{"id":2322,"date":"2026-07-24T14:44:43","date_gmt":"2026-07-24T12:44:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/?p=2322"},"modified":"2026-07-24T14:49:01","modified_gmt":"2026-07-24T12:49:01","slug":"konrad-lorenz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/2026\/07\/24\/konrad-lorenz\/","title":{"rendered":"L\u2019ALTRA FACCIA DELLO SPECCHIO [prima edizione 1973, Adelphi, Milano 1991]"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una certa impostazione storiografica sostiene che ogni analisi debba scegliere come proprio oggetto un evento, rispetto ad essa, lontano nel tempo: sostiene, cio\u00e8, la necessit\u00e0 di una \u201cdistanza legittimante\u201d capace di ridurre quelle contaminazioni \u2013 simpatie e antipatie, contrasti e passioni \u2013 che possono derivare dall\u2019eccessiva vicinanza cronologica tra il&nbsp;<em>fatto<\/em>&nbsp;e chi lo descrive, cos\u00ec da garantire il massimo grado possibile di oggettivit\u00e0. Si potrebbe obiettare, a ragione, che se tale principio ha una sua validit\u00e0, questa si conserva anche pi\u00f9 in l\u00e0 del perimetro storiografico: non soltanto un evento, ma anche un lavoro letterario pu\u00f2 raggiungere \u2013 per riprendere la nota formula di Agamben \u2013 una ideale \u201cora della leggibilit\u00e0\u201d in un momento diverso da quello della propria produzione, o ritrovare una rinnovata forza espressiva anche anni dopo la sua originaria diffusione.&nbsp;<em>L\u2019altra faccia dello specchio<\/em>&nbsp;viene dato alle stampe nel 1973: lo stesso anno il suo autore, Konrad Lorenz, \u00e8 insignito del premio Nobel per la medicina. Pensato come prima parte di un\u2019opera in due atti \u2013 il cui seguito, pi\u00f9 volte accennato, \u00e8 poi pubblicato come&nbsp;<em>Gli otto peccati capitali della nostra civilt\u00e0&nbsp;<\/em>(1973) \u2013 il testo non si sforza di nascondere una vocazione rivoluzionaria della quale Lorenz, del resto, pare ben felice di farsi portavoce, quale novello Galileo che intende estendere il metodo scientifico all\u2019analisi della cultura umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per assurdo che possa sembrare, \u00e8 proprio la sua \u201cvena ribelle\u201d a fare de&nbsp;<em>L\u2019altra faccia dello specchio<\/em>&nbsp;una lettura oggi attuale almeno quanto lo \u00e8 stata al tempo della sua prima edizione. Come ogni rivoluzione che si rispetti, anche quella guidata dal padre dell\u2019etologia non pu\u00f2 rinunciare a linee di connessione con la temperie culturale coeva, sia che queste conducano ad un approccio critico, sia che, al contrario, permettano di trovare prospettive condivise e punti di contatto con il presente e il passato. Lungi dall\u2019essere un&nbsp;<em>totalmente altro<\/em>&nbsp;della propria epoca, il \u00abtentativo di fare dello spirito umano un oggetto di osservazione scientifica\u00bb (p. 22) che guida l\u2019opera \u00e8 perfettamente inserito in quell\u2019orizzonte comune a numerose discipline che, a partire dai primi decenni del Novecento \u2013 ma con massimo vigore dopo il secondo conflitto mondiale \u2013 si propongono di analizzare il fenomeno della conoscenza e i processi di acquisizione e di trasmissione delle informazioni con strumenti e modalit\u00e0 pi\u00f9 affini a quelli delle scienze propriamente dette, emancipandosi dalla mera speculazione. Rintracciare gli elementi che rendono Lorenz un figlio del suo tempo non \u00e8 cosa complessa, vista anche la lodevole abitudine dello scienziato a menzionare in modo esplicito gli studiosi verso i quali sente di nutrire un debito o, pi\u00f9 semplicemente, dei quali condivide \u2013 anche se solo in parte \u2013 le teorie: a fare la loro comparsa nelle pagine del libro sono, tra gli altri, il \u201crealismo ipotetico\u201d di David Campbell e le proposte epistemologiche di Karl Popper; le tesi sull\u2019innatismo linguistico di Noam Chomsky e gli studi sul comportamento