{"id":2283,"date":"2026-07-23T12:24:21","date_gmt":"2026-07-23T10:24:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/?p=2283"},"modified":"2026-07-24T15:32:19","modified_gmt":"2026-07-24T13:32:19","slug":"i-valori-la-tecnica-e-lerrore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/2026\/07\/23\/i-valori-la-tecnica-e-lerrore\/","title":{"rendered":"I VALORI, LA TECNICA E L\u2019ERRORE. Canguilhem e lo statuto della conoscenza scientifica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1. <em>Le tracce di un pensiero<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019opera e il pensiero di Georges Canguilhem (1904-1995) non manifestano uno spirito sistematico, ne \u00e8 un segno anche il fatto che nella sua bibliografia abbiamo solo due opere concepite organicamente, ciascuna costruita intorno a un preciso asse tematico, e in entrambi i casi si tratta di tesi, quella in medicina del 1943, pi\u00f9 conosciuta nella sua riedizione ampliata del 1966, ovvero <em>Il normale e il patologico<\/em><a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[1]<\/a>, e quella del suo dottorato in filosofia del 1955, dedicata alla formazione del concetto di riflesso<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[2]<\/a>. I libri restanti, bench\u00e9 di estremo rilievo, sono il risultato della raccolta di saggi che trattano argomenti vicini dal punto di vista disciplinare, ma con testi del tutto autonomi, dedicati a temi specifici della storia e della filosofia delle scienze della vita, originariamente pubblicati come articoli su rivista o discussi come conferenze, poi ripresi e ampliati per la riedizione. Vi \u00e8 per\u00f2 una coerenza che attraversa i suoi scritti, un nucleo filosofico fondamentale che denota una forma di unitariet\u00e0 nel suo pensiero<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[3]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra gli aspetti che tornano pi\u00f9 volte lungo l\u2019arco della sua produzione vi \u00e8 sicuramente un confronto serrato con Comte e il positivismo, o con alcuni luoghi particolari della filosofia di Bergson, ma anche una pi\u00f9 dimessa, ma egualmente costante, lettura critica della filosofia di Nietzsche. Insieme a questi riferimenti, o bersagli polemici, occorre considerare dei temi ricorrenti a cui lavora nel corso del tempo, apportando degli aggiornamenti o delle revisioni, tramite cui il lettore attento pu\u00f2 trarre le coordinate entro cui procede il pensiero del filosofo francese. Oggi, alla luce del materiale d\u2019archivio e delle sue <em>\u0152uvres compl\u00e8tes, <\/em>possiamo ricostruire un itinerario intellettuale che si apre, <em>in primis<\/em>, con il suo <em>engagement<\/em> filosofico giovanile, a partire dalla rilevanza fondamentale dei valori che la vita istituisce nelle sue manifestazioni, nella sua costante azione sul proprio contesto, e ci\u00f2 va inteso in prima istanza in senso etico-politico e solo successivamente in senso vitalistico e biologico<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[4]<\/a>. Nella fase pi\u00f9 matura ritroviamo la questione dei valori declinata all\u2019interno del rapporto e del ruolo che il pensiero filosofico intrattiene con le scienze e la loro articolazione con la tecnica, in cui si trova implicata la tematizzazione del valore positivo dell\u2019errore, complementare alla questione della normativit\u00e0 vitale; in tal senso, l\u2019opera che sintetizza queste istanze \u00e8 sicuramente <em>Il normale e il patologico<\/em><a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[5]<\/a>. Tuttavia, come ha sottolineato Yves Schwartz,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00e8 difficile pensare che il Canguilhem maturo abbia messo da parte delle convinzioni che furono la sua stessa ragione di vita: bisogna leggere questi testi di incredibile vigore, che letteralmente travolgono tutti coloro che si rendono complici del rifiuto di scegliere (se stessi). Il crollo di ogni pensiero (filosofico) \u00e8 l\u2019accettazione dei \u00abvincoli dell\u2019ambiente\u00bb, \u00e8 \u00abl\u2019adorazione del fatto\u00bb<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pertanto, vi \u00e8 una traccia riconoscibile che dai testi degli anni