{"id":2330,"date":"2026-07-24T14:54:33","date_gmt":"2026-07-24T12:54:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/?p=2330"},"modified":"2026-07-24T14:55:43","modified_gmt":"2026-07-24T12:55:43","slug":"antropologia-degli-schermi-mostrare-e-nascondere-esporre-e-proteggere-luiss-university-press-roma-2024","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/2026\/07\/24\/antropologia-degli-schermi-mostrare-e-nascondere-esporre-e-proteggere-luiss-university-press-roma-2024\/","title":{"rendered":"ANTROPOLOGIA DEGLI SCHERMI. Mostrare e nascondere, esporre e proteggere [Luiss University Press, Roma 2024]"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019epoca contemporanea del&nbsp;<em>contactless<\/em>&nbsp;<em>antropologico<\/em>&nbsp;emblematicamente richiamato ed esposto&nbsp;<em>dalle<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>nelle<\/em>&nbsp;transazioni economiche tramite&nbsp;<em>smart card<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>smartphone<\/em>&nbsp;la&nbsp;<em>temporalit\u00e0 antropica<\/em>, intesa tanto come&nbsp;<em>scansione<\/em>&nbsp;del tempo quotidiano che del&nbsp;<em>riconoscimento<\/em>&nbsp;identitario e collettivo<a href=\"applewebdata:\/\/2C9A9EE1-67C9-4626-87D5-9A4CBB0D16C7#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>, risulta&nbsp;<em>contrassegnata<\/em>&nbsp;da uno specifico rapporto,&nbsp;<em>sempre pi\u00f9 prossimo<\/em>, se non&nbsp;<em>anticipatorio-predittivo<\/em>, tra utenti umani e schermi digitali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al giorno d\u2019oggi, difatti, non risulta strano riconoscere che diversi dispositivi digitali e servizi di piattaforme digitali riescano ad&nbsp;<em>anticipare<\/em>&nbsp;specifiche richieste degli utenti umani di riferimento: dal brano&nbsp;<em>consigliato<\/em>&nbsp;che si intende ascoltare (Mi legge nel pensiero!) al&nbsp;<em>regalo<\/em>&nbsp;da fare per un\u2019occasione speciale (Mi conosce e conosce i miei&nbsp;<em>cari<\/em>&nbsp;meglio di me!), fino ad una pluralit\u00e0 virtualmente infinita di soddisfacimenti&nbsp;<em>libidico-desiderativi<\/em>&nbsp;realizzati&nbsp;<em>direttamente<\/em>&nbsp;dalle tecnologie digitali&nbsp;<em>smart<\/em>.<em>&nbsp;<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quest\u2019ultime, difatti, compongono,&nbsp;<em>predispongono<\/em>, richiamano e organizzano la&nbsp;<em>dimensione collettiva libidinale<\/em>&nbsp;degli spazi di&nbsp;<em>vita schermata<\/em>&nbsp;contemporanea.&nbsp;&nbsp;Basti pensare ad un esempio banale, i&nbsp;<em>social network<\/em>&nbsp;come proiezione identitario-lavorativa-relazionale in cui ogni utente umano viene chiamato e richiamato a&nbsp;<em>nuova esistenza<\/em>, o nuova carne per citare&nbsp;<em>Videodrome<\/em>, ovvero&nbsp;&nbsp;farsi&nbsp;<em>contenuto<\/em>&nbsp;di riconoscimento informazionale per alimentare l\u2019estrattivismo dati funzionale alla&nbsp;<em>personalizzazione<\/em>&nbsp;specifica della propria (e&nbsp;<em>altrui<\/em>) bolla informazionale di riconferma dei&nbsp;<em>bias identitari in un&nbsp;<\/em>loop, al contempo, orizzontale e circolari di riconferma continua di ci\u00f2 che si \u00e8 (Il tuo&nbsp;<em>feed<\/em>&nbsp;dice chi sei! Mostramelo e ti dir\u00f2 chi sei!).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fatto non scontato, il doomscrolling non \u00e8 pura operazione di&nbsp;<em>brainrot<\/em>, bens\u00ec, soddisfacimento identitario-morale e libidico-neurale delle contemporanee societ\u00e0 schermate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il&nbsp;<em>news feed<\/em>, difatti, in stretta continuit\u00e0 con il rapporto&nbsp;<em>libidico-digestivo<\/em>&nbsp;nella nota sopracitata, si proietta ed \u00e8 proiettato dal fluire costante e&nbsp;<em>piatta-formato<\/em>&nbsp;di un circuito integrato tra: a) auto-proiezioni, altres\u00ec chiamati&nbsp;<em>contenuti<\/em>; b) visualizzazioni di utenti altri (umani e non); c) sistemi di raccomandazione algoritmici; d) assistenti digitali e chatbot.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quest\u2019ultimi, ritornando all\u2019incipit di recensione, sono capaci di&nbsp;<em>avvicinarsi<\/em>, sempre pi\u00f9&nbsp;<em>morbosamente<\/em>, alla soddisfazione del proprio utente di riferimento realizzabile tramite profilazioni, simulazioni, correlazioni e personalizzazioni sempre pi\u00f9&nbsp;<em>intime<\/em>e dettagliate. Ebbene, tale apparente relazione&nbsp;<em>unidirezionale<\/em>&nbsp;del soddisfacimento del rapporto soggetto (utente) \u2013 oggetto (schermi digitali\/tecnologie ICT\/servizi di piattaforma) risulta quanto mai fallace nel restituire la complessit\u00e0 antropico-agentiva ed&nbsp;<em>etica<\/em>, nel senso di&nbsp;<em>ethos<\/em>, in quanto modalit\u00e0 di