umano di Iren\u00e4us Eibl-Eibesfeldt. L\u2019innegabile valore del testo \u00e8 allora da attribuire, pi\u00f9 che a una assoluta originalit\u00e0, alla sua capacit\u00e0 di integrare in un\u2019unica trama spunti tanto numerosi e, talvolta, tanto diversi tra loro, riuscendo a proporre una teoria che, pur avendo all\u2019origine una matrice fortemente interdisciplinare, non rinuncia mai alla coerenza interna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Corretto \u00e8 dire che&nbsp;<em>L\u2019altra faccia dello specchio<\/em>&nbsp;presenta una natura miscellanea; altrettanto corretto \u00e8 sostenere la presenza di una struttura di fondo che garantisce organicit\u00e0 all\u2019opera, e che la sorregge nell\u2019audace percorso che questa intraprende dall\u2019epistemologia fino alle soglie dell\u2019antropologia e della teoria della cultura. A una prima breve sezione introduttiva \u2013 grossomodo coincidente con i&nbsp;<em>Prolegomeni gnoseologici<\/em>, e utile ad inquadrare l\u2019impostazione di Lorenz all\u2019interno della tradizione filosofica, a partire dai rimandi all\u2019idealismo trascendentale di Kant \u2013 fa seguito un\u2019ampia parentesi caratterizzata da un approccio pi\u00f9 tecnicistico, che rende sin da subito evidente il metodo di esposizione seguito dal naturalista, costantemente oscillante tra il dato rilevato dall\u2019analisi di laboratorio e la sua integrazione all\u2019interno di una riflessione che si spinge oltre la dimensione fisica. Il lettore, anche quello pi\u00f9 avvezzo a questo tipo di dettato, ha tutto il diritto di sentirsi spaesato di fronte alla naturalezza con la quale l\u2019autore saltella dall\u2019a priori kantiano ai meccanismi di acquisizione delle informazioni dei sistemi viventi, dalle categorie dell\u2019essere di Nicolai Hartmann a una descrizione della cellula ameboide che non sfigurerebbe all\u2019interno di un manuale di citologia. Chi \u00e8 per\u00f2 disposto a compiere quel minimo sforzo necessario a far propria la prospettiva di Lorenz, comprende che tali salti non soltanto sono legittimi, ma addirittura indispensabili per una descrizione della struttura fisiologica degli animali e dell\u2019uomo \u2013 e del rapporto di questa con la dimensione extrasoggettiva \u2013 che intende andare oltre l\u2019approccio del realista \u2013 che \u00abguarda solo verso la realt\u00e0 esteriore senza rendersi conto di esserne lo specchio\u00bb (p. 46) \u2013 e dell\u2019idealista \u2013 che \u00abguarda solo nello specchio voltando le spalle alla realt\u00e0 esteriore\u00bb (ibidem), ovvero in grado di descrivere&nbsp;<em>l\u2019altra faccia dello specchio<\/em>, quella \u00abnon riflettente, che lo pone sullo stesso piano degli elementi reali che esso riflette\u00bb (ibidem).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intesa questa necessit\u00e0, ogni paragrafo, anche quello all\u2019apparenza troppo tecnico o specifico, acquista il proprio senso nell\u2019economia dell\u2019opera, come mattone del pi\u00f9 ampio edificio teoretico che Lorenz intende costruire, in accordo con quel principio della scienza moderna che impone a chi si occupa dei&nbsp;<em>massimi sistemi<\/em>&nbsp;di spingersi fino al livello dei&nbsp;<em>minimi particolari<\/em>. La descrizione dei sistemi viventi \u2013 anche di quelli pi\u00f9 semplici \u2013 proposta nei primi capitoli diventa, allora, il presupposto necessario per quell\u2019analisi che sin da subito, come si \u00e8 visto, dichiara di voler porre lo spirito umano sotto la lente del proprio microscopio. Per capire come l\u2019uomo e la sua peculiare capacit\u00e0 di comportarsi siano emersi nella storia del divenire naturale \u2013 sembra sostenere Lorenz \u2013 occorre ripercorrere questa storia dall\u2019inizio, a partire dalla \u201cdoppia reazione accoppiata positiva\u201d che caratterizza la vita come processo cognitivo, e che garantendo agli esseri viventi l\u2019acquisizione