{"id":2293,"date":"2026-07-23T12:58:28","date_gmt":"2026-07-23T10:58:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/?p=2293"},"modified":"2026-07-24T15:28:49","modified_gmt":"2026-07-24T13:28:49","slug":"dalle-norme-sociali-alle-norme-biologiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/2026\/07\/23\/dalle-norme-sociali-alle-norme-biologiche\/","title":{"rendered":"DALLE NORME SOCIALI ALLE NORME BIOLOGICHE. Il normale e il patologico oggi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1. <em>Introduzione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una delle tesi centrali de <em>Il normale e il patologico<\/em> \u00e8 che \u00absi possono descrivere oggettivamente delle strutture o dei comportamenti, ma non si pu\u00f2 dirli \u201cpatologici\u201d sulla base di un criterio puramente oggettivo\u00bb<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[1]<\/a>, giacch\u00e9 in questo giudizio \u00e8 sempre implicito il conferimento di un valore negativo. Secondo Canguilhem, il patologico non \u00e8 un fatto sensibile ma un disvalore. Il problema della distinzione fra normale e patologico non pu\u00f2 quindi essere esaurito da considerazioni di ordine empirico o epistemologico, in quanto possiede un carattere intrinsecamente etico. Normalit\u00e0 e patologia sono infatti inscindibili dall\u2019istituzione di una norma che qualifica certi fatti come preferibili rispetto ad altri<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[2]<\/a>. Diciamo che \u00e8 buona norma non poggiare i gomiti sul tavolo quando si mangia o indossare abiti appropriati nei contesti formali. In questo modo stabiliamo che un certo comportamento \u00e8 idoneo rispetto a un altro giudicato inopportuno. Ci\u00f2 che eccede la norma, l\u2019anormale, rimanda a qualcosa di detestabile, di non preferibile rispetto a qualcos\u2019altro, la cui auspicabilit\u00e0 dipende dal fatto che un processo normativo abbia conferito un determinato valore a un dato esistente. La norma informa assiologicamente la realt\u00e0, suscitando ostilit\u00e0 per tutto ci\u00f2 che le sfugge, in quanto non desiderabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella prima edizione del 1943, Canguilhem si occupa principalmente delle norme vitali. Solo vent\u2019anni pi\u00f9 tardi, stimolato dal lavoro archeologico di Foucault<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[3]<\/a> sulla clinica moderna, Canguilhem torner\u00e0 sul proprio lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle <em>Nuove riflessioni sul normale e il patologico, <\/em>uno dei principali interrogativi riguarder\u00e0 la distinzione fra norme vitali e sociali e il ruolo della normativit\u00e0 biologica nel vivente umano. Esistono infatti norme di condotta, norme giuridiche, norme di sicurezza, norme morali, norme deontologiche ecc. Possiamo raggruppare queste norme sotto l\u2019etichetta di norme sociali per indicare un tipo di norma che qualifica e conferisce un determinato valore a certi atti o fatti, in riferimento all\u2019orizzonte assiologico di uno specifico gruppo o societ\u00e0 umana. Come spiega Canguilhem, le norme sociali rimandano \u00aba un\u2019idea della societ\u00e0 e della sua gerarchia di valori\u00bb<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[4]<\/a>. Ma in che rapporto si trovano le norme sociali con le nozioni di normalit\u00e0 e patologia?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partendo dalle conclusioni di Canguilhem e dalle riflessioni di Pierre Macherey, proveremo a rispondere a questa domanda, proponendo una terza interpretazione rispetto a quella dei due autori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2. <em>Norme biologiche e norme sociali secondo Canguilhem e Macherey<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando Canguilhem parla di norme si riferisce eminentemente alle norme biologiche. La tesi di Canguilhem \u00e8 che la vita stessa, con le sue tendenze propulsive e repulsive, stabilisca determinate norme positive e negative in base al rapporto fra gli organismi e il loro contesto ambientale. \u00abLa vita \u00e8 quell\u2019attivit\u00e0 polarizzata di contrasto con l\u2019ambiente che si sente o non si sente normale, a seconda che essa si senta o non si senta in posizione normativa\u00bb<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[5]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vita coincide, quindi, con un\u2019attivit\u00e0 normativa<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[6]<\/a>; un\u2019attivit\u00e0 che istituisce delle norme in relazione alle quali giudica certi fatti come positivi o negativi<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[7]<\/a>. Le norme vitali, scrive Canguilhem, non hanno contenuto umano, ma sono alla base di pratiche e discorsi umani, come la medicina, che ne rappresentano il prolungamento<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[8]<\/a>. Questa normativit\u00e0 preumana \u00e8 intrinsecamente polare e agisce per attrazione e repulsione. La vita persegue ci\u00f2 che le permette di espandersi e rifugge ci\u00f2 che la ostacola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per determinare se una norma sia sana o patologica bisogna considerare il vivente nella variazione dinamica del proprio organismo e dell\u2019ambiente in cui \u00e8 inserito. \u00abUna norma di vita \u00e8 superiore a un\u2019altra quando rende possibile ci\u00f2 che quest\u2019ultima consente e ci\u00f2 che essa impedisce. Ma in situazioni differenti vi sono norme differenti che, in quanto differenti, si equivalgono. Cos\u00ec sono tutte normali\u00bb<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[9]<\/a>. Anche la patologia ha quindi una propria normativit\u00e0, ma dispiega norme di vita inferiori \u00abnel senso che essa non tollera alcun allontanamento dalle condizioni in cui vale, incapace com\u2019\u00e8 di trasformarsi in un\u2019altra norma\u00bb<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[10]<\/a>. Il vivente patologico non \u00e8 in grado di istituire nuove norme che gli consentirebbero di adattarsi a diverse condizioni ambientali<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da un punto di vista biologico, dunque, sanit\u00e0 e normalit\u00e0 non sono equivalenti<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[12]<\/a>: la salute implica la normalit\u00e0 in una data situazione, ma anche la capacit\u00e0 di essere normativi in quella situazione e in altre situazioni eventuali. Secondo Canguilhem, \u00abci\u00f2 che caratterizza la salute \u00e8 la possibilit\u00e0 di oltrepassare la norma che definisce il normale momentaneo, la possibilit\u00e0 di tollerare infrazioni alla norma abituale e di istituire norme nuove in situazioni nuove\u00bb<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[13]<\/a>. Un uomo con un solo rene \u00e8 malato rispetto a chi ne ha due perch\u00e9 non pu\u00f2 trovarsi nella situazione di perderne un altro: la sua patologia risiede nel fatto di essere meno normativo di chi ha entrambi i reni. Rispetto al secondo uomo, il primo \u00e8 meno in grado di tollerare variazioni; in questo senso \u00abla salute \u00e8 un margine di tolleranza nei confronti dell\u2019infedelt\u00e0 dell\u2019ambiente\u00bb<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[14]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le norme sono sane o patologiche solo in relazione a un ambiente specifico: se si conformano funzionalmente e morfologicamente alle caratteristiche ambientali e alle loro variazioni potranno essere sane<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[15]<\/a>. Seguendo la prospettiva evoluzionista, Canguilhem sostiene che l\u2019organismo anomalo non \u00e8 in s\u00e9 patologico, in quanto in determinate condizioni esso potr\u00e0 rivelarsi normativo: \u00abil normale, in campo biologico, non \u00e8 tanto la forma vecchia quanto la nuova, se essa trova le condizioni d\u2019esistenza nelle quali apparir\u00e0 normativa, il che avverr\u00e0 declassando tutte le forme passate, sorpassate e forse presto trapassate\u00bb<a href=\"#_ftn17\" id=\"_ftnref17\">[16]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Normalit\u00e0 e patologia sono quindi concetti relativi all\u2019esperienza del singolo organismo che giudicher\u00e0 positive o negative determinate norme in base alle esigenze a cui deve rispondere in un dato momento<a href=\"#_ftn18\" id=\"_ftnref18\">[17]<\/a>. Una stessa norma pu\u00f2 scivolare nella patologia se, al variare delle condizioni esterne, non \u00e8 pi\u00f9 in grado di affrontare le sfide poste dall\u2019ambiente. \u00abIn materia di norme biologiche \u00e8 sempre all\u2019individuo che bisogna riferirsi perch\u00e9 egli pu\u00f2 trovarsi, come dice Goldstein, \u201call\u2019altezza dei doveri che risultano dall\u2019ambiente che gli \u00e8 proprio\u201d, in condizioni organiche che in un altro individuo, risulterebbero inadeguate a quei doveri\u00bb<a href=\"#_ftn19\" id=\"_ftnref19\">[18]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, Canguilhem osserva che per gli esseri umani la situazione \u00e8 pi\u00f9 complessa. \u00abIl problema del patologico nell\u2019uomo non pu\u00f2 restare un problema strettamente biologico, poich\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 umana, il lavoro e la cultura hanno come effetto immediato l\u2019alterazione costante dell\u2019ambiente di vita degli uomini\u00bb<a href=\"#_ftn20\" id=\"_ftnref20\">[19]<\/a>. Ci\u00f2 implica che nell\u2019ambiente umano le norme biologiche entrino in costante rapporto con le norme sociali. \u00abDa qui la domanda che si trova di fatto al centro delle <em>Nuove riflessioni<\/em>\u00bb, scrive Pierre Macherey, \u00abil tentativo di pensare la norma su un fondo di normativit\u00e0 piuttosto che di normalit\u00e0 \u2013 che aveva caratterizzato il saggio del 1943 \u2013 pu\u00f2 essere esteso dal vitale al sociale?