{"id":2343,"date":"2026-07-24T15:07:18","date_gmt":"2026-07-24T13:07:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/?p=2343"},"modified":"2026-07-24T15:07:20","modified_gmt":"2026-07-24T13:07:20","slug":"stato-normativo-diffuso-e-diritto-penale-editoriale-scientifica-napoli-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/2026\/07\/24\/stato-normativo-diffuso-e-diritto-penale-editoriale-scientifica-napoli-2026\/","title":{"rendered":"STATO NORMATIVO DIFFUSO E DIRITTO PENALE [Editoriale Scientifica, Napoli 2026]"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1.&nbsp;<em>Premessa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019opera di Pasquale Troncone si colloca a&nbsp;&nbsp;pieno titolo nel solco della tradizione penalistica napoletana<a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>,&nbsp;&nbsp;tra le ricerche di ampio respiro, sempre meno diffuse nella contemporaneit\u00e0, che analizzano, con la lente del penalista saldamente ancorato ai principi costituzionali di riferimento, le evoluzioni del diritto penale contemporaneo con lo spirito critico dell&#8217;osservatore acuto, svincolato da analisi descrittive e sempre attento al rispetto del modello costituzionale di lotta al delitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pasquale Troncone si pone l\u2019obiettivo, in breve, di analizzare \u2013 dal punto di vista del gius-penalista liberale contemporaneo \u2013 lo stato di salute del nostro ordinamento (dal suo privilegiato angolo prospettico, ossia il sistema penale), verificando l\u2019equilibrio tra&nbsp;<em>istanze politiche<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>istanze giuridiche<\/em>,<em>&nbsp;<\/em>necessario per esigenze di giustizia sostanziale collegate in un sistema penale teleologicamente orientato alla funzione di prevenzione integratrice della pena<a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. Tale operazione \u00e8 portata avanti avvalendosi della cd.&nbsp;<em>teoria del doppio Stato&nbsp;<\/em>di Ernst Fraenkel, la quale \u2013 bench\u00e9 pensata per il settore del diritto del lavoro e utilizzata perlopi\u00f9 nell\u2019ambito di ordinamenti diversi da quelli moderni \u2013 pu\u00f2 ritornare utile per \u201c<em>verificare come le scelte politiche pesino sulle determinazioni che danno vita alla legislazione penale<\/em>\u201d (pag. 20) nell\u2019ottica della ripartizione dei poteri, oggi caratterizzata, a causa dell\u2019ingerenza delle fonti sovranazionali, da spinte centrifughe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2.&nbsp;<em>Il diritto penale come sistema complesso e i suoi formanti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo capitolo prende l\u2019abbrivio dall\u2019assunzione dell\u2019ipotesi dell\u2019indagine: lo studio del diritto penale come sistema complesso, costituito da formanti eterogenei in seguito al (nuovo) policentrismo del potere. Un diritto penale che si muove, da un punto di vista assiologico-strutturale, sul sottile confine tracciato tra&nbsp;<em>regola<\/em>&nbsp;ed&nbsp;<em>eccezione<\/em>, tra il principio generale di libert\u00e0 sancito dall\u2019art. 13 cost. e la limitazione del libero agire che pu\u00f2 essere disposta dal solo diritto positivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questo punto di partenza, poi, non si poteva non fare riferimento alla riserva di legge in materia penale (e alla sua&nbsp;<em>ratio<\/em>), che, dunque \u2013 a differenza di ci\u00f2 che accade in altre branche del diritto \u2013 riduce il novero dei potenziali formanti, escludendo, ad esempio, la consuetudine. La primazia della legge scritta sul formante giurisprudenziale si evince, poi, dalla Costituzione (art. 101, comma 2, Cost.) che prevede che \u201c<em>i giudici sono soggetti soltanto alla legge<\/em>\u201d, e dunque dal modello orizzontale di separazione dei poteri<a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Precisato tale imprescindibile assunto, viene introdotta la formula di Ernst Fraenkel, ossia quella \u00ab<em>che definisce il \u201cdoppio stato\u201d, secondo l\u2019endiadi&nbsp;<\/em>Prerogative State&nbsp;<em>e<\/em>&nbsp;Normative State<em>, chiamata a spie\u00adgare l\u2019intima logica di un diritto positivo che, piegandosi alle ragioni di scelte politiche e ideologiche che lo muovono, caratterizza una norma o un impianto normativo prescrittivo dotato in realt\u00e0 di doppiezza in\u00adterpretativa, duttilit\u00e0 di adattamento orientata alla mera strumentalit\u00e0 applicativa\u00bb<\/em>(p. 35).