persistenza e riconoscimento antropico, delle contemporanee&nbsp;<em>platform society<\/em><a href=\"applewebdata:\/\/2C9A9EE1-67C9-4626-87D5-9A4CBB0D16C7#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel particolare, anche la dicitura&nbsp;<em>utente<\/em>&nbsp;utilizzata nelle righe precedenti rimanda ad una specifica&nbsp;<em>enunciazione&nbsp;<\/em>che fa eco ad uno specifico&nbsp;<em>ordine del discorso<\/em>&nbsp;contemporaneo che, in modo&nbsp;<em>ideologico<\/em>, suggerirebbe una tranquillizzante&nbsp;<em>primariet\u00e0 ontologica<\/em>&nbsp;ed&nbsp;<em>etica<\/em>&nbsp;degli utenti sui rispettivi&nbsp;<em>devices&nbsp;<\/em>digitali, ovviamente per questioni di marketing e propaganda tech di&nbsp;<em>rincuoramento<\/em>&nbsp;dell\u2019utenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019interno di tale ordine del discorso&nbsp;<em>smart-tech<\/em>, difatti, i dispostivi digitali, essendo apparentemente&nbsp;<em>posseduti<\/em>&nbsp;dagli utenti di riferimento, abiliterebbero dei contatti e interazioni, sempre pi\u00f9&nbsp;<em>contactless<\/em>&nbsp;per gli utenti di riferimento (Basta la voce! In principio fu il verbo!) ma sempre pi\u00f9 in&nbsp;<em>contatto<\/em>,&nbsp;<em>smart-connessi<\/em>&nbsp;tra&nbsp;<em>loro<\/em><a href=\"applewebdata:\/\/2C9A9EE1-67C9-4626-87D5-9A4CBB0D16C7#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>, realizzando, nel&nbsp;<em>rovescio materiale<\/em>&nbsp;della&nbsp;<em>campagna pubblicitaria ideologica<\/em>&nbsp;costante di un mondo iperconnesso, un&nbsp;<em>impercettibile<\/em>&nbsp;<em>contatto<\/em>&nbsp;<em>senza soluzione di continuit\u00e0<\/em>tra dispositivi e piattaforme digitali che, per&nbsp;<em>costituzione ontologica<\/em>&nbsp;e modelli di business, non solo esondano le capacit\u00e0 percettive e cognitive antropiche, bens\u00ec, richiedono e richiederanno sempre pi\u00f9&nbsp;<em>assistenza smart&nbsp;<\/em>e&nbsp;<em>abbonamenti\/affitti<\/em>&nbsp;ad aziende tech<em>&nbsp;<\/em>per&nbsp;<em>sopperire<\/em>&nbsp;alla richiesta di&nbsp;<em>produzione improduttiva<\/em>&nbsp;della catena di montaggio digitale servita tramite app.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 questo breve&nbsp;<em>aggancio introduttivo<\/em>, seppur apparentemente sgangherato, alla recensione del testo di Mauro Carbone e Graziano Lingua su \u201c<em>Antropologia degli schermi. Mostrare e nascondere, esporre e proteggere<\/em>\u201d tradisce una specifica serie di fronti investigativi emergenti e squadernati dal testo, ovvero: a) il rapporto tra utenti e schermi nell\u2019epoca contemporanea; b) cosa si intenda con schermo e cosa c\u2019entri il rapporto precedentemente introdotto tra il&nbsp;<em>vedere<\/em>&nbsp;e il&nbsp;<em>pre-vedere<\/em>&nbsp;(anticipare) nelle contemporanee societ\u00e0 schermate; c) le inedite possibilit\u00e0 di&nbsp;<em>esposizioni&nbsp;<\/em>e&nbsp;<em>protezioni&nbsp;<\/em>derivanti dalle nuove forme di contatto sempre pi\u00f9 apparentemente&nbsp;<em>contactless<\/em>, ovvero, trasparenti, light, smart e, ancora, apparentemente senza&nbsp;<em>attrito<\/em>&nbsp;tra utenti-schermi-ambienti digitali; d) le ideologie e i discorsi abilitanti l\u2019<em>asimmetria<\/em>&nbsp;di potere tra gli utenti&nbsp;<em>predisposti<\/em>&nbsp;all\u2019interazione con le tecnologie digitali e le aziende\/ piattaforme di distribuzione dei prodotti e servizi accessibili tramite gli schermi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Approfondendo tale cornice critico-problematica, pertanto, in stretto contatto tra il mostrare, il&nbsp;<em>vedere<\/em>, l\u2019esporre, il proteggere e il&nbsp;<em>computare<\/em>, ovvero, eseguire&nbsp;<em>comandi<\/em>, Carbone e Lingua esaminano gli schermi contemporanei e&nbsp;<em>non<\/em>&nbsp;in quanto \u00abdispositivi di azione, capaci di orientare globalmente le nostre interazioni sociali e di riconfigurare radicalmente il rapporto con gli spazi, vicini e lontani, con cui ci relazioniamo\u00bb (p. 136).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tema&nbsp;<em>incipit<\/em>&nbsp;della recensione, ovvero quello della sempre pi\u00f9&nbsp;<em>prossima<\/em>&nbsp;<em>ibridazione<\/em>&nbsp;di soddisfacimento libidico-digestiva tra superfici di contatto organico-antropiche e schermi, difatti, emerge e si colloca in una delle prospettive teorico-critiche pi\u00f9 delicate del testo di Carbone e Lingua, ovvero, la capacit\u00e0 degli schermi di operare \u00abin quanto quasi-soggetti\u00bb (p. 16).