\u00bb<a href=\"#_ftn21\" id=\"_ftnref21\">[20]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In altri termini, il concetto di norma biologica e l\u2019idea di normalit\u00e0 come normativit\u00e0 adattiva possono essere estese dal discorso biologico a quello sociale? Avere due reni \u00e8 solo biologicamente normale o \u00e8 anche una \u201cbuona norma\u201d? \u00abLa risposta a questa domanda sar\u00e0 globalmente negativa, in ragione dell\u2019impossibilit\u00e0 dimostrata da Canguilhem di fare inferenze che vadano dal vitale al sociale\u00bb<a href=\"#_ftn22\" id=\"_ftnref22\">[21]<\/a>. Infatti secondo Canguilhem:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">in un\u2019organizzazione sociale, le regole di adattamento delle parti in una collettivit\u00e0 pi\u00f9 o meno lucida quanto al proprio fine \u2013 siano queste parti individui, gruppi o delle imprese con obiettivo limitato \u2013 sono esterne al molteplice adattato. Le regole devono essere rappresentate, apprese, ricordate, applicate. In un organismo vivente, al contrario, le regole di adattamento delle parti tra loro sono immanenti, presentate senza essere rappresentate, agenti senza deliberazione n\u00e9 calcolo. Non vi sono in questo caso scarto, distanza o dilatazione tra regola e regolazione. L\u2019ordine sociale \u00e8 un insieme di regole di cui i sottoposti o i beneficiari, o in ogni caso i dirigenti, devono preoccuparsi. L\u2019ordine vitale \u00e8 fatto di un insieme di regole vissute senza problemi<a href=\"#_ftn23\" id=\"_ftnref23\">[22]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre, le societ\u00e0 non hanno una finalit\u00e0 intrinseca e la regolazione sociale riflette una ricerca delle proprie norme di esercizio in virt\u00f9 di un certo orizzonte assiologico<a href=\"#_ftn24\" id=\"_ftnref24\">[23]<\/a>; \u00abnel caso dell\u2019organismo, al contrario, il fatto del bisogno riflette l\u2019esistenza di un dispositivo di regolazione\u00bb<a href=\"#_ftn25\" id=\"_ftnref25\">[24]<\/a> che procede spontaneamente e che trova negli stati ottimali di funzionamento la propria finalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le norme biologiche sono immanenti all\u2019organismo e ne dispongono l\u2019organizzazione in modo spontaneo; le norme sociali al contrario sono tramandate, pianificate e negoziate. Esse godono quindi di una forma diversa di immanenza, giacch\u00e9 circoscrivono uno spazio in cui \u00abci si qualifica e\/o si \u00e8 qualificati in funzione della posizione occupata\u00bb<a href=\"#_ftn26\" id=\"_ftnref26\">[25]<\/a>. Come spiega Macherey, le norme sociali agiscono come trascendentali: \u00abintervengono configurando non l\u2019agito, ma l\u2019agibile, vale a dire il campo all\u2019interno del quale sono destinate ad aver luogo le azioni, i comportamenti e le parole possibili\u00bb<a href=\"#_ftn27\" id=\"_ftnref27\">[26]<\/a>. Questo campo non stabilisce univocamente il rapporto fra i soggetti e la propria qualificazione, n\u00e9 gli impone un fine programmatico. La normativit\u00e0 sociale produce buoni e cattivi soggetti<a href=\"#_ftn28\" id=\"_ftnref28\">[27]<\/a> fissando delle differenze qualificative. Ma questa fissazione differenziale dei soggetti e delle condotte \u00abintroduce una possibilit\u00e0 permanente di sfida all\u2019ordine che le norme si sforzano di instaurare\u00bb<a href=\"#_ftn29\" id=\"_ftnref29\">[28]<\/a>. Ci\u00f2 significa che le norme sociali sono immanenti allo spazio che delimitano; ma questo spazio \u00e8 un campo di azioni possibili verso fini eterogeni e singolari, virtualmente imprevedibili, che possono schematicamente andare dalla piena omologazione alla totale devianza. Tutt\u2019altra cosa \u00e8 l\u2019immanenza delle norme biologiche, fondata sul fatto che la vita stessa, come principio preumano di qualificazione, stabilisce ci\u00f2 che \u00e8 positivo o negativo nel rapporto fra un organismo e il suo ambiente, dispiegando un ventaglio di finalit\u00e0 programmato. Avere un solo rene non \u00e8 una cattiva norma, \u00e8 un\u2019anormalit\u00e0 biologica perch\u00e9 la vita stabilisce che non se ne pu\u00f2 perdere un altro, altrimenti si muore. L\u2019obiettivo biologico consister\u00e0 nell\u2019evitare di perdere il rene rimasto senza possibilit\u00e0 di mediazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque l\u2019interrogativo dischiuso dalle conclusioni di Canguilhem \u00e8: \u00abbisogna distinguere radicalmente due tipi di norme, separando cos\u00ec il vitale e il sociale?\u00bb<a href=\"#_ftn30\" id=\"_ftnref30\">[29]<\/a>. Macherey<a href=\"#_ftn31\" id=\"_ftnref31\">[30]<\/a> ammette che seguendo Canguilhem sembrerebbe proprio cos\u00ec. Non solo la normativit\u00e0 biologica non pu\u00f2 essere estesa a quella sociale, ma essa esclude la socialit\u00e0 in quanto tale: \u00abin materia di norme biologiche \u00e8 sempre l\u2019individuo ad avere l\u2019ultima parola\u00bb<a href=\"#_ftn32\" id=\"_ftnref32\">[31]<\/a>. Secondo Macherey, ci\u00f2 lascerebbe intendere che la qualit\u00e0 delle norme biologiche dipenda solo dal valore che la vita del singolo organismo le assegna in base al suo rapporto egoico col proprio ambiente, escludendo la possibilit\u00e0 di una costituzione storicosociale della normativit\u00e0 biologica<a href=\"#_ftn33\" id=\"_ftnref33\">[32]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cionondimeno, scrive Macherey, nel caso dell\u2019uomo l\u2019esperienza individuale \u00e8 sempre anche individuata, cio\u00e8 inquadrata in un ambiente sociale e storico<a href=\"#_ftn34\" id=\"_ftnref34\">[33]<\/a>. \u00abIl potere di vivere, in quanto potere umano, si realizza in forme che, ben lungi dall\u2019essere liberamente inventate da individui condizionati solo dalle disposizioni naturali che li distinguono gli uni dagli altri, rispondono a condizioni che definiscono la costituzione dell\u2019ambiente umano attraverso la storia\u00bb<a href=\"#_ftn35\" id=\"_ftnref35\">[34]<\/a>. La normativit\u00e0 biologica dell\u2019uomo sarebbe quindi strutturata dalle condizioni storicosociali in cui si dispiega.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per chiarire questa prospettiva Macherey commenta un esempio proposto da Canguilhem<a href=\"#_ftn36\" id=\"_ftnref36\">[35]<\/a>. Una bambinaia scopre di soffrire di ipotensione quando \u00e8 costretta a trasferirsi in montagna. \u00abOra va da s\u00e9 che nessuno \u00e8 tenuto a vivere in alta quota. Ma poich\u00e9, in una qualche occasione, pu\u00f2 diventare necessario viverci, averne la capacit\u00e0 significa possedere una caratteristica superiore\u00bb<a href=\"#_ftn37\" id=\"_ftnref37\">[36]<\/a>. Come nel caso dell\u2019uomo con un solo rene, la bambinaia ipotesa \u00e8 soggetta a una norma di vita inferiore perch\u00e9 non pu\u00f2 sopportare nuove situazioni ambientali. Secondo Macherey la parola \u201csituazione\u201d implica che l\u2019esperienza della bambinaia non possa essere concepita in termini meramente individuali: \u00abuna tale esperienza pu\u00f2 essere vissuta, \u201cin situazione\u201d, da individui, in quanto implica forme collettive di organizzazione della vita senza le quali questo tipo di \u201csituazione\u201d semplicemente non avrebbe luogo\u00bb<a href=\"#_ftn38\" id=\"_ftnref38\">[37]<\/a>. La normativit\u00e0 biologica dell\u2019ipotensione, in un vivente individuale, come la bambinaia in questione, pu\u00f2 emergere solo perch\u00e9 si inscrive in un mondo sociale in cui \u00e8 presente il ruolo della bambinaia esposta alla necessit\u00e0 di trasferirsi in montagna per la villeggiatura dei suoi datori di lavoro. Tale bambinaia sarebbe quindi sovradeterminata da condizioni che implicano norme vitali e sociali<a href=\"#_ftn39\" id=\"_ftnref39\">[38]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riassumendo, se da un lato le conclusioni di Canguilhem lasciano intendere che ci sia una profonda dicotomia tra norme biologiche e sociali, l\u2019interpretazione di Macherey suggerisce che le norme biologiche siano strutturate da quelle sociali e che il loro intreccio produca l\u2019esperienza di ciascun individuo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3. <em>La normativit\u00e0 biologica come normativit\u00e0 sociale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A nostro avviso \u00e8 possibile una terza interpretazione, secondo cui le norme biologiche