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con ci\u00f2, dunque, l\u2019autore intende utilizzare la formula che distingue lo&nbsp;<em>Stato normativo<\/em>&nbsp;(o&nbsp;<em>legislativo<\/em>) dallo&nbsp;<em>Stato discrezionale<\/em>&nbsp;(o&nbsp;<em>arbitrario<\/em>) per saggiare lo stato dell\u2019attuale sistema multilivello delle fonrti, profondamente diverso dal contesto nel quale matur\u00f2 tale teoria (ossia quello del primo Novecento, il cui precipuo oggetto di studio fu il nazismo). In altre parole, la&nbsp;<em>teoria del doppio stato<\/em>&nbsp;pu\u00f2 mettere in luce l\u2019effettivo potere di governo sulla materia penale, \u00ab<em>se rimessa esclusivamente alla legge o affidata anche a scelte giurispru\u00addenziali o alle determinazioni di altri poteri che potrebbero ampliare capziosamente lo spettro articolato che compone la fonte prescrittiva, quello degli elementi costitutivi della norma\u00bb<\/em>&nbsp;(p. 42).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3.&nbsp;<em>Il sistema penale intercluso come circuito derogatorio chiuso che non ammette il procedimento analogico&nbsp;<\/em>in malam partem<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La&nbsp;<em>regola<\/em>, dunque, vorrebbe il diritto penale come un \u201c<em>circuito derogativo chiuso<\/em>\u201d, che, essendo gi\u00e0 esso espressione di un\u2019eccezione (in questo senso \u201cderogativo\u201d) al generale principio di libert\u00e0, architrave della Carta repubblicana che ne radica l\u2019inviolabilit\u00e0, non (dovrebbe) ammette(re) ulteriori deroghe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altrimenti, si andrebbe a sovraccaricare di eccezionalit\u00e0 la precedente scelta normativa, introducendone una nuova e diversa. Pertanto, l\u2019unico modo coerente di intervenire mantenendo alto il livello di eccezionalit\u00e0 del tipo incriminato \u00e8 quello di fare ricorso a una norma giuridica di eguale rango che svolga una funzione correttiva della fattispecie. Ci\u00f2 \u00e8 accaduto, ad esempio, nel caso di una legge di interpretazione autentica (in materia di usura) emanata per far fronte alle derive applicative della giurisprudenza, che aveva indebitamente ampliato i limiti applicativi della norma penale. Va tuttavia osservato che tale funzione \u00e8 spesso esercitata anche dalla Corte costituzionale, quando esamina le fattispecie e ne orienta la portata ermeneutica, con le medesime ricadute \u2013 in virt\u00f9 del rango delle decisioni della Consulta \u2013 di una legge di interpretazione autentica assunta in sede parlamentare. Del resto, di recente nella vicenda Taricco la Corte Costituzionale (n. 118\/2018) ha riconosciuto alla legalit\u00e0 penale il rango di&nbsp;<em>principio fondamentale dell&#8217;ordinamento<\/em>, in grado di arginare financo la primazia del diritto europeo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ulteriore conferma di un diritto penale quale sistema \u201c<em>intercluso<\/em>\u201d \u00e8 il divieto di analogia, il cui \u201cprocedimento analogico\u201d \u2013 a differenza che nella interpretazione cd.&nbsp;<em>estensiva<\/em>&nbsp;in cui a estendersi \u00e8 la lettera della legge \u2013 comporta una estensione del contenuto della norma. \u00c8 chiaro come siffatto surrettizio metodo di riempimento di \u201cspazi vuoti\u201d \u201c<em>comporterebbe una restrizione certa e arbitraria degli ambiti di libert\u00e0 su cui invece il legislatore ha deciso di non intervenire<\/em>\u201d (pag. 52). In tal modo, dunque, la connaturata eccezionalit\u00e0 della norma penale finirebbe con l\u2019assumere una connotazione&nbsp;<em>eversiva<\/em>, ben lontana dalla originaria struttura di eccezione compatibile con il sistema di appartenenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giova sul punto segnalare che di recente, si \u00e8 espressa anche la Corte costituzionale chiamata a decidere sulla legittimit\u00e0 dell\u2019art. 521 c.p.p. nella parte in cui non consente di accedere al rito abbreviato a seguito di una riqualificazione&nbsp;<em>in peius<\/em>&nbsp;del fatto all\u2019esito del dibattimento. Ritenendo inammissibile la questione e prospettandosi una modifica dell\u2019imputazione fondata su un\u2019inammissibile interpretazione analogica, la Consulta ha evidenziato che \u00ab\u2009\u00e8 il testo della legge [&#8230;] che deve fornire al consociato un chiaro avvertimento circa le conseguenze sanzionatorie delle proprie condotte; sicch\u00e9 non \u00e8 tollerabile che la sanzione possa colpirlo per fatti che il linguaggio comune non consente di ricondurre al significato letterale delle espressioni utilizzate dal legislatore\u2009\u00bb&nbsp;<a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.