Simondon verte sulla nozione di ontogenesi come chiave di lettura del “funzionamento” dell’essere: «la parola ontogenesi […] design[a] il divenire dell’essere, ciò per cui l’essere diviene essendo, in quanto essere» (p. 34). Il processo di individuazione, in tutte le sue modalità da quella fisica a quella collettiva, rappresenta la realizzazione di determinate fasi dell’essere, il quale essere però non è altro che l’insieme, mai unitario e “sostanziale”, ma potenziale e metastabile, delle sue fasi di cui alcune si realizzano nell’individuazione (che è sempre processo e mai sostanza), altre restano al livello di «potenziali energeticamente presenti» (p. 430).In poche parole, i postulati onto-logici di “sostanza”, “unità” e “identità” non possono dirci nulla dell’essere perché esso è un «sistema teso, sovrasaturo, al di sopra del livello di unità» (p. 35). L’essere che Simondon chiama “concreto” e “completo” è il Preindividuale, il quale non è sostanza (né materia né forma) e non è neppure unità e identità perché queste determinazioni possono essere applicate soltanto a una delle fasi dell’essere, quella successiva all’individuazione.Definire il Preindividuale, cioè l’essere nella completezza e concretezza, significa per Gilbert Simondon incorporare all’interno di un discorso ontologico per certi versi “classico” alcuni elementi determinanti della termodinamica. La tensione che attraversa quest’opera di Simondon è proprio quella che si instaura tra un discorso sull’essere proprio della tradizione occidentale (in questo Gilbert Simondon, in alcuni passaggi, sembra proprio “inattuale”) e un confronto continuo ed estenuante con tutte le grandi scoperte (soprattutto nell’ambito della microfisica) che hanno stravolto completamente i paradigmi di pensabilità del reale. Partendo allora dalle nozioni di energia potenziale di sistema, di scala differenziata all’interno del medesimo sistema, e di degradazione energetica del sistema, il Preindividuale rappresenta la carica sovrasatura di energia potenziale all’interno di un sistema metastabile per mezzo della quale una progressiva degradazione energetica del sistema conduce a differenziazioni e individuazioni. Ma l’individuazione che è un processo che va dai più “elementari” della fisica fino a quelli “collettivi” e “politici” non esaurisce nel “venire all’essere” tutta la carica di energia potenziale, perché l’individuazione e l’individuo realizzato conservano permanentemente un “carico” di realtà potenziale preindividuale e lo stesso processo di individuazione è un qualcosa di continuo e mai definitivamente determinato. Nel momento in cui all’interno di una determinata individuazione sussistono ancora carichi potenziali, è chiaro che da quelle individuazioni possano sorgere sempre nuove individuazioni.Insomma, dal punto di vista ontologico: l’essere non è sostanza, né unità né identità, perché l’essere è “unità trasduttiva”, e cioè è perennemente sfasato rispetto a se stesso ed esonda dal proprio centro; l’essere allora si dispiega come relazione a se stesso, in cui il termine “relazione” non è “soltanto” logico, bensì onto-logico; il divenire è una “dimensione dell’essere” e non qualcosa che gli accade, se gli accadesse allora l’essere sarebbe una sostanza già individuata, unitaria, identica a se stessa; l’essere individuato (che procede dall’essere preindividuale) non è la realtà prima da cui partire; il progetto di Simondon è di dimostrare come l’individuo può essere ricondotto all’essere attraverso tre livelli, quello fisico, quello biologico-vitale, quello psichico-collettivo.Da punto di vista metodologico e gnoseologico: il metodo non è ricompositivo dell’essere a partire dai termini, dunque dalle realtà individuali, perché se i termini si definiscono come sostanze, la relazione risulta essere soltanto un rapporto tra termini esterno ad essi, ma se l’essere non viene più determinato nel senso di sostanza, allora la relazione diviene essa stessa ontologica, cioè il modo attraverso cui l’essere si rapporta a se stesso; il metodo deve seguire l’essere nella sua genesi (ontogenesi) e deve sostituire alla deduzione e all’induzione (che partono o arrivano all’essere come sostanza) la trasduzione che è allo stesso tempo la determinazione del processo preso in prestito dalla termodinamica e la maniera attraverso la quale lo spirito può pensare la realtà (Simondon accenna anche una critica alla dialettica hegeliana, comprendendo probabilmente la similitudine tra due dispositivi di pensiero che cercano di rifondare il pensiero sul movimento del reale); infine bisogna sostituire alla nozione “statica” di forma la nozione “dinamica” di informazione che rende il senso della processualità dell’essere (confronto critico in questo senso sono sia la teoria aristotelica sia la Gestalttheorie).Insomma – e su questo punto concludiamo – se il pensiero di Simondon apre sicuramente prospettive politiche, basti pensare al fatto che il “collettivo”, l’“essere-in-molti” (e tanta filosofia politica odierna ragiona sulla questione della “moltitudine”) rappresentano una forma di individuazione all’interno della quale i singoli individui raggiungono una più ampia e potenziale dinamica individualizzante, L’individuazione resta un libro che pone interrogativi su una molteplicità di ambiti e questa edizione “completa” permette il confronto e l’interrogazione con tutti gli aspetti di un’opera sicuramente ambiziosa ma altrettanto sicuramente “importante”.

Delio Salottolo

S&F_n. 11_2014

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