coincidono con una specifica forma di normativit\u00e0 sociale, eminentemente legata all\u2019era biomedica<a href=\"#_ftn40\" id=\"_ftnref40\">[39]<\/a>. In questa prospettiva, il problema non \u00e8 capire se esistano delle norme dettate dalla Vita in s\u00e9 contrapposte alle norme prescritte dalle societ\u00e0 umane, ma comprendere come le norme biologiche, concepite come emanazione di una certa forza che chiamiamo <em>La<\/em> <em>Vita<\/em>, si siano sostituite a quelle che ordinariamente individuiamo come norme sociali. In altri termini, proponiamo una posizione scettica, che lascia in sospeso il problema metafisico dell\u2019<em>esistenza effettiva<\/em> di un\u2019entit\u00e0 che guida a monte i valori e l\u2019attivit\u00e0 biologica dei viventi. Consideriamo il concetto di Vita come elemento di un campo enunciativo, storicamente inquadrato, che struttura e informa la realt\u00e0 sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a>Questa prospettiva ci consente di dare ragione a Canguilhem quando afferma la sostanziale distanza fra norme biologiche e norme sociali<\/a>, <a>ma ci\u00f2 non in ragione di una differenza di natura<\/a>. Non assumiamo infatti che esista da un lato una forza vitale preumana che orienta le norme vitali e dall\u2019altro una normativit\u00e0 umana che dispone l\u2019organizzazione sociale. Intendiamo la Vita come un concetto metafisico<a href=\"#_ftn41\" id=\"_ftnref41\">[40]<\/a> che svolge il ruolo di <em>indicatore assiologico<\/em><a href=\"#_ftn42\" id=\"_ftnref42\">[41]<\/a> di una specifica normativit\u00e0 sociale che attinge i propri principi dalle scienze naturali e che applica le norme biologiche a una specifica societ\u00e0 storicamente individuata. Esattamente come il concetto di Dio o il nome di Marx svolgevano una funzione di orientamento generale per la strutturazione di determinati gruppi umani, cos\u00ec la nozione biologica di Vita orienta una determinata forma di normativit\u00e0 caratteristica del nostro tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a>Si pu\u00f2 quindi anche dare ragione a Macherey quando afferma che le norme biologiche non possono che essere concepite nel contesto storico delle norme sociali; ma ci\u00f2 non perch\u00e9 esse si intreccino come due entit\u00e0 distinte che danno corpo all\u2019esperienza individuale. Le norme biologiche non sono strutturate dalle norme sociali, sono delle norme sociali <em>tout court<\/em>.<br><\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;Riprendiamo l\u2019esempio della bambinaia: \u00e8 vero che la sua esperienza ipotensiva emerge in un preciso contesto sociale, ma se in questo contesto ella decider\u00e0 di iniziare una terapia per poter andare in alta quota, invece che protestare per il trasferimento, allora significher\u00e0 che le norme biologiche avranno sostituito altre norme sociali. Canguilhem usa questo esempio per mostrare come le patologie rappresentino delle norme vitali inferiori. Seguendo questa normativit\u00e0 biologica la bambinaia si concepir\u00e0 come un organismo malato da correggere piuttosto che come una lavoratrice sfruttata. \u00c8 chiaro che i due casi non si escludono necessariamente, ma ci\u00f2 che importa sottolineare \u00e8 il diverso meccanismo normativo: mentre le norme sociali propriamente dette aprono uno spazio di conflitto potenziale con i valori della comunit\u00e0 di riferimento, le norme biologiche qualificano immediatamente gli organismi come pi\u00f9 o meno adeguati a una determinata condizione ambientale. Nel primo caso si dispiega un ventaglio di posizioni possibili, nel secondo la vita impone l\u2019adattamento all\u2019ambiente. La distinzione fra uomo normale e patologico si traduce in quella fra uomo adattato e disadattato a un certo ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo problema non \u00e8 sfuggito a Canguilhem, secondo cui la definizione sociologica del normale come adattato implica un\u2019assimilazione surrettizia della societ\u00e0 a un ambiente deterministico<a href=\"#_ftn43\" id=\"_ftnref43\">[42]<\/a>: \u00abdefinire l\u2019anormalit\u00e0 come disadattamento sociale significa accettare in misura maggiore o minore l\u2019idea che l\u2019individuo debba sottoscrivere il fatto di questa societ\u00e0, dunque accomodarsi ad essa come una realt\u00e0 che \u00e8 al tempo stesso un bene\u00bb<a href=\"#_ftn44\" id=\"_ftnref44\">[43]<\/a>. In questo modo l\u2019adattamento si traduce in una \u00absubordinazione strumentale\u00bb<a href=\"#_ftn45\" id=\"_ftnref45\">[44]<\/a> a una certa organizzazione sociale<a href=\"#_ftn46\" id=\"_ftnref46\">[45]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per scongiurare un simile uso della nozione di adattamento, Canguilhem spiega che bisogna considerare la relazione fra organismo e ambiente come ricerca di una situazione in cui il vivente raccoglie attivamente le qualit\u00e0 che rispondono alle sue esigenze<a href=\"#_ftn47\" id=\"_ftnref47\">[46]<\/a>: \u00abin questo senso l\u2019organismo non viene gettato in un ambiente a cui deve piegarsi, ma struttura il proprio ambiente nello stesso tempo in cui sviluppa le proprie capacit\u00e0 di organismo\u00bb<a href=\"#_ftn48\" id=\"_ftnref48\">[47]<\/a>. I viventi, e gli uomini in particolare, costruiscono il proprio mondo attraverso la propria spontanea attivit\u00e0 strutturando \u00abquesto campo di esperienze e di azioni che viene chiamato il suo ambiente\u00bb<a href=\"#_ftn49\" id=\"_ftnref49\">[48]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Evidentemente Canguilhem, che scrive fra gli anni Cinquanta e Sessanta, ha in mente una societ\u00e0 capitalistica di stampo fordista in cui la normalit\u00e0 sociale coincide, idealmente, con la disciplina meccanica dell\u2019operaio ridotto a strumento produttivo dell\u2019organizzazione industriale<a href=\"#_ftn50\" id=\"_ftnref50\">[49]<\/a>. Ma l\u2019associazione fra adattamento e normalit\u00e0 non si riduce necessariamente alla sottomissione statica delle disposizioni umane a un sistema di regole sociali. Assumendo il concetto di adattamento in senso letteralmente biologico, quindi dinamico, si perviene a un modello basato sulla massimizzazione delle prestazioni dell\u2019organismo per confrontarsi al meglio con gli ostacoli e le facilitazioni ambientali. Nel momento in cui la normalizzazione viene <em>sostituita<\/em> dal concetto di adattamento, e <em>non<\/em> <em>assimilata<\/em> ad esso, l\u2019uomo pu\u00f2 essere concepito come un organismo che mira ad accrescere le proprie capacit\u00e0 in un determinato ambiente. Cos\u00ec scompare la contraddizione fra adattamento sociale e costruzione del proprio mondo-ambiente: se si intende l\u2019adattamento non come un\u2019omologazione statica ma come un processo dinamico e se il mondo culturale viene equiparato a un ambiente biologico, l\u2019individuo potr\u00e0 essere concepito come un organismo che deve evolversi e migliorarsi per acquisire sempre pi\u00f9 risorse ed espandere la propria potenza vitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019incubo conformistico che Canguilhem cerca di scongiurare sembra realizzarsi proprio perch\u00e9 l\u2019adattamento biologico non coincide con la mera normalizzazione sociale. Nel momento in cui l\u2019adattamento sociale descritto da Canguilhem \u00e8 sostituito dall\u2019adattamento biologico, le norme si traducono in un continuo ampliamento della normativit\u00e0 vitale degli organismi umani: guadagnare di pi\u00f9, lavorare di pi\u00f9, studiare di pi\u00f9, fare pi\u00f9 sport, avere pi\u00f9 rapporti sessuali; tutte queste tendenze riflettono una forma di adattamento biosociale che implica sia l\u2019espansione della propria normativit\u00e0 biologica, intesa come capacit\u00e0 di affrontare pi\u00f9 ostacoli ambientali e ampliare il proprio ventaglio d\u2019azione, sia l\u2019omologazione a una determinata normativit\u00e0 sociale. Fra le due non c\u2019\u00e8 contraddizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre, secondo Canguilhem, le norme e i bisogni vitali, a differenza di quelli sociali, sono privi di ambiguit\u00e0<a href=\"#_ftn51\" id=\"_ftnref51\">[50]<\/a>:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">i bisogni e le norme di una lucertola o di uno spinarello nel loro habitat naturale si esprimono nel fatto stesso che gli animali sono tutti naturalmente viventi in questo habitat. Ma \u00e8 sufficiente che un individuo si interroghi in una societ\u00e0 qualunque sui bisogni e le norme di questa societ\u00e0 e le contesti, segno che questi bisogni e queste norme non sono quelli dell\u2019intera societ\u00e0, perch\u00e9 si constati fino a che punto il bisogno sociale non sia immanente<a href=\"#_ftn52\" id=\"_ftnref52\">[51]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo visto, infatti, che le norme sociali godono di un\u2019immanenza diversa da quella delle norme biologiche, in quanto lasciano sempre aperto uno spazio dialettico o conflittuale fra i soggetti e le proprie qualificazioni normative. Ma se la normativit\u00e0 biologica sostituisce quella sociale, i bisogni umani non saranno pi\u00f9 di natura diversa da quelli della lucertola o dello spinarello: le norme biologiche saranno veramente prive di ambiguit\u00e0. E come un animale nel proprio habitat, l\u2019uomo non perder\u00e0 tempo a interrogarsi circa i valori biologici a cui \u00e8 sottoposto. L\u2019immanenza immediata della normativit\u00e0 biologica spinger\u00e0 l\u2019uomo a massimizzare la propria adattabilit\u00e0 in un ambiente dato per il semplice fatto che si trova l\u00ec, esattamente come un animale nel proprio habitat.