&nbsp;&nbsp;Alla tale citata pronuncia&nbsp;&nbsp;riconosciuto il merito non solo di avere rivendicato il peso della&nbsp;<em>testualit\u00e0<\/em>&nbsp;della legge ma anche, e soprattutto, di avere riaffermato la pluralit\u00e0 di funzioni garantiste ascrivibili al divieto di analogia e al correlato principio di tassativit\u00e0, e cio\u00e8:&nbsp;<em>i<\/em>) limitare gli spazi di azione del potere giudiziario, ribadendo il monopolio del legislatore nella materia penale e la concentrazione della potest\u00e0 punitiva nelle mani dell&#8217;unico soggetto legittimato a compiere \u2014 nella garanzia procedimentale della dialettica parlamentare \u2014 scelte politico criminali idonee a incidere sulla libert\u00e0 personale dei consociati;&nbsp;<em>ii<\/em>) assicurare l&#8217;accessibilit\u00e0 e la conoscibilit\u00e0 delle norme incriminatrici e la prevedibilit\u00e0 delle conseguenze sanzionatorie e dunque la libert\u00e0 delle scelte d&#8217;azione, la capacit\u00e0 di autodeterminarsi e la motivabilit\u00e0 dei consociati attraverso le norme penali;&nbsp;<em>iii<\/em>) tutelare l&#8217;eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge penale, evitando che casi identici siano valutati difformemente da parte dei singoli giudici che li scrutinano;&nbsp;<em>iv<\/em>) salvaguardare la funzione rieducativa della pena, che rischierebbe di essere frustrata laddove si legittimasse l&#8217;applicazione di una pena per un fatto non espressamente previsto dalla legge come reato, ma valutato penalmente rilevante dal giudice sulla base di una&nbsp;<em>eadem ratio<\/em>;&nbsp;<em>v<\/em>) garantire la frammentariet\u00e0 del diritto penale, che si traduce non solo nel delimitare in maniera selettiva e chiara i fatti di rilievo penale ma anche (come nel caso di specie) nel rispettare i confini punitivi tra le diverse ipotesi criminose e la relativa gradualit\u00e0 offensiva indicata dalla legge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli effetti che ne possono discendere, sul piano dei rapporti istituzionali, paiono tutt&#8217;altro che irrilevanti e sono calibrati sui diversi destinatari: nei confronti dei&nbsp;<em>giudici<\/em>, di merito e di legittimit\u00e0\u2009, si coglie un monito affinch\u00e9, quand&#8217;anche riscontrino lacune normative o esigenze di tutela che il legislatore pare non avere colto, non si cimentino in interpretazioni sganciate dal tipo criminoso predeterminato nella fattispecie; al&nbsp;<em>legislatore<\/em>, poi, \u00e8 rivolto l&#8217;invito a formulare incriminazioni chiare e precise, che riducano ambiguit\u00e0 e pluralit\u00e0 di significati a disposizione della giurisprudenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma non \u00e8 tutto. Letta in filigrana, e con una buona dose di ottimismo, si scorge lo spazio per una virtuosa ricaduta sul sindacato stesso della Corte costituzionale, ricavando dalle parole, nette e inequivoche, sul principio di tassativit\u00e0 una sorta di&nbsp;<em>auto-monito<\/em>, al quale ricollegare risvolti,&nbsp;<em>pro futuro<\/em>, in termini di rinnovato vigore nel vaglio di costituzionalit\u00e0 sulle norme penali: controllare in maniera pi\u00f9 rigida che siano prodotte regole non solo adeguatamente definite&nbsp;<em>a priori<\/em>&nbsp;per essere applicate da parte del giudice, ma anche realmente idonee ad assicurare a ciascuno una percezione chiara e immediata dei risvolti penalistici della propria condotta e una interpretazione coerente con il tenore letterale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 nondimeno \u201c<em>non sono mancate occasioni invero in cui il giudice si \u00e8 allontanato dalla lettera della legge e non \u00e8 stato sufficiente il valore vincolante del testo e del linguaggio adoperato per impedire soluzioni creative, anzi il vuoto che sembrava essere della norma \u00e8 stato colmato facendo ricorso a una rilettura forzata del valore semantico delle parole adoperate dal precetto. Si tratta di una forma conclamata di erosione del principio di centralit\u00e0 della fonte legislativa e un momento di allarme per la criticit\u00e0 che tali interventi segnalano sul terreno della stretta legalit\u00e0 in materia penale<\/em>\u201d (ad esempio nel caso di \u201cgetto pericoloso di cose\u201d di cui all\u2019art. 674 c.p., Cass. Sez. I, Sent. n. 376 del 24 febbraio 2011; oppure nel caso dell\u2019art. 615 ter c.p., Cass. Sez. VI penale, Sent. n. 28594 del 26 marzo 2023; vedi p. 59).