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In piena continua con lo sviluppo sinergico tra schermi digitali e interfacce apparentemente&nbsp;<em>contactless<\/em>&nbsp;presentate in avvio di recensione, non a caso, gli autori interpretano, all\u2019interno del loro lavoro, il corpo come proto-schermo&nbsp;<em>originario<\/em>, ovvero, in&nbsp;<em>continua origine<\/em>,&nbsp;<em>significazione<\/em>,&nbsp;<em>estensione<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>ibridazione<\/em>&nbsp;in quanto&nbsp;<em>interfaccia organica<\/em><a href=\"applewebdata:\/\/2C9A9EE1-67C9-4626-87D5-9A4CBB0D16C7#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>&nbsp;di mediazione tecno-organica tra collettivit\u00e0 umane e mondo: \u00abl\u2019essere umano ha progressivamente esteriorizzato le funzioni schermiche in oggetti tecnici prodotti per esporsi al mondo e insieme proteggersi da esso\u00bb (p. 136).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Approssimando tale&nbsp;<em>schermatura<\/em>&nbsp;centrale del lavoro bisogna, tuttavia, contestualizzare&nbsp;<em>storicamente<\/em>&nbsp;la gestazione produttiva del testo di Carbone e Lingua che, non a caso, si situa in uno specifico momento&nbsp;<em>schermico-traumatico<\/em>&nbsp;della specie Sapiens, la pandemia di&nbsp;covid-19: \u00abla pandemia, imponendoci uno scioccante ricorso di massa agli schermi, ha dato evidenza a un insieme di funzioni che in realt\u00e0 essi esercitavano fin dai primordi della vicenda umana\u00bb (p. 135), \u00abl\u2019esperienza dei confinamenti ci ha infatti insegnato che gli schermi non sono \u2013 ne sono mai stati \u2013 semplici&nbsp;<em>superfici<\/em>&nbsp;utili a mostrare o nascondere certe porzioni del visibile e, magari, tra loro intrappolarci [\u2026] in ogni epoca gli schermi hanno operato una certa distribuzione del visibile e dell\u2019invisibile (storicamente, culturalmente e tecnologicamente variabile), a essa esponendoci e insieme da essa proteggendoci per evitarcene la portata eccedente, in ogni caso istituendo relazioni e perci\u00f2 consentendo o impedendo azioni, comunque aprendo esperienze mediate\u00bb (pp. 9-10).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro di Carbone e Lingua, pertanto, emerge, a sua volta, in quanto schermo di&nbsp;<em>esposizione<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>protezione<\/em>&nbsp;da uno&nbsp;<em>stato d\u2019eccezione<\/em>&nbsp;inedito delle&nbsp;<em>corporeit\u00e0 schermiche<\/em>&nbsp;contemporanee (la pandemia covid, appunto), ereditando ed&nbsp;<em>esorcizzando<\/em>&nbsp;il trauma collettivo, sviluppando e proponendo una&nbsp;<em>pragmatica delle esperienze schermiche<\/em>&nbsp;(p. 139): \u00abci troviamo continuamente chiamati a interagire con superfici schermiche \u2013 elettroniche, digitali e persino [\u2026] organiche \u2013 operanti quali peculiari \u2018quasi-soggetti\u2019, dotati di una propria composita agentivit\u00e0 [\u2026]&nbsp;<em>essendo gli schermi interfacce che istituiscono relazioni, tale pragmatica \u00e8 chiamata a misurarsi con i riflessi di quell\u2019ontologia della relazionalit\u00e0 dividuale, innestata appunto di agentivit\u00e0 non umane o postumane<\/em>\u00bb (pp. 139- 140).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo punto permette,&nbsp;<em>si spera<\/em>, di chiarire i temi dell\u2019aggancio introduttivo proposto ad inizio recensione che emergevano dall\u2019ascolto dell\u2019obiettivo costitutivo del testo di Carbone e Lingua, ovvero, il&nbsp;<em>reimparare a vedere gli schermi&nbsp;<\/em>come fertile possibilit\u00e0 del&nbsp;<em>rileggere<\/em>&nbsp;e re-interpretare la condizione antropologica contemporanea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avendo circoscritto uno dei&nbsp;<em>plurimi obiettivi<\/em>&nbsp;del testo, che non possono essere pienamente attraversati in questa sede, la pragmatica proposta dagli autori si sviluppa attraverso un\u2019analisi degli schermi non in quanto&nbsp;<em>oggetti di utilizzo<\/em>&nbsp;in funzione dell\u2019utente, bens\u00ec, in quanto&nbsp;<em>pratiche e relazioni specifiche<\/em>&nbsp;degli utenti con s\u00e9 stessi e gli&nbsp;<em>altri,&nbsp;<\/em>nel continuo&nbsp;<em>aggiornamento<\/em>&nbsp;di riconoscimento identitario e collettivo delle societ\u00e0 schermate contemporanee.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Difatti, l\u2019intero lavoro di Carbone e Lingua realizza la propria indagine sulle esperienze schermiche, a fronte de \u00abl\u2019importanza crescente che gli schermi hanno acquisito con la svolta digitale\u00bb (p. 135) implementando, a propria volta, una serie di&nbsp;<em>dualit\u00e0 dialettiche<\/em>&nbsp;schermiche, non&nbsp;<em>dualistico-esclusive&nbsp;<\/em>e\/o<em>&nbsp;<\/em>ontologicamente gerarchiche, in continuit\u00e0 epistemologica all\u2019<em>ontologia relazione non deterministica<\/em>&nbsp;degli schermi digitali abilitanti l\u2019interazione tra soggetti umani, agenti artificiali e ibridi, ambienti smart-digitali: \u00ababbiamo lavorato su due coppie di funzioni tra loro intrecciate \u2013 mostrare\/nascondere ed esporre\/proteggere \u2013 che ci sono sembrate costituire la struttura antropologica fondamentale delle esperienze schermiche\u00bb (p. 136).