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4. <em>Adattamento biologico e adattamento simbolico: la Vita-in-s\u00e9 e la vita-che-vale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per chiarire lo slittamento dal sociale al vitale proviamo a confrontare la normativit\u00e0 biologica con una prospettiva sociologica classica come quella di \u00c9mile Durkheim, secondo cui \u00abun fatto sociale \u00e8 normale per un tipo sociale determinato, considerato in una fase determinata del suo sviluppo, quando si produce nella media delle societ\u00e0 di questa specie\u00bb<a href=\"#_ftn53\" id=\"_ftnref53\">[52]<\/a>. La normalit\u00e0 coinciderebbe con i caratteri frequenti rappresentabili attraverso la media statistica<a href=\"#_ftn54\" id=\"_ftnref54\">[53]<\/a>. Seguendo questo principio, Durkheim rifiuta esplicitamente l\u2019associazione fra normalit\u00e0 e adattamento<a href=\"#_ftn55\" id=\"_ftnref55\">[54]<\/a>. Esistono infatti diversi fenomeni inutili o dannosi per le capacit\u00e0 adattive dell\u2019organismo che tuttavia devono essere considerati normali: \u00abLe funzioni di riproduzione, in certe specie inferiori, causano fatalmente la morte e, anche nelle specie pi\u00f9 elevate, creano dei rischi. Tuttavia sono normali. La vecchiaia e l\u2019infanzia hanno i medesimi effetti, poich\u00e9 il vecchio ed il bambino sono pi\u00f9 esposti alle cause di distruzione. Sono, dunque, malati e non bisogna ammettere altro tipo sano che quello dell\u2019adulto?\u00bb<a href=\"#_ftn56\" id=\"_ftnref56\">[55]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma oggi, con gli sviluppi dell\u2019anestesiologia, della chirurgia, della ginecologia, della geriatria e della pediatria, il dolore del parto e del ciclo mestruale, la fragilit\u00e0 degli infanti e il deperimento degli anziani, possono ancora essere considerati pienamente normali? Si tratta di fenomeni che stanno subendo una progressiva patologizzazione legata allo sviluppo delle scienze mediche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per fare luce su questi fenomeni non si deve cercare una linea di divisione netta fra normalit\u00e0 e patologia. Seguendo la logica di Canguilhem, sia il parto naturale che quello medicalizzato hanno una propria normativit\u00e0. Ma dal punto di vista biologico il primo rappresenta una norma inferiore, perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 soggetto a perturbazioni ambientali, quali infezioni o presentazioni anomale del nascituro. Secondo Canguilhem, che sembra stranamente avvicinarsi alla prospettiva di Durkheim, \u00ab\u00e8 normale, vale a dire conforme alla legge biologica dell\u2019invecchiamento, che la riduzione progressiva dei margini di sicurezza comporti l\u2019abbassamento delle soglie di resistenza alle aggressioni dell\u2019ambiente. Le norme di un anziano verrebbero considerate deficienze nello stesso uomo adulto\u00bb<a href=\"#_ftn57\" id=\"_ftnref57\">[56]<\/a>. Ma assumendo che il vivente sia orientato dalla Vita stessa, le norme di un adulto si profilano come migliori di quelle dell\u2019anziano, per cui la normativit\u00e0 biologica prescriver\u00e0 di selezionare le opzioni che contrastano l\u2019invecchiamento, come controlli medici e attivit\u00e0 sportiva. E pi\u00f9 la societ\u00e0 offre tali opzioni, pi\u00f9 l\u2019anzianit\u00e0 si riduce a una norma inferiore, giacch\u00e9 pi\u00f9 individui riusciranno a mitigarla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possiamo quindi osservare una differenza sostanziale fra la normativit\u00e0 biologica e la normativit\u00e0 sociale classica. Mentre per la seconda esiste una distinzione palpabile fra sanit\u00e0 e patologia, fondata su criteri pi\u00f9 o meno vaghi di regolarit\u00e0 e consuetudine, la prima dispone gli organismi lungo un continuum di adattamento. Ogni organismo ha le proprie norme di vita, ma alcune sono inferiori ad altre in virt\u00f9 della minore capacit\u00e0 di affrontare le sfide ambientali. In quest\u2019ottica salute e malattia sono definite proprio dalla prospettiva rifiutata da Durkheim, fondata sulla massimizzazione delle possibilit\u00e0 di adattamento: \u00abla salute sarebbe lo stato di un organismo in cui queste possibilit\u00e0 sono al loro massimo e la malattia, al contrario, tutto ci\u00f2 che le fa diminuire\u00bb<a href=\"#_ftn58\" id=\"_ftnref58\">[57]<\/a>. Si perviene cos\u00ec a una sorta di normativit\u00e0 senza normalit\u00e0, nel senso che ciascuna norma \u00e8 a suo modo normale ma soggetta a un pi\u00f9 o a un meno di efficienza dell\u2019organismo rispetto all\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Macherey, la normalit\u00e0 relativa delle norme biologiche implica che la distinzione fra sanit\u00e0 e patologia sia misurabile solo attraverso le \u00abstorie dei soggetti individuali considerati nelle loro singolarit\u00e0 essenziali\u00bb<a href=\"#_ftn59\" id=\"_ftnref59\">[58]<\/a>. Riprendendo Spinoza<a href=\"#_ftn60\" id=\"_ftnref60\">[59]<\/a>, Macherey afferma che le norme biologiche differiscono da una specie all\u2019altra e da un individuo a un altro nella stessa misura in cui differiscono le loro essenze. Il desiderio di procreare dell\u2019uomo \u00e8 incommensurabile rispetto a quello del cavallo; e per lo stesso principio la gioia del filosofo e quella dell\u2019alcolizzato sono impossibili da considerare sulla medesima scala di valore<a href=\"#_ftn61\" id=\"_ftnref61\">[60]<\/a>. Perci\u00f2, ciascuno dovrebbe poter vivere rifacendosi alla normativit\u00e0 storica e biologica che gli \u00e8 propria, liberandosi dalle restrizioni di norme sociali eteronome.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, assumendo che il valore delle norme sia dato spontaneamente dall\u2019attivit\u00e0 normativa della Vita, anche se la gioia dell\u2019alcolizzato sar\u00e0 essenzialmente differente da quella del filosofo, dal punto di vista biologico coincider\u00e0 con una norma inferiore. Cercare gioia nell\u2019alcol limita il ventaglio di possibilit\u00e0 biosociali: espone a malattie e conduce a problemi relazionali, economici e giudiziari. L\u2019alcolizzato si profila come una forma di vita inferiore, costretta a procacciarsi continuamente da bere e limitata nella sua operativit\u00e0 dal continuo stato di ebbrezza. Egli \u00e8 meno normativo, meno disposto a sopportare l\u2019infedelt\u00e0 dell\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 vero che secondo Canguilhem \u00abciascuno di noi fissa le proprie norme scegliendo i propri modelli di esercizio\u00bb<a href=\"#_ftn62\" id=\"_ftnref62\">[61]<\/a>, per cui la norma del fondista non coincide con quella del velocista<a href=\"#_ftn63\" id=\"_ftnref63\">[62]<\/a>. Ma qualunque sia la norma in questione, dal punto di vista biologico, ci\u00f2 che conta \u00e8 che sia ottimale ai fini dell\u2019adattamento ambientale. Il fondista e il velocista si eserciteranno in modo differente per raggiungere obiettivi puntuali differenti, ma in entrambi i casi la finalit\u00e0 globale coincide con la massimizzazione delle prestazioni nell\u2019ambito sportivo considerato. La variabilit\u00e0 delle norme biologiche \u00e8 sempre sottoposta a una gerarchia di rendimento che fa s\u00ec che alcune norme siano inferiori ad altre. L\u2019alcolismo costituisce infatti un limite tanto per il fondista quanto per il velocista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Seguendo la normativit\u00e0 biologica, dunque, non \u00e8 l\u2019alcolizzato in quanto soggetto ad attribuire valore alla propria norma di vita, ma l\u2019alcolizzato in quanto organismo orientato dallo slancio della Vita stessa. In quest\u2019ottica l\u2019azione normativa gode di un\u2019immanenza immediata. Come nel caso dell\u2019uomo con un solo rene, non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di mediazione: o ci si disintossica o si muore. Non a caso l\u2019alcolismo, tradizionalmente giudicato secondo una concezione morale, nell\u2019era della normativit\u00e0 biologica \u00e8 considerato una dipendenza patologica psichiatricamente trattabile. E non bisogna pensare, come faceva il primissimo Foucault, che \u00abla psicologia non \u00e8 altro che una sottile pellicola alla superficie del mondo etico\u00bb<a href=\"#_ftn64\" id=\"_ftnref64\">[63]<\/a>, come se lo occultasse coprendolo con un manto di ideologia naturalistica. La diagnosi di alcolismo non \u00e8 una condanna morale velata da un\u2019etichetta medica; \u00e8 una modalit\u00e0 culturalmente e storicamente specifica di qualificare un fenomeno umano secondo una normativit\u00e0 psicobiologica. Questa normativit\u00e0 non copre l\u2019etica, ma \u00e8 a tutti gli effetti un\u2019etica, una forma specifica