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4.&nbsp;<em>Il rapporto tra legge e giudice nei sistemi di&nbsp;<\/em>civil law<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una dimensione di razionale continuit\u00e0 logica, occorre, per Pasquale Troncone, riflettere sul rapporto tra diritto e legge<a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>, in un sistema saldamente ancorato, nonostante tutto, al paradigma di&nbsp;<em>civil law<\/em>, con il vincolo formale del primato della legge nel diritto penale. Ci\u00f2 in quanto, nel sistema concretamente vivente, a essere vulnerato potrebbe risultare il principio della certezza del diritto, con conseguenti ricadute in tema di scopi positivi integratrici del sistema penale, a causa di fenomeni come, da un lato, l\u2019efficientismo punitivo e, dall\u2019altro, la legislazione dettata da sollecitazioni emotive, con evidente matrice ideologica. \u00c8 necessario capire, allora, se i presidi di produzione normativa si sono differenziati, perch\u00e9 funzionali a una migliore gestione pratica del diritto punitivo, ovvero se \u00e8 stato incrinato il monopolio della&nbsp;<em>lex scripta&nbsp;<\/em>come unica fonte del diritto penale<a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5.&nbsp;<em>Il banco di prova della legislazione antimafia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In siffatto scenario, la&nbsp;<em>teoria del doppio stato<\/em>&nbsp;di Fraenkel consente di analizzare la&nbsp;<em>legittimazione<\/em>, nella misura in cui essa riconosce validit\u00e0 a fonti normative o a presidi diversi dalla legge. Paradigmatico, in questo senso, l\u2019esempio della&nbsp;<em>comunicazione&nbsp;<\/em>e della&nbsp;<em>informazione antimafia<\/em>, provvedimenti amministrativi emanati dal prefetto (da cui deriva l\u2019inabilitazione dell\u2019impresa per mezzo della c.d.&nbsp;<em>interdittiva antimafia&nbsp;<\/em>prevista dal c.d.&nbsp;<em>Codice antimafia<\/em>): attraverso provvedimenti non rientranti nel \u201cdiritto penale\u201d si interviene, eludendo presidi di tutela e di garanzia strettamente penalistici, sulla vita delle imprese (e, dunque, delle persone) con finalit\u00e0 repressive oltrech\u00e9 punitive. In tal modo, dunque, si stravolge quel fisiologico rapporto tra&nbsp;<em>regola&nbsp;<\/em>ed&nbsp;<em>eccezione<\/em>, a discapito, altres\u00ec, della coerenza dell\u2019ordinamento e del principio di&nbsp;<em>extrema ratio<\/em>. Va dato atto, tuttavia, che i principi costituzionali nonch\u00e9 quelli sovranazionali stanno pian piano smascherando manovre surrettizie di questo genere (ad es. la sent. 63\/2019 della Consulta sulla natura punitiva della sanzione amministrativa di cui all\u2019art. 187&nbsp;<em>bis&nbsp;<\/em>d.lgs. n. 58\/1998, oltre alla nota sentenza&nbsp;<em>Engel e altri c. Paesi Bassi&nbsp;<\/em>sul concetto di \u201cmateria penale\u201d). A ogni buon conto, l\u2019incrinato rapporto tra&nbsp;<em>regola&nbsp;<\/em>ed&nbsp;<em>eccezione<\/em>&nbsp;(e tra potere e norma) che ne deriva \u2013 oltre a testimoniare la primazia di istanze politiche rispetto alle istanze giuridiche \u2013 impone, sulla scorta degli insegnamenti di Fraenkel, di cercare nuovi centri di equilibrio che tengano insieme diritto e garanzie in uno stato costituzionale di diritto. Inoltre, non va dimenticato il concetto di \u201c<em>diritto penale illegittimo<\/em>\u201d<a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>, inteso come prodotto del controllo, effettuato direttamente dal giudice ordinario, sulla compatibilit\u00e0 della legge con la costituzione e con i principi sovranazionali, che altera, in tal modo, il rapporto tra giudice e legge. In questa prospettiva, dunque, non essendo rinvenibile alcuna legittimazione nel potere di chi effettua tale operazione, si versa in un classico caso di&nbsp;<em>Stato discrezionale<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il titolo del capitolo III sull\u2019erosione della legalit\u00e0 formale spinta dalle fonti sovranazionali risulta particolarmente chiaro nell\u2019indirizzare, descrivendola, il cuore dell\u2019indagine: \u201c<em>L\u2019ibridazione delle fonti continentali come nuovo fenomeno di stato discrezionale o come nuovo governo della complessit\u00e0?