simultanea di energia e di informazioni, ha permesso alla selezione naturale di sviluppare forme tanto variegate e tanto complesse in un arco di tempo altrimenti troppo breve. Solo passando attraverso queste tappe \u2013 grazie ad un itinerario che si snoda dalle strategie di adattamento pi\u00f9 elementari fino a quelle pi\u00f9 avanzate, come il pensiero concettuale e il linguaggio \u2013 \u00e8 possibile \u00abformulare una gnoseologia fondata sulla conoscenza dei meccanismi biologici e filogenetici dell&#8217;uomo e, contemporaneamente, [\u2026] delineare un&#8217;immagine dell&#8217;uomo corrispondente appunto a una tale gnoseologia\u00bb (p. 22). La prima parte dell\u2019opera \u00e8 cos\u00ec funzionale alla seconda, che vede il discorso fare rotta verso una antropologia s\u00ec biologicamente orientata, ma che al tempo stesso non rinuncia a riflessioni di altra natura: sociale, culturale, etica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche sotto questo aspetto Lorenz si rivela perfettamente inserito nel dialogo intellettuale del tempo: basti pensare alla sua proposta di considerare la cultura un sistema vivente, con a fondamento l\u2019idea che \u00e8 possibile rintracciare delle analogie tra la trasmissione culturale e quella filogenetica. La stessa idea, appena tre anni dopo, riappare in un testo destinato a diventare un classico della letteratura di settore:&nbsp;<em>Il gene egoista<\/em>&nbsp;(1976) di Richard Dawkins. Non una voce fuori dal coro, quindi, ma una voce che del coro dell\u2019approccio naturalistico a questioni di ordine filosofico \u00e8 parte integrante e che, per certi versi, si propone di condurlo. Si commetterebbe per\u00f2 un errore se si tentasse di ridurre&nbsp;<em>L\u2019altra faccia dello specchio<\/em>&nbsp;agli elementi condivisi con opere orbitanti nella sua stessa galassia: il testo di Lorenz gode di una sua autonomia, se non altro per quella verve critica che accompagna l\u2019intento, apparentemente privo di implicazioni di carattere etico, di \u00abdare una visione generale dei meccanismi cognitivi nell\u2019uomo\u00bb (p. 396) e di produrre una inedita \u00abautoanalisi riflessiva della cultura umana\u00bb (p. 398). Questo secondo carattere dell\u2019opera non pu\u00f2 essere trascurato, considerato anche il tenore della produzione ad essa successiva: non soltanto il gi\u00e0 citato&nbsp;<em>Gli otto peccati capitali della nostra civilt\u00e0<\/em>&nbsp;\u2013 che, a ben vedere, viene pensato da Lorenz proprio come appendice dedicata a quei temi appena accennati ne&nbsp;<em>L\u2019altra faccia dello specchio<\/em>, e troppo poco \u201cscientifici\u201d per essere approfonditi al suo interno \u2013 ma anche testi come&nbsp;<em>Natura e destino&nbsp;<\/em>(1978) e&nbsp;<em>Il declino dell\u2019uomo<\/em>&nbsp;(1983) lasciano trasparire la vicinanza dell\u2019etologo \u2013 oltre che con quella che si \u00e8 soliti chiamare \u201cbiofilosofia\u201d \u2013 con il tema della crisi e del tramonto culturale, che caratterizza molte riflessioni filosofiche del Novecento e che inizia ad essere delineato \u2013 seppur ancora dietro la maschera dell\u2019analisi naturalistica \u2013&nbsp;&nbsp;nelle pagine dedicate alla fisiologia della conoscenza e alla cultura come sistema che pu\u00f2 conservarsi ed evolvere solo nel fragile equilibrio dato dai movimenti contrapposti dei suoi&nbsp;<em>elementi di varianza<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>di invarianza<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il parallelismo tra evoluzione e cultura \u2013 \u00abentrambe imprese per accrescere contemporaneamente sapere e potenza\u00bb (p. 295) \u2013 \u00e8 allora funzionale non soltanto alla descrizione positiva dello spirito umano, ma anche delle componenti patologiche che sembrano attanagliarlo con implicazioni sempre pi\u00f9 drammatiche. Rifugiandosi nell\u2019abitudine del fisiologo di non vedere nel disturbo