Cinquanta e Sessanta ci permette di risalire ai suoi scritti giovanili, e piuttosto che leggere il giovane studioso e polemista impegnato alla luce del filosofo maturo, \u00e8 ben pi\u00f9 utile cogliere gli esiti della coerenza di un simile impegno intellettuale a partire dall\u2019affermazione di un interesse concreto per la libert\u00e0 e per i problemi umani, lungo un arco di vita in cui la ricerca filosofica si \u00e8 posta come compito quello di ricomporre la frammentariet\u00e0 della conoscenza e dell\u2019esperienza restituendone il significato unitario per la vita umana<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[7]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2. <em>Dall\u2019assiologia all\u2019epistemologia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa ricomposizione a opera della filosofia muove dal riconoscimento di una sfera di valore che si riverbera nella prassi come nella teoria. Per tale ragione riteniamo che sia in quest\u2019ottica che un\u2019esperienza biografica come la partecipazione di Canguilhem alla Resistenza possa essere sussunta come parte dello sviluppo reale del suo rigore e della sua coerenza filosofica, nella misura in cui la sua ribellione al fascismo \u00abfunzion\u00f2 per lui come il paradigma di una discontinuit\u00e0 nell\u2019ordine della normativit\u00e0, cio\u00e8 come l\u2019adozione di una nuova norma, scaturita dalla vita\u00bb<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[8]<\/a>. Se infatti, l\u2019attenzione filosofica ai valori \u00e8 una delle eredit\u00e0 pi\u00f9 consistenti del suo maestro Alain \u2013 al secolo \u00c9mile Chartier (1868-1951), dal quale Canguilhem ha tratto il suo iniziale pacifismo integrale<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[9]<\/a> \u2013 l\u2019esperienza della guerra, del regime di Vichy e l\u2019occupazione nazista, segnano una rottura irreversibile, il raggiungimento di un limite che comporta l\u2019imposizione di valori negativi e il conseguente pericolo per la vita stessa. In tale frangente, i valori intesi alla maniera di Alain rivelano la loro natura astratta e la loro impotenza di fronte al cambiamento<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[10]<\/a>, allo stesso modo l\u2019opposizione al \u201cfatto\u201d \u2013 inteso come l\u2019inerzia di una necessit\u00e0 bruta e iniqua \u2013 cessa di essere un\u2019attitudine meramente contemplativa per farsi insurrezione contro la passivit\u00e0 dell\u2019esistere<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[11]<\/a>. E dunque, se per Alain la pace costituiva un valore supremo da preservare a ogni costo contro ogni sorta di tumulto<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[12]<\/a>, per Canguilhem, che negli anni Quaranta scopre la medicina e la lotta partigiana, la pace si rivela invece come una configurazione precaria di forze, la cui giustizia non risiede nella stasi, ma nel coraggio di una decisione che trasforma l\u2019ostacolo in occasione di valore<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[13]<\/a>. Contestualmente, attraverso la medicina e l&#8217;incontro con gli studi di Goldstein<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[14]<\/a>, ha modo di comprendere l&#8217;origine concreta dei valori, situata nel vivente stesso. Dal momento in cui un organismo si colloca in un determinato ambiente \u00e8 lui a valutare il circostante, ponendo dei limiti al di sotto dei quali la vita smette di essere tale, a partire dalla gerarchia di quei bisogni e di quelle tendenze che ne determinano la normalit\u00e0<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[15]<\/a>. L&#8217;istituzione di tali valori non viene da una riflessione, \u00e8 inconscia e in quanto tale immanente alla vita stessa, nella misura in cui ogni forma di vita, se normale, non pu\u00f2 essere pura passivit\u00e0 indifferente verso il suo <em>milieu<\/em>, ma instaura sempre una forma di \u00abdibattito\u00bb<a href=\"#_ftn17\" id=\"_ftnref17\">[16]<\/a> (<em>Auseinandersetzung<\/em>) costante con il suo ambiente, ci\u00f2 che nei termini dell&#8217;ecologia contemporanea definiremmo come la costruzione della propria nicchia ecologica. Pertanto, il punto di scaturigine del valore si d\u00e0 