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 proprio nel punto di contatto tra visione ed esposizione, mostrare e proteggere, che il lavoro, in continuit\u00e0 al trauma storico di gestazione dell\u2019opera, al contrario di ogni prospettiva<em>&nbsp;imagocentrica<\/em>&nbsp;(p. 11, p. 136), interpreta gli schermi in quanto relazioni e funzioni che \u00absollecitano non soltanto la visione, bens\u00ec la totalit\u00e0 del sensorio umano, coinvolgendo il nostro corpo nella sua interezza\u00bb (p. 136).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il corpo, difatti, come anticipato, viene letto dagli autori come primo&nbsp;<em>proto-schermo&nbsp;<\/em>(p. 20)<em>&nbsp;<\/em>e&nbsp;<em>interfaccia organica<\/em><em>primaria<\/em>&nbsp;di ogni possibile&nbsp;<em>mediazione<\/em>&nbsp;tra esseri umani (identit\u00e0 collettive) e mondo (alterit\u00e0).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo passaggio permette di comprendere il perch\u00e9, in fase di avvio di recensione, si \u00e8 insistito sulla stretta continuit\u00e0 che intercorre e&nbsp;<em>interessa<\/em>&nbsp;le contemporanee condizioni di&nbsp;<em>temporalizzazione esisteziale<\/em>&nbsp;antropica contrassegnate dalla stretta interattivit\u00e0 del&nbsp;<em>mutuo touchscreen<\/em>&nbsp;tra utenti e schermi di&nbsp;<em>esposizione<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>protezione<\/em>&nbsp;digitale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quest\u2019ultimo rapporto, sempre pi\u00f9&nbsp;<em>prossimo<\/em>, vale la pena evidenziarlo, riguarda tanto il versante di&nbsp;<em>superficie mutuale<\/em>&nbsp;tra gli utenti in richiesta di&nbsp;<em>riconoscimento<\/em>&nbsp;e soddisfazione&nbsp;<em>libidica<\/em>&nbsp;sulle piattaforme e gli schermi di accesso al riconoscimento e soddisfacimento, tanto, la&nbsp;<em>subface<\/em>&nbsp;degli utenti oscurati e&nbsp;<em>sguazzanti<\/em>&nbsp;nel deep web\/dark web o nell\u2019anonimato voyeurismo social.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 interessante notare che l\u2019opacit\u00e0 della&nbsp;<em>subface<\/em>&nbsp;degli schermi costantemente investigata dagli autori nelle contemporanee societ\u00e0 schermata risulta&nbsp;<em>faccia<\/em>&nbsp;<em>speculare<\/em>&nbsp;della catena di montaggio dell\u2019estrattivismo dati delle piattaforme&nbsp;<em>ontologicamente<\/em>&nbsp;ed&nbsp;<em>epistemologicamente<\/em>&nbsp;impercettibili per gli utenti umani&nbsp;<em>aventi accesso<\/em>&nbsp;ma&nbsp;<em>non<\/em>&nbsp;detentori dei mezzi di produzione digitali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa serie di questioni fin qui accennate attraverso il testo di Carbone e Lingua con una raffinatezza, ampiezza e specificit\u00e0 di difficile restituzione per una recensione, pertanto, qui si intende esclusivamente riportare alcuni passaggi&nbsp;<em>macroscopici<\/em>&nbsp;del testo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I primi tre capitoli del lavoro, in particolare, offrono una genealogia dei diversi angoli e tessiture della cornice critico-problematica fin qui richiamata occupandosi nel particolare del rapporto concentrico tra: 1)&nbsp;<em>Poteri dell\u2019arci-schermo<\/em>; 2)&nbsp;<em>Schermi come protesi del nostro corpo<\/em>; 3)&nbsp;<em>Immagini e parole. Funzioni schermiche e tecnologie dell\u2019espressione<\/em>. In tale ottica, gli autori giustificano una&nbsp;<em>strutturale<\/em>&nbsp;centralit\u00e0 di&nbsp;<em>mediazione&nbsp;<\/em>atavica degli&nbsp;<em>schermi<\/em>&nbsp;(dal corpo biologico agli artefatti inorganici) nelle storiche e&nbsp;<em>pre-storiche<\/em>&nbsp;strutturazioni di senso antropico adoperando il concetto di&nbsp;<em>arci-schermi<\/em>&nbsp;inteso come \u00abprincipio transistorico che coinvolge non solo la coppia di funzioni appena nominata [mostrare e nascondere], con cui normalmente gli schermi vengono identificati, ma anche quella che consiste nell\u2019esporre e insieme nel proteggere [\u2026] le due coppie di funzioni, insomma, a vicenda si implicano indissolubilmente senza meramente sovrapporsi\u00bb (p. 20).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La co-strutturazione storico-ibridativa tra corpo come proto-schermo e artefatti inorganici prosegue, nella genealogia proposto dagli autori, fino agli schermi contemporanei delle tecnologie digitali, in stretta continuit\u00e0 all\u2019obiettivo fondativo del testo nel realizzare \u201cuna ricerca transdisciplinare che si concentri sullo&nbsp;<em>studio<\/em>&nbsp;non degli schermi, ma&nbsp;<em>delle esperienze schermiche multimodali presenti e prossime venture<\/em>, nella convinzione della loro perdurante centralit\u00e0 e della loro decisiva influenza sul pi\u00f9 ampio raggio delle nostre interazioni sociali\u201d (p. 16).