di etica, con i suoi valori, le sue norme e i suoi presupposti morali e metafisici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ancora pi\u00f9 indicativa \u00e8 la differenza fra specie: il desiderio di procreare assume forme incomparabili nell\u2019uomo e nel cavallo, ma dal punto di vista biologico tanto l\u2019uomo quanto il cavallo sono sottoposti al dovere di copulare, essere in salute e adattarsi. I mezzi e le modalit\u00e0 specifiche sono incomparabili, ma il fine \u00e8 il medesimo. Per migliorare la vita e le prestazioni di un cavallo gli si offriranno un foraggio pi\u00f9 salutare o spazi pi\u00f9 ampi. Per migliorare la vita dell\u2019uomo si profileranno opzioni pi\u00f9 sofisticate, come maggiori stimoli sociali o un\u2019attivit\u00e0 lavorativa soddisfacente. Ma nell\u2019orizzonte assiologico della normativit\u00e0 biologica, il cibo del cavallo possiede il medesimo valore della socialit\u00e0 umana, giacch\u00e9 sono entrambi contenuti indifferenti, privi di un valore intrinseco: non sono che dei mezzi per adattare l\u2019esemplare alle esigenze organiche e ambientali e massimizzare le possibilit\u00e0 di adattamento. Non a caso le neuroscienze cognitive sono sempre pi\u00f9 interessate a comprendere il sostrato neurobiologico dei comportamenti sociali e del senso di soddisfazione. Ma essi non hanno un valore assiologico proprio, dal momento che potrebbero tranquillamente essere sostituiti da mezzi differenti, nel caso in cui la normativit\u00e0 biologica dovesse individuare modalit\u00e0 adattive pi\u00f9 efficaci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possiamo quindi individuare un\u2019altra caratteristica della normativit\u00e0 biologica: la <em>neutralit\u00e0 assiologica dell\u2019ambiente<\/em>. L\u2019assiologia vitale prevede solo l\u2019adattamento ambientale; i mezzi, gli ostacoli e le facilitazioni per raggiungere questo fine sono privi di valore proprio. L\u2019uomo come organismo si profila come un\u2019entit\u00e0 amorale e asociale: non si preoccupa <em>necessariamente<\/em> dei valori sociali, dei principi morali e dei contesti relazionali; se lo fa \u00e8 solo perch\u00e9 li inquadra come parametri da considerare in senso funzionale alla vita in un determinato ambiente neutro e asettico, in cui compaiono certe caratteristiche come la socialit\u00e0, la moralit\u00e0 e la relazionalit\u00e0. L\u2019organismo vede il sociale, il morale e il relazionale n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che come ostacoli o facilitatori, cio\u00e8 come <em>contingenze ambientali<\/em><a href=\"#_ftn65\" id=\"_ftnref65\">[64]<\/a>che incidono sull\u2019adattamento di un organismo. Sono contingenti come una determinata fonte di cibo lo \u00e8 per un cavallo in un certo habitat. In questo senso l\u2019uomo come organismo pi\u00f9 che asociale \u00e8 antisociale, al punto che si potrebbe parlare di una sorta di <em>sociopatia organismica<\/em><a href=\"#_ftn66\" id=\"_ftnref66\">[65]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I tratti e i comportamenti animali sono positivi o negativi solo in base al modo in cui si conformano a certe contingenze ambientali: non c\u2019\u00e8 necessit\u00e0 relazionale, affettiva o morale nel rapporto fra l\u2019organismo e l\u2019ambiente a cui si adatta. C\u2019\u00e8 solo un certo organismo X, un certo tratto Y e una certa contingenza Z. L\u2019importante \u00e8 che queste tre variabili si rapportino adeguatamente per promuovere la Vita. La socialit\u00e0 umana in quest\u2019ottica non differisce da quella degli insetti sociali: non \u00e8 altro che un tratto etologico utile alla sopravvivenza in determinati ambienti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La neutralit\u00e0 qualitativa dell\u2019ambiente \u00e8 un altro elemento che distingue radicalmente la normativit\u00e0 biologica da quella sociale. Abbiamo visto che la norma \u00e8 un principio di qualificazione di un atto o un fatto. Come spiega Hans Kelsen un atto \u00e8 un fenomeno sensibile. Solo congiungendosi a un significato questo atto assume un certo valore, come un valore giuridico. Un accoltellamento \u00e8 un mero fatto sensibile, ma grazie all\u2019attribuzione del significato \u201comicidio\u201d assume un valore per il diritto penale. Un fatto sensibile acquisisce un senso specifico nella misura in cui una norma \u00abvi si riferisce e gli impartisce il significato giuridico di modo che l\u2019atto possa essere qualificato secondo questa norma\u00bb<a href=\"#_ftn67\" id=\"_ftnref67\">[66]<\/a>. La norma funziona cos\u00ec come \u00abschema qualificativo\u00bb<a href=\"#_ftn68\" id=\"_ftnref68\">[67]<\/a> che attribuisce significato ai fatti naturali; perci\u00f2 essa \u00abnon trova applicazione nel campo della natura. Quando certi atti naturali vengono qualificati come giuridici, ci\u00f2 non significa altro che \u00e8 loro attribuito un valore il cui contenuto sta in una determinata corrispondenza con l\u2019avvenimento effettivo\u00bb<a href=\"#_ftn69\" id=\"_ftnref69\">[68]<\/a>. Dunque, secondo Kelsen, le norme non sono fatti naturali, anche se possono coincidere nel loro contenuto con un fatto naturale. Esse circoscrivono questo fatto attribuendogli un certo valore e qualificandolo con un certo significato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo senso le norme giuridiche, e le norme sociali in generale, operano in modo opposto alle norme biologiche. Anche le norme biologiche attribuiscono un certo valore a determinati fatti naturali, ma in questo caso il processo qualificativo opera <em>svuotando<\/em> il fatto di contenuto, spogliandolo di significato e riducendolo a un mero valore adattivo che pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno adeguato a un certo ambiente. L\u2019unico valore \u00e8 quello di essere un pi\u00f9 o un meno di vita, una positivit\u00e0 o una negativit\u00e0 per la Vita. La normativit\u00e0 vitale, come indica Canguilhem, \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 polarizzata che attribuisce maggiore o minore patologia e salute a certi atti o fatti naturali. Ma il contenuto di questi atti o fatti perde qualunque valore o significato intrinseco. Per la normativit\u00e0 penale l\u2019omicidio rappresenta il significato normativo del contenuto di un atto naturale, che rimanda a un determinato ordinamento giuridico, e quindi a una certa realt\u00e0 sociale e a un certo orizzonte etico. Per la normativit\u00e0 biologica, invece, ha un valore negativo solo perch\u00e9 in un certo contesto ambientale esiste la contingenza del sistema penale, dello stato di diritto e dei dispositivi carcerari. Ma non prevede un significato giuridico o morale che identifica l\u2019omicidio come atto criminoso o riprovevole in rapporto a un significato etico intrinseco. In determinati contesti socio-ambientali l\u2019omicidio potrebbe essere funzionale alla vita e acquisire un valore positivo<a href=\"#_ftn70\" id=\"_ftnref70\">[69]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo visto che dal punto di vista biologico la salute coincide con l\u2019adattamento all\u2019infedelt\u00e0 dell\u2019ambiente. Canguilhem precisa che \u00abla sua infedelt\u00e0 \u00e8 il suo divenire\u00bb<a href=\"#_ftn71\" id=\"_ftnref71\">[70]<\/a>. L\u2019assiologia vitale impone quindi l\u2019accrescimento delle funzioni biologiche per affrontare il divenire naturale, indipendentemente dal contenuto qualitativo di tali funzioni e di tale divenire. La normativit\u00e0 sociale, invece, agisce attraverso il conferimento di significati condivisi, tramandati e rievocati collettivamente. Contrariamente alla normativit\u00e0 biologica, la normativit\u00e0 sociale non asseconda il divenire naturale, ma lo esorcizza fissandolo in significati dotati di valore culturale. Come spiega Ernesto De Martino, i dispositivi culturali servono al \u00abriassorbimento storico del divenire\u00bb<a href=\"#_ftn72\" id=\"_ftnref72\">[71]<\/a>, che indica la capacit\u00e0 di superare le situazioni critiche e i pericoli a cui il divenire naturale espone gli uomini, riconfigurandoli come narrazioni metastoriche condivise<a href=\"#_ftn73\" id=\"_ftnref73\">[72]<\/a>. All\u2019adattamento biologico fa da contraltare un <em>adattamento simbolico<\/em>, fondato sulla capacit\u00e0 normativa delle culture di qualificare gli atti o i fatti, conferendogli significato e valore. Questo tipo di normativit\u00e0 non ha niente a che fare con l\u2019adattamento biologico, e in certi casi pu\u00f2 andare in direzione opposta ad esso, sacrificando la funzionalit\u00e0 biologica in nome di quella simbolica<a href=\"#_ftn74\" id=\"_ftnref74\">[73]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, secondo De Martino, l\u2019uomo in quanto essere culturale non coincide con l\u2019organismo biologico: \u00abL\u2019uomo \u00e8 <em>distacco<\/em> <em>dalla immediatezza del vivere<\/em>, questo distaccarsi \u00e8 trascendimento valorizzante e questo trascendere non \u00e8 a sua volta trascendibile verso la mera naturalit\u00e0 del vivere [\u2026]. Ci\u00f2 significa che la condizione umana \u00e8 sempre nell\u2019<em>oltrepassare la vita nel