a partire dal riconoscimento e dalla scelta, o anche dallo scarto, di tutto ci\u00f2 che contribuisce, o si oppone, all&#8217;esistenza di una certa forma di vita all&#8217;interno di un preciso ambiente. Questa dinamica che accomuna indistintamente tutti gli esseri viventi, svela l\u2019origine del valore e del significato, seppur a un livello presimbolico in cui referente e segno si danno insieme; infatti, nel momento in cui un organismo nel suo ambiente seleziona alcuni stimoli compatibili con la sua struttura, o incontra delle cose che per la loro configurazione sono idonee per le sue necessit\u00e0, e che dunque significano qualcosa per lui, questa forma di vita ne riconosce a un tempo il valore e il significato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avendo contezza di questo quadro, la filosofia dei valori acquisisce una maggiore rilevanza all\u2019interno del suo pensiero, ben prima della filosofia delle scienze e dell\u2019epistemologia storica che lo hanno reso noto a livello internazionale. Inoltre, tale contesto ci permette di comprendere meglio la presenza di un altro eminente autore tra i riferimenti del filosofo francese, ovvero Kant. Indubbiamente l\u2019importanza della filosofia critica \u00e8 centrale<a href=\"#_ftn18\" id=\"_ftnref18\">[17]<\/a> ai fini di un lavoro epistemologico, ma \u00e8 altrettanto decisiva ai fini di una \u00ablogica dei giudizi di valore\u00bb<a href=\"#_ftn19\" id=\"_ftnref19\">[18]<\/a>. \u00c8 lo stesso Canguilhem che riconosce questo debito nei confronti del filosofo di K\u00f6nigsberg, quando afferma:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">che lo si voglia o no, \u00e8 Kant che ha fondato la logica dei valori, riflettendo sulle condizioni dell\u2019approvazione universale degli uomini nei confronti degli uomini, e trovando la libert\u00e0. Si pu\u00f2 sempre deridere o insultare Kant, o semplicemente passare una vita a confutarlo<a href=\"#_ftn20\" id=\"_ftnref20\">[19]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tal senso, per Canguilhem, il criticismo kantiano non \u00e8 solo il punto di rottura fondamentale della modernit\u00e0 rispetto a ogni ontologia dogmatica, ma in pi\u00f9 ha il merito di aver separato l\u2019ordine della necessit\u00e0 naturale da quello della libert\u00e0, mostrando i limiti di ogni teodicea che volesse ancora far coincidere \u201creale\u201d e \u201cbuono\u201d. Mentre la libert\u00e0, in questa prospettiva, non \u00e8 un semplice postulato metafisico o un valore astratto, bens\u00ec \u00e8 la leva della facolt\u00e0 di giudizio grazie alla quale l\u2019intelletto non si limita ad accogliere passivamente i fatti, ma li sottopone alla prova della loro legittimit\u00e0<a href=\"#_ftn21\" id=\"_ftnref21\">[20]<\/a>. Ne consegue che pensare implichi \u00ablo scollamento tra l\u2019uomo e il mondo\u00bb<a href=\"#_ftn22\" id=\"_ftnref22\">[21]<\/a>, ovvero una presa di distanza dal fatto inerte, dai dati della percezione immediata, cos\u00ec da poter costruire ordine e unit\u00e0 laddove la natura offrirebbe solo dispersione<a href=\"#_ftn23\" id=\"_ftnref23\">[22]<\/a>, ed \u00e8 questo il compito della scienza secondo Canguilhem.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, in questo quadro, anche la scienza ha perso la sua stabilit\u00e0 e la verit\u00e0, in quanto valore, ha smarrito la sua aura di eternit\u00e0 e ora si manifesta come il prodotto storicamente situato di una pratica discorsiva, ottenuto dalla continua revisione a cui viene sottoposta, mediante la quale si perviene a un\u2019ulteriore verit\u00e0, sempre passibile di rettifica, una sorta di \u00aberrore pi\u00f9 recente\u00bb<a href=\"#_ftn24\" id=\"_ftnref24\">[23]<\/a>. Il ritorno ricorsivo sulle acquisizioni della conoscenza svela un\u2019insoddisfazione creativa da parte di un soggetto che riafferma costantemente le proprie scelte e le proprie domande, nella misura in cui non si accontenta del senso gi\u00e0 trovato<a href=\"#_ftn25\" id=\"_ftnref25\">[24]<\/a>. La filosofia, in tale ottica, si configura come la pratica di una \u201clogica della resistenza\u201d ai dati di fatto che, lungi dal negare la vita, ne asseconda lo slancio, rintracciando nel rischio dell&#8217;errore e nell\u2019imprevedibilit\u00e0 