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il capitolo 4 e 5, invece, argomentano e circoscrivono le ricadute etico-politiche tra \u201cl\u2019ideologia della trasparenza 2.0\u201d in quanto&nbsp;<em>richiesta di progressiva trasparenza<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>tracciabilit\u00e0<\/em>&nbsp;degli utenti negli ambienti digitali e l\u2019adattamento degli&nbsp;<em>organi antropico-biologici&nbsp;<\/em>in quanto&nbsp;<em>schermi di proiezioni specifiche<\/em>&nbsp;analizzati nel capitolo \u201cSchermi sarete voi\u201d. \u00c8 interessante notare l\u2019arco narrativo e il processo dialettico, suggerito da questi due capitoli, tra le&nbsp;<em>ricadute materiali<\/em>&nbsp;dell\u2019ideologia della trasparenza (ovvero, il progressivo adattamento<em>&nbsp;inorganico&nbsp;<\/em>delle corporeit\u00e0 antropiche in schermi) e l\u2019<em>idealizzazione&nbsp;<\/em>dello sfruttamento (la tracciabilit\u00e0 degli utenti \u00e8 per il loro bene: personalizzare i servizi).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro si conclude con una proposta in dieci punti \u201cper un\u2019etica degli schermi\u201d sulla base della tesi secondo cui gli schermi \u00abinvestendo e riplasmando la percezione e affettivit\u00e0, modi di conoscenza e modi di pensiero, non possono che intrecciarsi alle pratiche quotidiane con cui orientiamo le nostre scelte e ci costruiamo in quanto singoli e in quanto comunit\u00e0\u00bb (p. 137).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le questioni etiche vengono proposte dagli autori non a partire da una prospettiva moralistico-prescrittiva, bens\u00ec, attraverso una perimetrazione di&nbsp;<em>specifiche criticit\u00e0<\/em>&nbsp;che contraddistinguono le contemporanee interazioni e condizioni schermico-antropiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel particolare \u00e8 possibile selezionare alcuni passaggi della proposta in dieci punti fornita dagli autori:&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1)&nbsp;<em>Screen Time<\/em>: \u00abL\u2019idea di un uso responsabile degli schermi non pu\u00f2 quindi esaurirsi nel fissare un tempo per il loro utilizzo, ma rimanda piuttosto alla qualit\u00e0 degli stili di vita con cui ci rapportiamo a essi\u00bb (p. 139). Questa tesi intende decostruire qualsiasi impostazione di etica&nbsp;<em>prescrittiva<\/em>&nbsp;nella regolazione dei tempi di utilizzo degli schermi in quanto soluzione&nbsp;<em>fallace<\/em>&nbsp;poich\u00e9 teoricamente e logicamente&nbsp;<em>errata<\/em>&nbsp;rispetto alla problematica che intende risolvere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2)&nbsp;<em>Pragmatica delle esperienze schermiche<\/em>: \u00abLa proposta di un\u2019antropologia degli schermi si motiva proprio a partire dalla qualit\u00e0 delle pratiche in cui essi ci coinvolgono [\u2026] per sviluppare tale proposta occorre concentrarsi non tanto sugli oggetti, quanto sulle funzioni che entrano in gioco nelle nostre esperienze schermiche\u00bb (p. 139). A sostegno della tesi precedente, difatti, le questioni poste non riguardano l\u2019oggetto in s\u00e9 (gli schermi digitali), bens\u00ec, le funzioni e le relazioni abilitate da questa fase schermico-antropica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3)&nbsp;<em>Soglie operazionali<\/em>: \u00abda sempre gli schermi sono stati soglie di contatto e transizione, operando come confini porosi di mediazione tra dimensioni differenti del nostro stare al mondo. Anche sotto questo aspetto il passaggio al digitale ha quindi evidenziato e accentuato un loro carattere di lunga durata [\u2026] lo statuto degli schermi quali vere e proprie&nbsp;<em>soglie operazionali<\/em>[\u2026] negli ambienti digitali le macchine reagiscono infatti alla stessa reazione dell\u2019utente, innescando una dinamica interattiva che perdura per tutto il loro utilizzo\u00bb (p. 140). Punto di sintesi delle due tesi precedenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4)&nbsp;<em>Immediatezza\/mediazione<\/em>: \u00ababbiamo mostrato come gli oggetti digitali, e in particolare quanto identifichiamo come \u201cimmagini\u201d, abbiano una natura doppia. Per un verso, essi si offrono alla percezione umana come visibile&nbsp;<em>surfaces<\/em>, per l\u2019altro risultano costituiti da una&nbsp;<em>subface<\/em>&nbsp;logico-macchinica non direttamente percepibile, in cui avviene il lavoro computazionale che genera la visibilit\u00e0 della&nbsp;<em>surface<\/em>. \u00c8 chiaro che tanto meno