valore<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn75\" id=\"_ftnref75\">[74]<\/a>. In netto contrasto con l\u2019idea di un\u2019assiologia biologica immanente, secondo De Martino l\u2019immanenza vitale non ha alcun valore in s\u00e9 e deve essere trascesa culturalmente per far s\u00ec che emergano dei valori: \u00abproprio questa \u00e8 la medicina della morte, il rinnovantesi impegno a operare secondo valori intersoggettivi, comunicare con gli altri attraverso questi valori e il trascendere in tale guisa senza sosta la mera individualit\u00e0 biologica, rialzandola a ogni istante verso la permanenza della vita \u201c<em>che vale<\/em>\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn76\" id=\"_ftnref76\">[75]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contro la normativit\u00e0 biologica, che pone il valore della <em>Vita-in-s\u00e9<\/em> al di sopra di ogni qualificazione valoriale che una certa vita pu\u00f2 assumere, la normativit\u00e0 socioculturale pone al centro una <em>vita-che-vale<\/em>, cio\u00e8 quella vita propriamente umana che si eleva al di sopra del mero impulso biologico, assumendo forme culturalmente specifiche e contenuti morali dotati di valore intrinseco, anche a discapito della vita biologica. Cos\u00ec \u00abl\u2019individuo biologico si tramuta in quel morire che \u00e8 nascere alla intersoggettivit\u00e0 dei valori: cio\u00e8 il morire dell\u2019individuo biologico, che in certo senso comincia con la nascita, si riplasma in un far morire nel valore operando nella concretezza di una societ\u00e0 storica\u00bb<a href=\"#_ftn77\" id=\"_ftnref77\">[76]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5. <em>L\u2019imperativo assiologico della Vita e la patologia dell\u2019uomo normale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La normativit\u00e0 biologica si riferisce alla singolarit\u00e0 degli organismi, non dei soggetti. Ciascun organismo pu\u00f2 seguire un percorso del tutto singolare, ma il suo bene, lungo questo percorso, \u00e8 dettato univocamente <em>dall\u2019imperativo assiologico della Vita stessa<\/em> secondo cui \u00abIl \u201cBene\u201d coincide con ogni ottimizzazione dell\u2019adattamento biologico e comportamentale delle persone\u00bb<a href=\"#_ftn78\" id=\"_ftnref78\">[77]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Macherey nelle societ\u00e0 normalizzanti \u00abun soggetto \u201cperfetto\u201d in tal senso che non avrebbe bisogno, per essere \u201cquello\u201d che \u00e8, di essere qualificato, marchiato, e di conseguenza discriminato, per esempio in quanto donna o uomo, \u00e8 una contraddizione in termini, un\u2019eccezione della quale le norme stabilite non possono n\u00e9 vogliono a nessun costo ammettere la possibilit\u00e0\u00bb<a href=\"#_ftn79\" id=\"_ftnref79\">[78]<\/a>. Ma considerando una societ\u00e0 guidata dalla normativit\u00e0 vitale, non solo la perfezione \u00e8 virtualmente ammissibile, ma \u00e8 sostanzialmente prescritta: dal momento che la salute coincide con la capacit\u00e0 di essere normativi e di rispondere alle esigenze ambientali presenti e future, la norma prescrive una continua espansione biologica e un continuo adattamento virtualmente illimitati. Se la normalit\u00e0 sociale \u00e8 sostituita dalla capacit\u00e0 biologica di essere normativi, cio\u00e8 di infrangere costantemente le proprie norme, allora la salute si profila come un ideale da perseguire incessantemente. La perfezione biologica, come perfetta adattabilit\u00e0, diventa un valore da realizzare; e ci\u00f2 implica che la normativit\u00e0 biologica imponga di oltrepassare quelle norme eteronome che qualificano il soggetto relegandolo a una dimensione identitaria statica. La normalit\u00e0 sociale assume cos\u00ec un valore negativo: da mediet\u00e0 diventa mediocrit\u00e0, incapacit\u00e0 di evolversi e perfezionarsi, scivolando nella patologia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Incisivamente, Canguilhem parla di <em>malattia dell\u2019uomo normale<\/em>: \u00abPer malattia dell\u2019uomo normale, bisogna intendere il disturbo che nasce alla lunga dalla permanenza dello stato normale, dall\u2019unit\u00e0 incorruttibile del normale; bisogna intendere la malattia che nasce dalla privazione di malattie\u00bb<a href=\"#_ftn80\" id=\"_ftnref80\">[79]<\/a>. L\u2019uomo normale \u00e8 incastrato in una normativit\u00e0 statica che gli impedisce di mutare le proprie norme, perci\u00f2 \u00e8 patologico. Emerge cos\u00ec \u00abun bisogno della malattia come prova della salute, vale a dire come prova di s\u00e9\u00bb<a href=\"#_ftn81\" id=\"_ftnref81\">[80]<\/a>: solo il continuo scontro con la malattia e con l\u2019infedelt\u00e0 dell\u2019ambiente permette all\u2019organismo di superare le proprie norme ed espandere la Vita. \u00abL\u2019uomo detto sano <em>non<\/em> \u00e8 dunque sano\u00bb<a href=\"#_ftn82\" id=\"_ftnref82\">[81]<\/a>. Si perviene cos\u00ec a una paradossale inversione dei termini tale per cui l\u2019uomo sano, incastrato nelle proprie norme, \u00e8 patologico, mentre l\u2019uomo patologico, costretto a infrangerle e a riadattarle, \u00e8 sano. Essere sani significa superare la malattia, per cui la salute \u00e8 sospinta verso una dimensione ideale irraggiungibile, da perseguire attraverso una continua lotta con un perenne stato di patologia<a href=\"#_ftn83\" id=\"_ftnref83\">[82]<\/a>. La normativit\u00e0 biologica prescrive la salute perfetta e il superamento di s\u00e9 come imperativo cogente dell\u2019uomo normale che per essere sano dovr\u00e0 essere iper-normale: \u00abL\u2019uomo \u00e8 veramente sano quando \u00e8 capace di sottoporsi a diverse norme, quando cio\u00e8 \u00e8 <em>pi\u00f9<\/em> che normale. La misura della salute \u00e8 una certa capacit\u00e0 di superare crisi organiche per instaurare un nuovo ordine fisiologico diverso dall\u2019antico\u00bb<a href=\"#_ftn84\" id=\"_ftnref84\">[83]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In sintesi, le riflessioni di Canguilhem possono essere interpretate alla luce dell\u2019idea di una normativit\u00e0 sociale della Vita stessa che pone la perfezione biologica all\u2019apice della gerarchia assiologica, prescrivendo di sopprimere ogni normalit\u00e0 e ogni norma corrente. \u00abSe sostituiamo la parola \u201cnormalit\u00e0\u201d con la parola \u201cperfezione\u201d, ci vuol poco a rendersi conto che Canguilhem ricade a piombo in una visione della vita che obbedisce a un fondamentale principio in base al quale la vita stessa contesta ogni \u201cnormalit\u00e0\u201d, ogni \u201cperfezione\u201d, ai viventi\u00bb<a href=\"#_ftn85\" id=\"_ftnref85\">[84]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">6. <em>Conclusioni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proviamo a riassumere schematicamente le principali caratteristiche della normativit\u00e0 biologica:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1) <em>Immanenza immediata: <\/em>le norme biologiche si applicano spontaneamente ai soggetti senza possibilit\u00e0 di negoziazione: la Vita o la morte;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2) <em>Organismi antisociali<\/em>: i soggetti sono assimilati a degli organismi in rapporto strumentale e manipolatorio col proprio ambiente;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3) <em>Neutralit\u00e0 assiologica dell\u2019ambiente<\/em>: ogni fatto \u00e8 svuotato di contenuto umano, morale o culturale e assume valore solo come facilitatore o ostacolo ambientale; come un pi\u00f9 o un meno di adattamento;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4) <em>Imperativo assiologico della Vita<\/em>: il Bene coincide con l\u2019ottimizzazione delle prestazioni adattive degli organismi;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5) <em>Continuum di adattamento<\/em>: salute e malattia sono disposte lungo uno spettro in cui le norme si posizionano gerarchicamente in base al loro grado di efficienza adattiva. Non si \u00e8 sani o malati, ma pi\u00f9 o meno adattivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">6) <em>Malattia dell\u2019uomo normale<\/em>: indugiare nella normalit\u00e0 significa arenarsi nelle proprie norme; l\u2019uomo normale non \u00e8 normativo, quindi \u00e8 malato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Concludiamo con Canguilhem: \u00abSe le norme sociali potessero essere percepite chiaramente quanto le norme organiche, gli uomini sarebbero <em>folli<\/em> a non adattarvisi\u00bb<a href=\"#_ftn86\" id=\"_ftnref86\">[85]<\/a>. Quando la normativit\u00e0 biologica si afferma come nuova normativit\u00e0 sociale, questo periodo ipotetico si trasforma in una realt\u00e0 di fatto: l\u2019uomo che non riesce a seguire il valore biologico della massimizzazione dell\u2019adattamento oggi \u00e8 alla lettera folle, nel senso che la sua forma di vita rischia di essere inquadrata in una categoria psichiatrica \u201cdisfunzionale\u201d<a href=\"#_ftn87\" id=\"_ftnref87\">[86]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[1]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico <\/em>(1966), tr. it. Einaudi, Torino 1988, p.188.