<\/em>\u201d (p. 81). La distinta forma della legalit\u00e0 convenzionale e di quella interna \u00e8 nota e genera uno scollamento destinato, nella prassi, a confliggere, allineandosi invece sul piano delle garanzie fondamentali (perdurante emblema di tale scenario \u00e8 il caso del c.d. concorso esterno<a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>). Questa dicotomia tra&nbsp;<em>lex&nbsp;<\/em>e&nbsp;<em>ius&nbsp;<\/em>genera un sistema ibrido, non inquadrabile n\u00e9 come&nbsp;<em>civil law&nbsp;<\/em>n\u00e9 come&nbsp;<em>common law<\/em>, che, ampliando i margini di intervento dello stato discrezionale, sembra avere come unico obiettivo il rispetto di un (superiore) principio di giustizia sostanziale. Ancora, nella medesima direzione di ampliamento dello stato discrezionale vanno gli innumerevoli decreti-legge emanati in carenza dei requisiti di cui all\u2019art. 77 Cost., che impongono serie riflessioni sull\u2019autolegittimazione guadagnata dal potere esecutivo come centro di produzione del diritto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">6.&nbsp;<em>Una necessaria riformulazione dell\u2019assetto dei poteri?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre, dunque, capire se si \u00e8 arrivati al punto di dover riformulare l\u2019assetto dei poteri \u2013 e delle dinamiche relazionali tra essi intercorrenti \u2013 delineato da Montesquieu. Non a caso, in questo senso, per tutti i fattori di cui si \u00e8 parlato sinora, si suole parlare di&nbsp;<em>stato normativo diffuso<\/em>. In tal modo, invero, \u201c<em>la sovranit\u00e0, \u00e8 indubbio, ne risulta cos\u00ec ripartita diversamente dall\u2019originario assetto fondato sulla divisione dei poteri, per appro\u00addare a una nuova dimensione che si ispira alla sovrapposizione dei po\u00adteri. In questa nuova prospettiva deve essere ricollocato anche l\u2019<\/em>in\u00adtrumentum<em>&nbsp;<\/em>regni<em>&nbsp;che non si riconosce pi\u00f9 nel monopolio della legge e nella forza potestativa dello Stato, ma nelle scelte solo apparentemen\u00adte ispirate a tecniche ermeneutiche e che invece nascondono la forza delle sollecitazioni politiche<\/em>\u201d (p. 92). La&nbsp;<em>poli-centricit\u00e0&nbsp;<\/em>dei presidi di produzione, inoltre, prende vigore da settori privilegiati per la (asserita) perentoriet\u00e0 della tutela che esigono (ordine pubblico, sicurezza collettiva, reati di genere, ordine economico, reati ambientali ecc.). \u201c<em>Siamo dunque nel tempo del riesame della teoria classica della divisione dei poteri con la quale le moderne democrazie, pur conservandone la tradizione, sono costrette a fare i conti con l\u2019evoluzione della storia e delle impostazioni concettuali della post-modernit\u00e0. In presenza di un diverso assetto di valori stabilizzato occorre, certamente, ipotizzare una riformulazione della teoria classica che non pu\u00f2 non aprirsi ad assetti politici del tutto nuovi e diversi, indirizzati verso orizzonti dove la legalit\u00e0 trova nuovi approdi e dove i sistemi di controllo ne garantiscono e confermano la legittimit\u00e0\u201d<\/em>(pp. 97-98). Non va, inoltre, dimenticato il tentativo di scalfire la legalit\u00e0 penale attraverso la verifica della concreta offensivit\u00e0 del fatto storico, consegnando cos\u00ec al giudice il potere di stabilire l\u2019effettiva rilevanza penale del fatto (modifica dell\u2019art. 1 c.p. con il d.d.l. n. 372\/1973 \u2013 Ministro Gonnella). In questo modo lo stato normativo sarebbe stato soppiantato dallo stato discrezionale. Ci\u00f2 nondimeno, la previsione dell\u2019art. 131&nbsp;<em>bis&nbsp;<\/em>c.p. \u00e8 da ascrivere alla medesima logica, con la quale si consegna al giudice una discrezionalit\u00e0 moderata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi il terreno privilegiato ove sondare l\u2019eventuale passaggio dallo stato normativo allo stato discrezionale \u00e8 il processo penale<a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>. Si nota, infatti, che la crisi dello stato normativo non \u00e8 pi\u00f9 (o non solo) dovuta a operazioni ermeneutiche creative da parte della giurisprudenza finalizzate a colmare le lacune della&nbsp;<em>littera legis<\/em>, bens\u00ec a prassi per le quali le decisioni sono influenzate dalla propria sensibilit\u00e0 posta in relazione a fattori come il clima politico-culturale, contingenti preoccupazioni di politica penale giudiziaria ecc. \u201c<em>Questo si verifica so\u00adprattutto quando il \u201cdanno sociale\u201d, cos\u00ec come avvertito dal contesto emozionale, trasforma il singolo fatto illecito in un fenomeno diffuso che, esasperando il significato dei dati statistici, impone al giudice di trovare la soluzione pi\u00f9 adeguata o la pena satisfattiva, per sedare l\u2019i\u00adstanza collettiva di punizione<\/em>\u201d (p. 107).