questo lavoro risulter\u00e0 percepibile, quanto pi\u00f9 la superficie pixellata dei nostri dispositivi ci apparir\u00e0 \u201ctrasparente\u201d\u00bb(p. 141), \u00abquella che abbiamo chiamato \u201cTrasparenza 2.0\u201d nasconde per\u00f2 opacit\u00e0 di vario tipo [\u2026] porta con se il peso di nuove forme di potere che sfruttano la retorica della disintermediazione [\u2026] prendere coscienza del carattere fondamentalmente ideologico dell\u2019imperativo della trasparenza assoluta \u00e8 quindi decisivo per risultare meno vulnerabili alle sfide etico-politiche che ci pone costantemente il dispositivo socio-culturale in cui siamo avviati a vivere\u00bb (p. 141). Questa tesi decostruisce l\u2019ideologia della trasparenza 2.0 precedentemente accennata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5)&nbsp;<em>Processi di soggettivazione<\/em>: \u00abLa mole dei dati personali che affidiamo al web ci espone certo alle dinamiche della sorveglianza e dello sfruttamento economico, ma le vere e proprie forme di confessionalit\u00e0 che si adottano sugli schermi possono anche promuovere pratiche di soggettivazione che consentano di appropriarsi discorsivamente delle proprie identit\u00e0. Essere presenti sui social network costituisce infatti per molti, specialmente giovani e giovanissimi, una importante occasione di socializzazione, facilitata dalla funzione protettiva degli schermi\u00bb (p. 142). Tesi che insiste sullo sviluppo di&nbsp;<em>nuove soggettivazioni<\/em>&nbsp;possibili a partire da una presa di coscienza critico-relazionale dell\u2019antropologia degli schermi contemporanei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">6)&nbsp;<em>Controllo e cura<\/em>: \u00abOccorre individuare con esattezza quale sia il terreno su cui si colloca lo scontro politico relativo ai media digitali, al di qua di ogni ingenua e astratta rivendicazione di libert\u00e0, ma anche di ogni forma di determinismo tecnologico. Per comprendere le potenzialit\u00e0 e i pericoli di carattere etico, sociale e politico legati alla svolta digitale, occorrer\u00e0 dunque individuare con precisione gli aspetti sui quali \u00e8 possibile operare e le tendenze emergenti che, generando resistenze dal basso o a livello istituzionale, possono proporre alternative realistiche\u00bb (p. 143). Vengono fornite prospettive su possibili punti di intervento di resistenze al capitalismo di sorveglianza quale struttura materiale dell\u2019ideologia della Trasparenza 2.0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">7)&nbsp;<em>Resistenza e resa<\/em>: \u00abIn seno a ogni dispositivo socio-culturale, anche del tipo di cui stiamo parlando, possono prodursi comportamenti imprevisti e devianti, fenomeni di resistenza, azioni di contro-potere, magari eversive (per la nostra epoca pensiamo a movimenti come Anonymous o a organizzazioni come&nbsp;<em>WikiLeaks<\/em>) inevitabili zone occulte (oggi, tipicamente, il deep o dark web)\u00bb (p. 144). Vengono forniti specifici esempi di forme di&nbsp;<em>resistenza<\/em>&nbsp;o&nbsp;<em>resa<\/em>&nbsp;al capitalismo della sorveglianza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">8)&nbsp;<em>La narrazione del dividuale<\/em>: \u00abOccorre insomma mettere in questione la narrazione \u2013 o, come l\u2019abbiamo chiamata nel quarto capitolo insieme a R\u00e9gis Debray, l\u2019ideologia, &#8211; dell\u2019individuo che appare sempre meno sostenibile all\u2019interno del dispositivo socio-culturale che ci va avvolgendo\u00bb (p. 144). Vengono ipotizzate nuove forme di superamento del concetto di individuo attraverso la prospettiva del dividuale ripresa da Deleuze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">9)&nbsp;<em>Nuove forme di identit\u00e0<\/em>: \u00abRiteniamo che il rapporto con le tecnologie digitali imponga oggi di ragionare nei termini di una&nbsp;<em>costante integrazione<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>negoziazione tra dividuale e individuale&nbsp;<\/em>[\u2026] certo, i dati che ognuno dissemina online entrano in processi di dividualizazione predatoria, in cui vengono sezionati e organizzati per essere sfruttati economicamente o politicamente. Tuttavia non si pu\u00f2 dimenticare anche l\u2019altra faccia della medaglia: questi stessi dati vengono anche restituiti a ciascun utente sotto forma di informazioni \u00abpersonalizzate\u201d che possano rivelarsi estremamente importanti e a volte vitali\u00bb (p. 147). Vengono valutati possibili sviluppi di inedite identit\u00e0 post-individuali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">10)&nbsp;<em>Nuove forme di socialit\u00e0<\/em>: \u00abproponendo la nozione di relazionalit\u00e0 dividuale per leggere la vita tra e tramite gli schermi nonch\u00e9 le sue pi\u00f9 ampie implicazioni sulla nostra socialit\u00e0, vogliamo evidenziare come quelle dinamiche finiscano per produrre anche significative potenzialit\u00e0 di liberazione da certe fondamentali ruolizzazioni che Appadurai vede complementari alla nozione di individuo\u00bb (p. 149). Si discutono possibili sviluppi di inedite forme di socialit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La presente recensione, avendo circoscritto parzialmente le dinamiche costitutive e argomentative del lavoro, intende concludersi ponendo&nbsp;<em>attenzioni finali<\/em>&nbsp;sulle tematiche racchiuse nel capitolo 5 dal titolo \u201cSchermi sarete voi. Da corpi con protesi a corpi come \u2018quasi-protesi\u2019?