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[2]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, pp. 201-202.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[3]<\/a> M. Foucault, <em>Nascita della clinica. Un\u2019archeologia dello sguardo medico <\/em>(1963), tr. it. Einaudi, Torino 1998.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[4]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 210.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[5]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 188.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[6]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 96<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[7]<\/a> <em>Ibid.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[8]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 97<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[9]<\/a><em> Ibid.<\/em>, p. 147.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[10]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 148.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[11]<\/a> <em>Ibid<\/em>, p. 150.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[12]<\/a> <em>Ibid<\/em>, p. 160.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[13]<\/a> <em>Ibid.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[14]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 161.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[15]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 113.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref17\" id=\"_ftn17\">[16]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 114.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref18\" id=\"_ftn18\">[17]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 147.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref19\" id=\"_ftn19\">[18]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico<\/em>, cit., p. 146.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref20\" id=\"_ftn20\">[19]<\/a> G. Canguilhem, <em>La conoscenza della vita <\/em>(1952), tr. it. Il Mulino, Bologna 1976, p. 227.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref21\" id=\"_ftn21\">[20]<\/a> P. Macherey, <em>Da Canguilhem a Foucault. La forza delle norme <\/em>(2009), tr. it. Edizioni ETS, Pisa 2011, p. 103.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref22\" id=\"_ftn22\">[21]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref23\" id=\"_ftn23\">[22]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico<\/em>, cit., pp. 212-213.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref24\" id=\"_ftn24\">[23]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 215.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref25\" id=\"_ftn25\">[24]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref26\" id=\"_ftn26\">[25]<\/a> P. Macherey, <em>Il soggetto delle norme <\/em>(2014), tr. it. Ombre corte, Verona 2017, p. 75.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref27\" id=\"_ftn27\">[26]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 77.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref28\" id=\"_ftn28\">[27]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 88.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref29\" id=\"_ftn29\">[28]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref30\" id=\"_ftn30\">[29]<\/a> P. Macherey, <em>Da Canguilhem a Foucault<\/em>, cit., p. 103.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref31\" id=\"_ftn31\">[30]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 127.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref32\" id=\"_ftn32\">[31]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico<\/em>, cit., p. 146.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref33\" id=\"_ftn33\">[32]<\/a> P. Macherey, <em>Da Canguilhem a Foucault<\/em>, cit., p. 127.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref34\" id=\"_ftn34\">[33]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 123.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref35\" id=\"_ftn35\">[34]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 124.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref36\" id=\"_ftn36\">[35]<\/a> G. Canguilhem<em>, Il normale e il patologico<\/em>, cit., p. 147.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref37\" id=\"_ftn37\">[36]<\/a> <em>Ibid.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref38\" id=\"_ftn38\">[37]<\/a> P. Macherey, <em>Da Canguilhem a Foucault<\/em>, cit., p.130.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref39\" id=\"_ftn39\">[38]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref40\" id=\"_ftn40\">[39]<\/a> Per un\u2019analisi dell\u2019era biomedica cfr. N. Rose, <em>The Politics of Life Itself. Biomedicine, Power, and Subjectivity in the Twenty-First Century<\/em>, Princeston University Press, Princeton 2006.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref41\" id=\"_ftn41\">[40]<\/a> Cfr. D. Tarizzo, <em>The Morals of Life: Biology, Biopolitics, Bioethics<\/em>, MIT Press, Cambrige 2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref42\" id=\"_ftn42\">[41]<\/a> Questa formula deriva dalla nozione di \u201cindicatore epistemologico\u201d introdotta da Foucault per intendere un concetto che orienta l\u2019orizzonte di ricerca di un determinato campo scientifico senza mai apparire come oggetto di quel campo. Foucault afferma che \u00abla nozione di vita non \u00e8 un concetto scientifico, ma un indicatore epistemologico di classificazione e differenziazione le cui funzioni hanno ripercussioni sulle discussioni scientifiche ma non sul loro oggetto\u00bb (N. Chomsky, M. Foucault, <em>Della natura umana. Invariante biologico e potere politico<\/em>, tr. it. DeriveApprodi, Roma 2005, p. 13).&nbsp;Secondo Davide Tarizzo la Vita non \u00e8 solo un indicatore epistemologico, ma anche un indicatore assiologico, ossia un presupposto metafisico che orienta la morale della societ\u00e0 contemporanea (D. Tarizzo, <em>The morals of Life<\/em>, cit., p. 104).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref43\" id=\"_ftn43\">[42]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico<\/em>, cit., p. 244.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref44\" id=\"_ftn44\">[43]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref45\" id=\"_ftn45\">[44]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref46\" id=\"_ftn46\">[45]<\/a> G. Canguilhem, <em>Qu\u2019est-ce que la psychologie?,<\/em> in \u00abRevue de M\u00e9taphysique et de Morale\u00bb, 63e Ann\u00e9e, No. 1 (Janvier-Mars 1958), pp. 12-25.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref47\" id=\"_ftn47\">[46]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico<\/em>, cit., p. 246.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref48\" id=\"_ftn48\">[47]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref49\" id=\"_ftn49\">[48]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref50\" id=\"_ftn50\">[49]<\/a> Sulla \u201cnormalizzazione fordista\u201d, cfr. <a>R. Chapman, <em>L\u2019impero della normalit\u00e0<\/em>. <em>Neurodiversit\u00e0 e capitalismo <\/em>(2023), tr. it. Mimesis, Milano, 2025<\/a>, pp. 133-150.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref51\" id=\"_ftn51\">[50]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico<\/em>, cit., p. 218.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref52\" id=\"_ftn52\">[51]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref53\" id=\"_ftn53\">[52]<\/a> E. Durkheim, <em>Le regole del metodo sociologico <\/em>(1895), tr. it. Sansoni, Firenze 1970, p. 106.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref54\" id=\"_ftn54\">[53]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 97.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref55\" id=\"_ftn55\">[54]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 91.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref56\" id=\"_ftn56\">[55]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref57\" id=\"_ftn57\">[56]<\/a>G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico<\/em>, cit., p. 247.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref58\" id=\"_ftn58\">[57]<\/a> E. Durkheim, <em>Le regole del metodo sociologico<\/em>, cit., p. 91.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref59\" id=\"_ftn59\">[58]<\/a> P. Macherey, <em>Da Canguilhem a Foucault<\/em>, cit., p. 129.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref60\" id=\"_ftn60\">[59]<\/a> B. Spinoza, <em>Etica <\/em>(1677)<em>,<\/em> tr. it. UTET, Torino 1992, pp. 242-243.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref61\" id=\"_ftn61\">[60]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 128.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref62\" id=\"_ftn62\">[61]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico<\/em>, cit., p. 247.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref63\" id=\"_ftn63\">[62]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref64\" id=\"_ftn64\">[63]<\/a> M. Foucault, <em>Malattia mentale e Psicologia<\/em> (1954),tr. it. Cortina, Milano 1997, p. 86.