patologico \u00abun ostacolo per lo studio del sistema cui esso si riferisce, [\u2026] [ma] la chiave che permette di comprendere il senso dei suoi meccanismi\u00bb (p. 24), Lorenz pu\u00f2 integrare nella sua teoria elementi che, altrimenti, parrebbero essere poco adatti a una lettura dei fenomeni culturali in chiave naturalistica. Fortunatamente, si potrebbe dire: se a rendere un\u2019opera un classico \u00e8 la sua capacit\u00e0 di acquistare un presente sempre nuovo,&nbsp;<em>L\u2019altra faccia dello specchio<\/em>&nbsp;la acquisisce proprio in virt\u00f9 dei suoi frammenti apparentemente spuri. Le considerazioni dell\u2019autore riguardanti le interferenze nella trasmissione delle tradizioni culturali \u2013 e gli \u00ab<em>identity problems<\/em>&nbsp;della giovent\u00f9 attuale\u00bb (p. 339) che da queste derivano \u2013 e l\u2019incrinarsi del rapporto tra \u00abi valori consacrati dalla tradizione e la curiosit\u00e0 ribelle\u00bb (p. 365) \u2013 oltre a tutta una serie di riflessioni sulla crescente concorrenza intraspecifica tra gli uomini e sul sempre pi\u00f9 marcato allontanamento della \u201cumanit\u00e0\u201d dal sostrato naturale da cui essa deriva \u2013 rendono l\u2019opera pi\u00f9 che mai viva, e gli avvertimenti che essa contiene forse ancor pi\u00f9 ineludibili per il lettore rispetto a quanto non lo fossero nei primi anni Settanta, in un momento storico in cui questi temi iniziavano appena ad uscire dalla cerchia degli esperti e a colpire la sensibilit\u00e0 del grande pubblico. Inseriti nel contesto di una storia naturale della conoscenza, tali moniti riescono a liberarsi dal vuoto moralismo e dal catastrofismo che accompagnano molte \u201cprofezie della fine del mondo\u201d, portando a propria genesi non una ipotesi escatologica, ma la certezza di una deriva patologica dell\u2019uomo e delle sue strutture che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ignorata. Pur non volendo proporre una propria filosofia della storia \u2013 soluzione da Lorenz vista come via di fuga seguita da quanti non riescono a comprendere le potenzialit\u00e0 dell\u2019evoluzione (biologica e culturale) senza riconoscerle un carattere teleonomico \u2013 l\u2019autore si dichiara certo che il livello raggiunto dalla cultura impone a questa di passare dal piano dell\u2019analisi a quello dell\u2019autoanalisi. Sulla scia della rivoluzione avviata da Kant \u2013 al quale, del resto, si sente legato anche in virt\u00f9 del fatto di averne ereditato la cattedra di psicologia comparata a K\u00f6nigsberg nel 1939 \u2013 l\u2019etologo porta dinanzi al tribunale della cultura la cultura stessa, per accertarne la matrice biologica e studiarne i sistemi di regolazione interni, cos\u00ec da ricondurre all\u2019analisi naturalistica anche quella tendenza al declino, gi\u00e0 intuita da Spengler, che sembra accompagnare inevitabilmente le civilt\u00e0 superiori. La pressione selettiva a cui \u00e8 esposta l\u2019umanit\u00e0 attuale, esacerbata dallo spegnersi delle capacit\u00e0 creative di una evoluzione culturale ormai incanalata verso il livellamento su scala globale, \u00e8 allora l\u2019ultimo capitolo di una saga da guardare per intero, sin del suo primo episodio, del quale \u00e8 protagonista la piccola ameba che con una fuga \u201cpaurosa\u201d \u00absi sottrae [\u2026] a un effetto nocivo, o si dirige verso uno favorevole\u00bb (p. 92).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una certa impostazione storiografica sostiene che ogni analisi debba scegliere come proprio oggetto un evento, rispetto ad essa, lontano nel tempo: sostiene, cio\u00e8, la necessit\u00e0 di una \u201cdistanza legittimante\u201d capace di ridurre quelle contaminazioni \u2013 simpatie e antipatie, contrasti e passioni \u2013 che possono derivare dall\u2019eccessiva vicinanza cronologica tra il&nbsp;fatto&nbsp;e chi lo descrive, cos\u00ec da 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