\u201d (p. 114).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrando nello specifico, \u00e8 possibile evidenziare il tema delle&nbsp;<em>tecnologie indossabili<\/em>&nbsp;(p. 114) come segnale di una possibile&nbsp;<em>interiorizzazione tecnologica<\/em>&nbsp;delle contemporanee condizioni schermico-antropiche attraverso l\u2019uso di certi \u00aborgani del nostro corpo (l\u2019occhio o la pelle, per esempio) come componenti aggiuntive di artefatti tecnologici, pi\u00f9 precisamente digitali, virtualmente connessi e ancora una volta principalmente centrati sulla visione o comunque tali da coinvolgerla\u00bb (p. 115).&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso tale prospettiva Carbone e Lingua propongono di \u00abqualificare quegli organi, quanto sottoposti a tale uso, come \u201cquasi-protesi\u201d dei relativi artefatti, dove il prefisso \u201cquasi-\u201d vuole evidentemente segnalare non gi\u00e0 una loro propriet\u00e0 costante, ma un loro modo temporaneo d\u2019esistenza\u00bb (p. 115).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel paragrafo specifico \u00abla nostra retina come quasi-protesi e il mercato degli sguardi\u00bb (p. 115), difatti, gli autori utilizzano come caso studio i prodotti \u201cGoogle Glass\u201d che sfruttano una tecnologia basata sulla \u201c<em>retinal projection<\/em>\u201d: \u00abil nostro occhio viene fatto funzionare come schermo di proiezioni [\u2026] le tecnologie di tracciamento oculare consentono di determinare dove il vedente tracciato stia guardando, cosa stia guardando e per quanto tempo il suo sguardo si stia soffermando su un punto o una zona dello spazio\u00bb (p. 118).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto centrale richiamato fin da inizio recensione, nel rapporto sempre pi\u00f9 prossimo e&nbsp;<em>apparente immediato<\/em>&nbsp;<em>contactless<\/em>tra utenti umani e schermi digitali, pertanto, contrassegna, secondo gli autori, il contemporaneo regime di visibilit\u00e0 entro cui \u00abproprio la visibilit\u00e0 \u00e8 diventata la principale posta in gioco economica e politica del capitalismo globalizzato\u00bb (p. 119).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tale passaggio permette di chiudere la presente recensione richiamando l\u2019incipit introduttivo sul sempre pi\u00f9 prossimo azzeramento della distanza tra il vedere antropico e la predittivit\u00e0 macchinica come&nbsp;<em>contrassegno specifico<\/em>&nbsp;delle contemporanee e future (?) condizioni schermo-antropico delle&nbsp;<em>platform society<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019interno di quest\u2019ultime, difatti, l\u2019interazione-alimentazione sempre pi\u00f9&nbsp;<em>prossima<\/em>&nbsp;tra utenti e schermi alimenta il rapporto complementare tra: a)&nbsp;<em>esposizione<\/em>&nbsp;alla datificazione; b) vedere ed essere visti (datificati) in quanto mutuale&nbsp;<em>riconoscimento identitario<\/em>&nbsp;schermico-digitale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto centrale tra questi due fronti schermati, pertanto, pone in essere una inedita problematica sul&nbsp;<em>come<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>da cosa<\/em>&nbsp;gli utenti umani si&nbsp;<em>proteggono quotidianamente<\/em>: si proteggono dal peso della realt\u00e0 informazionale e l\u2019overload informativo troppo complesso e caotico? Si proteggono dal&nbsp;<em>riconoscersi<\/em>&nbsp;al di fuori dell\u2019apparentemente assenza di attrito degli&nbsp;<em>schermi contactless<\/em>?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro di Carbone e Lingua, in tale ottica, risulta un quanto mai florido e fertile&nbsp;<em>invito&nbsp;<\/em>per ripensare le nostre interazioni e costituzioni schermiche quotidiane per comprendere a che tipo di esposizioni e protezioni intendiamo&nbsp;<em>con-segnarci<\/em>&nbsp;e che tipo di&nbsp;<em>schermi<\/em>&nbsp;vogliamo e&nbsp;<em>non<\/em>&nbsp;vogliamo diventare.