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre, uno dei fenomeni che pi\u00f9 di tutti suscita preoccupazioni ha a che fare con la materia dei meccanismi di prevenzione della pericolosit\u00e0 sociale dell\u2019individuo (il cui statuto normativo \u00e8 rinvenibile nel c.d. Codice Antimafia) che ha finito per condizionare anche la prassi del giudizio penale di cognizione (ad es. con la valorizzazione della molteplicit\u00e0 di indizi sostituiti alla prova, sostituendo la responsabilit\u00e0 penale con la pericolosit\u00e0 soggettiva). \u201c<em>Emerge un diritto penale&nbsp;<\/em>in action&nbsp;<em>che si nutre del modello illiberale del tipo d\u2019autore che tende pi\u00f9 alla neutralizzazione del soggetto pericoloso piuttosto che alla risocializzazione del penalmente responsabile secondo l\u2019impegno dello statuto costituzionale<\/em>\u201d (p. 113). Dunque, in tal modo il processo diventa una moderna forma di pena, degenerazione di un sistema che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di fornire tempestivamente un giudizio e una ese\u00adcuzione della risposta punitiva che si mostri come esempio ai consociati e svolga quella necessaria efficacia dissuasiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il limite all\u2019interpretazione del giudice \u00e8 legato alla preesistente opera di delimitazione svolta in ossequio al principio supremo della riserva assoluta di legge, la quale, rigorosamente intesa, pu\u00f2 convivere soltanto nel rispetto della tripartizione dei poteri. \u201c<em>L\u2019opera esegetica, dunque, deve essere sottoposta a controllo valutan\u00addo una molteplicit\u00e0 di indici di coerenza: lo spettro di tutela del bene giuridico in termini di frammentariet\u00e0; l\u2019intentio legis che motivava il legislatore; il progetto legislativo come sintesi di politica criminale; la riserva di sovranit\u00e0 fondata sulla categoria dei \u201cdiritti preminenti\u201d che condizionano anche la sovranit\u00e0 costituzionale, al punto che la loro protezione pu\u00f2 consentire di invadere per il caso da giudicare l\u2019e\u00adquilibrio dell\u2019assetto dei poteri e le relazioni dinamiche tra gli stessi<\/em>\u201d (p. 120). Interessante \u00e8 il caso della sentenza n. 188\/2024 della Corte costituzionale (che ha sancito la non fondatezza del sospetto di illegittimit\u00e0 co\u00adstituzionale dell\u2019art. 1, comma 4, del D.Lgs. n. 8 del 15 gennaio 2016 in materia di immigrazione clandestina), nella misura in cui \u2013 pur trovandosi di fronte a ipotesi che rischia\u00adno di compromettere diritti fondamentali della persona umana \u2013 si \u00e8 astenuta dal colmare vuoti legislativi in nome del rispetto della riserva di legge assoluta e delle opzioni di politica criminale dettate dal Par\u00adlamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cLa nuova legalit\u00e0, dunque, viene chiamata a constatare l\u2019esistenza di fonti normative diffuse e ricercare in questo nuovo eco-sistema un diverso momento di equilibrio, una spinta verso una inter-normativit\u00e0 necessaria allo sviluppo delle dinamiche relazionale tra le componenti dello stesso eco-sistema<\/em>\u201d (p. 125).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un caso di interferenza tra poteri dello Stato \u00e8 rinvenibile nei provvedimenti di clemenza, in occasione delle ripetute iniziative di rinuncia alla pretesa punitiva che la storia repubblicana ha registrato dalla sua origine fino al 1989, ultima legge in materia<a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>. Resta, tuttavia, fermo il dato che la legge svolge un ruolo di pre\u00adminenza rispetto agli altri poteri dello Stato, per cui anche l\u2019esercizio controllato della clemenza penale entra in quel circuito di prevalenza dell\u2019azione del potere legislativo e conferma che la legge \u00e8 il presidio di prevalenza ordinamentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">7.