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref65\" id=\"_ftn65\">[64]<\/a> \u00c8 importante sottolineare che la nozione di \u201ccontingenza ambientale\u201d \u00e8 un concetto tecnico del comportamentismo, e in particolare del condizionamento operante introdotto da Burrhus Skinner. In un determinato ambiente gli effetti di una certa contingenza possono agire come rinforzo retroattivo per selezionare o scoraggiare determinati comportamenti. Ad esempio, data una gabbia in cui un topo pu\u00f2 muoversi liberamente, una leva, che se attivata eroga del cibo, costituisce una contingenza ambientale. Il topo attiver\u00e0 involontariamente la leva e otterr\u00e0 del cibo. Questo comportamento, inizialmente casuale, verr\u00e0 progressivamente rinforzato, appreso e selezionato. Secondo Skinner \u00e8 possibile modificare la societ\u00e0 assimilando le culture a dei <em>setting<\/em> sperimentali e introducendo determinate contingenze nell\u2019ambiente umano. Cfr. B.F. Skinner, <em>Oltre la libert\u00e0 e la dignit\u00e0 <\/em>(1971), tr. it. Armando Editore, Roma 2023.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref66\" id=\"_ftn66\">[65]<\/a> Dal punto di vista psicodinamico, il sociopatico, o psicopatico, \u00e8 colui per cui le relazioni sociali costituiscono solo dei mezzi per i propri fini. Come spiega Nancy McWilliams \u00abesistono persone ai livelli pi\u00f9 alti di funzionamento la cui personalit\u00e0 mostra un grado di psicopatia maggiore di ogni altra caratteristica e che possono a buon diritto essere considerate come personalit\u00e0 antisociali di alto livello [&#8230;] Alcune persone di grande successo hanno mostrato elementi essenzialmente tipici della psicopatia: se c\u2019\u00e8 una sufficiente forza dell\u2019Io, \u00e8 chiaro che in contesti competitivi gli individui che mostrano un\u2019indifferenza spietata verso gli altri possono raggiungere pi\u00f9 facilmente alcuni obiettivi\u00bb (N. McWilliams, <em>La diagnosi psicoanalitica <\/em>(2011), tr. it. Astrolabio, Roma 2011, p. 187). L\u2019imprenditore che vede gli artefatti come merci e gli uomini come manodopera non differisce nei tratti essenziali dalla personalit\u00e0 antisociale. Allo stesso modo l\u2019organismo risulta insensibile alle specificit\u00e0 delle contingenze ambientali, che vengono ridotte a ostacoli o facilitatori per il proprio adattamento. In questo senso si delinea una sorta di sociopatia biologica o organismica, caratteristica della normativit\u00e0 vitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref67\" id=\"_ftn67\">[66]<\/a> H. Kelsen, <em>Lineamenti di dottrina pura del diritto <\/em>(1934), tr. it.Einaudi, Torino 2000, p. 50.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref68\" id=\"_ftn68\">[67]<\/a> <em>Ibid.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref69\" id=\"_ftn69\">[68]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 51.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref70\" id=\"_ftn70\">[69]<\/a> Si pensi al nazismo. Hannah Arendt afferma che il regime di Hitler ha prodotto un\u2019inversione del rapporto fra coscienza morale e tentazione: \u00abE come nei paesi civili la legge presuppone che la voce della coscienza dica a tutti \u201cNon ammazzare\u201d, anche se talvolta l\u2019uomo pu\u00f2 avere istinti e tendenze omicide, cos\u00ec la legge della Germania hitleriana pretendeva che la voce della coscienza dicesse a tutti \u201cAmmazza\u201d [\u2026] Molti tedeschi e molti nazisti, probabilmente la stragrande maggioranza, dovettero essere tentati di <em>non<\/em> uccidere [\u2026] Ma Dio sa quanto bene avessero imparato a resistere a queste tentazioni\u00bb (H. Arendt,<em>La banalit\u00e0 del male. Eichmann a Gerusalemme <\/em>(1963), tr. it. Feltrinelli, Milano 2006, p. 157). Secondo Arendt questo era il risultato del tracollo morale della Germania provocato dalla propaganda nazista e dalla soppressione della facolt\u00e0 di pensiero. Ma questo tracollo potrebbe anche essere interpretato come la sostituzione di una forma di normativit\u00e0 socio-giuridica con una normativit\u00e0 fondata su un certo ideale biologistico tale per cui sarebbe buona norma igienica uccidere un ebreo cos\u00ec come lo \u00e8 lavarsi le mani prima di mangiare. Per un\u2019interpretazione biopolitica del nazismo cfr. R. Esposito, <em>B\u00ecos. Biopolitica e filosofia<\/em>, Einaudi, Torino 2004, pp. 115-158; e D. Tarizzo, <em>La vita, un\u2019invenzione recente<\/em>, Laterza, Bari 2010, pp. 161-192.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref71\" id=\"_ftn71\">[70]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico<\/em>, cit., p.162.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref72\" id=\"_ftn72\">[71]<\/a> E. De Martino, <em>Furore, simbolo, valore<\/em>, il Saggiatore, Milano 2013, p. 54.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref73\" id=\"_ftn73\">[72]<\/a> Cfr. <em>Ibid.<\/em>, pp. 13-75.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref74\" id=\"_ftn74\">[73]<\/a> Per fare un esempio fra i tanti possibili, possiamo citare il caso esaminato da De Martino delle comunit\u00e0 cerealicole lucane. Per fronteggiare l\u2019angoscia del vuoto vegetale prodotto dall\u2019ultimo raccolto dell\u2019anno, che sancisce l\u2019inizio del periodo di scarsit\u00e0 alimentare, i mietitori operano \u00abuna raffigurazione simbolica della continuit\u00e0 della produzione: l\u2019ultimo covone mietuto viene sottratto al consumo, \u00e8 portato processionalmente alla casa colonica, ed \u00e8 conservato fino al nuovo anno, di cui \u00e8 l\u2019anticipo, il germe, l\u2019essenza, la matrice inesauribile. In questa prospettiva l\u2019ultimo covone diventa \u201cla madre del grano\u201d, \u201cla vergine del grano\u201d, \u201cla sposa del grano\u201d, cio\u00e8 un\u2019entit\u00e0 mitica che, come tale, non pu\u00f2 essere raggiunta da nessuna falce messoria: sotto la protezione psicologica e sociale di questo simbolo le societ\u00e0 cerealicole attraversano il grande vuoto vegetale da raccolto a raccolto\u00bb (<em>Ibid.<\/em>, p. 179.). In questo esempio un certo dato naturale, il covone di grano, viene elevato da mezzo biologico di nutrimento a elemento simbolico dotato di un valore culturale intrinseco, a discapito della normativit\u00e0 vitale che ne imporrebbe il consumo. Dalla funzionalit\u00e0 biologica si passa, contro di essa, alla <em>funzionalit\u00e0 simbolica<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref75\" id=\"_ftn75\">[74]<\/a> E. De Martino, <em>La fine del mondo. Contributo alle analisi delle apocalissi culturali<\/em>, Einaudi, Torino 2019, p. 189 (corsivo nostro).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref76\" id=\"_ftn76\">[75]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 153.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref77\" id=\"_ftn77\">[76]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref78\" id=\"_ftn78\">[77]<\/a> D. Tarizzo, <em>The Moral of Life<\/em>, cit., p. 120.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref79\" id=\"_ftn79\">[78]<\/a> P. Macherey, <em>Il soggetto delle norme<\/em>, cit., p. 116.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref80\" id=\"_ftn80\">[79]<\/a> G., Canguilhem, <em>Il normale e il patologico<\/em>, cit., p. 248.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref81\" id=\"_ftn81\">[80]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 249.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref82\" id=\"_ftn82\">[81]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref83\" id=\"_ftn83\">[82]<\/a> Cfr. D. Tarizzo, <em>La vita, un\u2019invenzione recente<\/em>, cit., pp. 153-160. Si noti che la definizione di salute dell\u2019OMS \u00e8 perfettamente coerente con questa impostazione: \u00abHealth is a state of complete physical, mental and social well-being and not merely the absence of disease or infirmity\u00bb (https:\/\/www.who.int\/about\/governance\/constitution).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref84\" id=\"_ftn84\">[83]<\/a> G. Canguilhem, <em>La conoscenza della vita<\/em>, cit., p. 235. Corsivo nostro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref85\" id=\"_ftn85\">[84]<\/a> D. Tarizzo<em>, La Vita, un\u2019invenzione recente<\/em>, cit., p. 154.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref86\" id=\"_ftn86\">[85]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico<\/em>, cit., p. 222.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref87\" id=\"_ftn87\">[86]<\/a> Per una analisi della patologizzazione psichiatrica rimandiamo a L. Grisolia, <em>L\u2019etica della patologizzazione nel DSM<\/em>, in \u00abPhi\/Psy\u00bb, IV, 2, 2024.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. Introduzione Una delle tesi centrali de Il normale e il patologico \u00e8 che \u00absi possono descrivere oggettivamente delle strutture o dei comportamenti, ma non si pu\u00f2 dirli \u201cpatologici\u201d sulla base di un criterio puramente oggettivo\u00bb[1], giacch\u00e9 in questo giudizio \u00e8 sempre implicito il conferimento di un valore negativo. 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