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/2C9A9EE1-67C9-4626-87D5-9A4CBB0D16C7#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>&nbsp;In continuo aggiornamento e sempre pi\u00f9 in&nbsp;<em>realizzazione<\/em>&nbsp;tramite lo scambio di memorie digitalizzate, individuali e collettive,&nbsp;<em>esteriorizzate<\/em>&nbsp;ed&nbsp;<em>interiorizzate<\/em>&nbsp;tramite supporti tecnici e dispositivi digitali&nbsp;<em>biometrici<\/em>&nbsp;che&nbsp;<em>scandiscono<\/em>&nbsp;le quotidiane attivit\u00e0 biologiche degli utenti umani: dal suono della sveglia mattutina al controllare lo&nbsp;<em>smart<\/em>&nbsp;<em>calendar<\/em>&nbsp;prima di andare a letto, nell\u2019intermezzo dell\u2019ininterrotto&nbsp;<em>aggiornamento automatico<\/em>&nbsp;delle memorie digitali condivise sui social, passando per le&nbsp;<em>newsfeed social<\/em>&nbsp;e le chat di messaggistica \u201cprivata\u201d fino ai consigli degli assistenti digitali sul cosa e come mangiare, per arrivare allo&nbsp;<em>scrolling<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>doomscrolling digestivo<\/em>&nbsp;come momento di&nbsp;<em>distensione<\/em>, ansia auto-indotta e&nbsp;<em>svago<\/em>&nbsp;apparentemente improduttivo pur&nbsp;&nbsp;<em>fruttuosissimo<\/em>per le piattaforme di&nbsp;<em>filodiffusione<\/em>&nbsp;dei canali mediatici di riconoscimento digitale contemporaneo. Gli esempi sulla scansione biologico-temporale antropica contemporanea, sempre pi\u00f9&nbsp;<em>assistita<\/em>&nbsp;da tecnologie digitali, risultano potenzialmente infiniti. Per una circoscrizione sulla questione&nbsp;<em>libidinale<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>digestivo-libidica<\/em>&nbsp;tra umani, schermi e tecnologie \u00e8 possibile far riferimento a due film capolavori del regista canadese David Cronenberg:&nbsp;<em>Videodrome<\/em>&nbsp;(1983),&nbsp;<em>Crimes of the Future<\/em>&nbsp;(2022).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/2C9A9EE1-67C9-4626-87D5-9A4CBB0D16C7#_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>&nbsp;\u00abIl termine si riferisce a una societ\u00e0 nella quale i flussi di traffico sociale ed economico sono sempre pi\u00f9 spesso convogliati da un ecosistema globale di piattaforme online (prevalentemente aziendali), guidato da algoritmi e alimentato da dati\u00bb, in J. van Dijck T. Poell M. de Wall,<strong>&nbsp;<\/strong><em>Platform society. Valori pubblici e societ\u00e0 connessa<\/em>&nbsp;(2018), tr. it. Guerini Scientifica, Milano 2019, p. 27<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/2C9A9EE1-67C9-4626-87D5-9A4CBB0D16C7#_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>&nbsp;Ovvero nel macro-sistema interconnesso&nbsp;<em>smart<\/em>&nbsp;dei dispositivi digitali connessi alla rete, ovvero, connessi in un&nbsp;<em>rapporto fisico<\/em>&nbsp;tra loro seppur non empiricamente riscontrabile dalla percezione organico-coscienziale degli utenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/2C9A9EE1-67C9-4626-87D5-9A4CBB0D16C7#_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>&nbsp;\u00abInsomma, anzich\u00e9 semplici superfici, gli schermi hanno sempre funzionato da interfacce\u00bb (p. 10).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019epoca contemporanea del&nbsp;contactless&nbsp;antropologico&nbsp;emblematicamente richiamato ed esposto&nbsp;dalle&nbsp;e&nbsp;nelle&nbsp;transazioni economiche tramite&nbsp;smart card&nbsp;e&nbsp;smartphone&nbsp;la&nbsp;temporalit\u00e0 antropica, intesa tanto come&nbsp;scansione&nbsp;del tempo quotidiano che del&nbsp;riconoscimento&nbsp;identitario e collettivo[1], risulta&nbsp;contrassegnata&nbsp;da uno specifico rapporto,&nbsp;sempre pi\u00f9 prossimo, se non&nbsp;anticipatorio-predittivo, tra utenti umani e schermi digitali.&nbsp; Al giorno d\u2019oggi, difatti, non risulta strano riconoscere che diversi dispositivi digitali e servizi di piattaforme digitali riescano ad&nbsp;anticipare&nbsp;specifiche richieste degli utenti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":2168,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","_ppma_block_editor_authors":""},"categories":[6],"tags":[],"ppma_author":[97],"class_list":["post-2330","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni"],"blocksy_meta":{"styles_descriptor":{"styles":{"desktop":"","tablet":"","mobile":""},"google_fonts":[],"version":8}},"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>ANTROPOLOGIA DEGLI SCHERMI. Mostrare e nascondere, esporre e proteggere [Luiss University Press, Roma 2024] - Scienza&amp;Filosofia<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/2026\/07\/24\/antropologia-degli-schermi-mostrare-e-nascondere-esporre-e-proteggere-luiss-university-press-roma-2024\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"ANTROPOLOGIA DEGLI SCHERMI. 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