<em>&nbsp;I possibili esiti dell\u2019indagine<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quest\u2019ultime considerazioni deriva la brillante intuizione di Pasquale Troncone: la&nbsp;<em>poli-centricit\u00e0<\/em>&nbsp;delle fonti del diritto \u00e8 una realt\u00e0 ineludibile e per questo la triade di Montesquieu va aggiornata, vanno cercate nuove soluzioni e nuovi equilibri. \u201c<em>Questo nuovo assetto ordinamentale per\u00f2 non pu\u00f2 coinvolgere in maniera totalizzante il diritto penale che vive di un rigore fondato sui profili eccezionali della materia e trova il suo spazio di manovra limitato delle fonti e dall\u2019interpretazione. Solo i presidi di controllo, ai vari livelli, sono in grado di gestire e garantire l\u2019integrit\u00e0 di questo sistema normativo assicurato dal diritto positivo e orientato dal deci\u00adsore politico<\/em>\u201d (p. 128).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto dell\u2019indagine ritorna l\u2019interrogativo iniziale, ossia valutare se, rispetto al diritto penale contemporaneo, la teoria di Fraenkel sia stata superata o se invece pu\u00f2 ancora essere un fecondo strumento di analisi. Troncone sostiene che \u201c<em>il doppio stato non lever\u00e0, dunque, alcun allarme nell\u2019osservare il transito tra stato normativo a stato discrezionale nel nuovo orizzonte dello stato normativo diffuso, rinnovato e pi\u00f9 dinamico centro gene\u00adratore del diritto, ma continuer\u00e0 a costituire un valido strumento di controllo all\u2019interno dei sistemi di governo, delle scelte politiche alter\u00adnative al penale, dove, comunque, la libert\u00e0 personale rischia la sua integrit\u00e0 nonostante l\u2019eccezionalit\u00e0 della fonte e il rigore normativo che la regola, nell\u2019orizzonte dinamico di una tripartizione dei poteri opportunamente rivisitata e aggiornata alle esigenze che la contempo\u00adraneit\u00e0 giuridica \u00e8 destinata a dettare<\/em>\u201d (p. 131).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre, secondo le logicamente conseguenziali e lucide considerazioni di Pasquale Troncone, prendere atto che il \u201cnuovo\u201d sistema penale generato dai presidi di garanzia di ordine generico dei diritti dell\u2019uomo \u00e8 ora caratterizzato dalla \u201ccomplessit\u00e0\u201d che si insinua come valore fondante all\u2019interno dell\u2019opera di armonizzazione delle fonti. \u201c<em>La complessit\u00e0, allora, non \u00e8 una pluralit\u00e0 confusa, una mescolan\u00adza di modelli, ma uno stato di cose che genera una diversa legalit\u00e0 che tiene insieme il sistema alla luce del principio di omogeneit\u00e0 degli or\u00addinamenti e dove l\u2019universalit\u00e0 dei diritti dell\u2019uomo assicura una cor\u00adretta inter-normativit\u00e0 tra gli stessi. Diventa l\u2019elemento di coesione perch\u00e9 elemento fondante una nuova e diversa legalit\u00e0 che non nega i limiti dettati per la materia penale dagli ordinamenti nazionali, ma apre il fronte delle garanzie a una parametrazione di giudizio pi\u00f9 am\u00adpia<\/em>\u201d (pp. 135-136). Occorre, dunque controllare la complessit\u00e0, addomesticarla, attraverso strumenti nuovi, ma in ossequio ai limiti ontologici del diritto penale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, quanto ai rapporti tra potere legislativo e potere giudiziario, occorre evidenziare la deriva del primo che pare non rispondere pi\u00f9 alla legge, ma che si confronta unicamente con i valori che derivano dagli atti convenzionali tra gli Stati e non pi\u00f9 soltanto dalle Carte che governano l\u2019assetto interno. \u201c<em>Il costante richiamo ai diritti dell\u2019uomo, divenuti riferimento vincolante dell\u2019assetto eurounitario e richiamati pi\u00f9 volte dall\u2019opera ermeneutica del giudice negli ultimi tempi, nella loro generica affer\u00admazione di norma di principio non sono ancora in grado di svolgere quell\u2019azione vincolante, se non nel tenere indenne da pratiche e prassi contra reo, per cui si limitano a costituire la sponda cui ancorare la decisione in assenza della norma. In questo senso i diritti dell\u2019uomo hanno subito una significativa trasformazione nel tempo, passando dalla categoria di ideali a veri e propri diritti da cui promanano facolt\u00e0 esercitabili e per questo giustiziabili<\/em>\u201d (p. 140). Tuttavia, i valori non hanno una disciplina ma orientano le discipline e le norme. Diversamente, si avrebbe l\u2019arbitrio sui contenuti dei medesimi e sulla scelta della prevalenza dell\u2019uno o dell\u2019altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne esce confermato, da queste brevi note, l\u2019assunto di partenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019indagine di Pasquale Troncone riesce a coniugare magistralmente storia, contemporaneit\u00e0 e principi normativi fondamentali di riferimento della materia penale, descrivendo con acribia l\u2019evoluzione del diritto penale, incasellato e razionalizzato in una dimensione costituzionalmente orientata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il volume assume cos\u00ec un ruolo centrale nella formazione del penalista contemporaneo che non vuole solo descrivere le evoluzioni del sistema, ma che le vuole interiorizzare e incasellare in una dimensione complessiva orientata al rigoroso rispetto dei principi costituzionali di riferimento.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>&nbsp;D. Santamaria,&nbsp;<em>Prospettive del concetto finalistico di azione<\/em>, E. Jovene, Napoli, 1955;C. Fiore,&nbsp;<em>Il reato impossibile,&nbsp;<\/em>E. Jovene, Napoli 1959; V. Patalano,&nbsp;<em>Significato e limiti della dommatica del reato di pericolo, Napoli<\/em>&nbsp;1975; S. Moccia,&nbsp;<em>Il diritto penale tra essere e valore<\/em>, Edizion scientifiche italiane, Napoli 1992; V. Maiello,&nbsp;<em>Clemenza e sistema penale. Amnistia e indulto dall&#8217;indulgentia principis all&#8217;idea dello scopo<\/em>, Napoli 2007.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>&nbsp;L. Monaco,&nbsp;<em>Prospettive dell&#8217;idea dello &#8216;scopo&#8217; nella teoria della pena<\/em>, E. Jovene, Napoli 1984, 205; V. Maiello,&nbsp;<em>Clemenza e sistema penale. Amnistia e indulto dall&#8217;indulgentia principis all&#8217;idea dello scopo<\/em>, cit., pp. 335 ss.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>&nbsp;Su tale aspetto V. Maiello,&nbsp;<em>La legalit\u00e0 della legge nel tempo del diritto dei giudici<\/em>, Editoriale scientifica, Napoli 2020.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>&nbsp;C. Cost., 14 maggio 2021, n. 98.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>&nbsp;In argomento, di recente, V. Maiello,&nbsp;<em>La legalit\u00e0 della legge nel tempo del diritto dei giudici<\/em>, cit., pp. 25 ss.; v. altres\u00ec le sempre valide osservazioni critiche di S. Moccia,&nbsp;<em>La &#8216;promessa non mantenuta&#8217;<\/em>, Edizioni scientifiche italiane, Napoli 2001.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>&nbsp;V. Maiello,&nbsp;<em>Il concorso esterno tra indeterminatezza legislativa e tipizzazione giurisprudenziale,&nbsp;<\/em>Giappichelli,<em>&nbsp;<\/em>Torino 2019, pp. 125 ss.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>&nbsp;L. Ferrajoli<em>, Giustizia e politica. Crisi e rifondazione del garantismo penale<\/em>, Laterza, Roma-Bari, 2024, pp. 75 ss.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>&nbsp;V. Maiello,&nbsp;<em>Il concorso esterno tra indeterminatezza legislativa e tipizzazione giurisprudenziale,&nbsp;<\/em>cit., 125 ss. Sempre valide le osservazioni S. Moccia,&nbsp;<em>La &#8216;promessa non mantenuta&#8217;<\/em>, cit.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>&nbsp;Emblematico \u00e8 il settore della criminalit\u00e0 organizzata, dove si assiste alla cd. processualizzazione delle categorie sostanziali; V. Maiello,&nbsp;<em>Il concorso esterno tra indeterminatezza legislativa e tipizzazione giurisprudenziale,&nbsp;<\/em>cit., pp. 125 ss.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/980B9821-13EE-425B-A856-6E244FB35C76#_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>&nbsp;V. Maiello,&nbsp;<em>Clemenza e sistema penale. Amnistia e indulto dall&#8217;indulgentia principis all&#8217;idea dello scopo<\/em>, cit., pp. 335 ss.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1.&nbsp;Premessa L\u2019opera di Pasquale Troncone si colloca a&nbsp;&nbsp;pieno titolo nel solco della tradizione penalistica napoletana[1],&nbsp;&nbsp;tra le ricerche di ampio respiro, sempre meno diffuse nella contemporaneit\u00e0, che analizzano, con la lente del penalista saldamente ancorato ai principi costituzionali di riferimento, le evoluzioni del diritto penale contemporaneo con lo spirito critico dell&#8217;osservatore acuto, svincolato da analisi descrittive 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