dell\u2019operare tecnico la sola via per ricomporre l&#8217;unit\u00e0 di un&#8217;esperienza umana profonda che sia, al contempo, \u00absavante et fabricatrice\u00bb<a href=\"#_ftn26\" id=\"_ftnref26\">[25]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3. <em>Un\u2019epistemologia nietzschiana. L\u2019errore e la tecnica<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualificare la verit\u00e0 come una forma di errore pu\u00f2 sembrare controintuitivo, inoltre conferisce una implicita consistenza di rilievo a ci\u00f2 che sembra una mancanza. Ma nella filosofia di Canguilhem l\u2019errore non \u00e8 una semplice svista, bens\u00ec \u00e8 una costante ineliminabile che accompagna la conoscenza del mondo acquisendo una centralit\u00e0 rispetto a ogni questione, infatti \u00ab\u00e8 a partire dall\u2019errore che egli pone i problemi filosofici, diciamo pi\u00f9 esattamente il problema della verit\u00e0 e della vita\u00bb cosa che lo rende \u00abal tempo stesso lontano e vicino a Nietzsche\u00bb<a href=\"#_ftn27\" id=\"_ftnref27\">[26]<\/a>. Allora, se si vuole rendere intellegibile la costituzione del vero nella scienza, bisogna cambiare la prospettiva poich\u00e9 \u00abil problema della scienza non pu\u00f2 essere riconosciuto sul terreno della scienza\u2026 Bisogna considerare la scienza sotto l\u2019ottica dell\u2019arte e l\u2019arte sotto l\u2019ottica della vita\u2026\u00bb<a href=\"#_ftn28\" id=\"_ftnref28\">[27]<\/a>. \u00c8 da questa prospettiva che occorre considerare la precedenza dell\u2019errore, dal punto di vista logico e storico, a meno che non lo si voglia giudicare come una semplice infrazione dell\u2019ordine del vero. Ma se il vero \u00e8 la conquista ultima nella ricerca della conoscenza, come pu\u00f2 esserci infrazione se l\u2019ordine non si \u00e8 ancora costituito? L\u2019errore, pertanto, \u00e8 ci\u00f2 che emerge nel processo di analisi dell\u2019esperienza, nella reiterata scomposizione di quella sequenza di tentativi e insuccessi, che accompagnano il pensiero lungo il suo cammino<a href=\"#_ftn29\" id=\"_ftnref29\">[28]<\/a>. Ed \u00e8 qui che l\u2019arte, ovvero la tecnica, ci fornisce uno sguardo altro sul problema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tale prospettiva si chiarisce a partire da un confronto con il <em>Discorso sul metodo<\/em>, in cui Canguilhem sottolinea un\u2019incongruenza problematica nella <em>parte VI<\/em>. In particolare, l\u2019intento di Descartes \u00e8 affermare la possibilit\u00e0 di dedurre integralmente gli esiti pratici a partire da cause teoriche. Tuttavia, il filosofo stesso riconosce il limite della deduzione analitica, giacch\u00e9 non \u00e8 in grado di rendere conto pienamente degli effetti particolari, suggerendo cos\u00ec la necessit\u00e0 di risalire alle cause a partire dagli effetti<a href=\"#_ftn30\" id=\"_ftnref30\">[29]<\/a>. Di fronte a questo limite, Canguilhem non pu\u00f2 che riconoscere all\u2019errore operativo un valore e considerarlo funzionale alla costruzione del sapere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se infatti la tecnica fosse solo una mera applicazione di un sapere gi\u00e0 costituito, secondo un rapporto causale diretto, i suoi effetti dovrebbero essere gi\u00e0 contenuti nelle premesse teoriche. Ma rispetto al proposito cartesiano ci\u00f2 non appare sostenibile, poich\u00e9 solo <em>ex post<\/em> \u00e8 possibile constatare concretamente gli esiti di un\u2019azione con i suoi eventuali errori. Nel momento stesso in cui la pratica traccia una via sconosciuta, con il medesimo gesto sperimentale stabilisce le condizioni per la possibilit\u00e0 di errare e fornisce anche l\u2019occasione di indicare al pensiero un percorso inedito, spingendolo a oltrepassare i limiti incontrati nell\u2019esperienza. Di conseguenza, la riflessione interviene solo <em>a posteriori<\/em> sull\u2019errore tecnico per porre un problema dalla cui risoluzione dipende la costituzione di un sapere che non poteva essere dato per presupposto, poich\u00e9 la sintesi tecnica non pu\u00f2 prescindere dall\u2019imprevedibilit\u00e0 dei suoi esiti<a href=\"#_ftn31\" id=\"_ftnref31\">[30]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne consegue allora che lo statuto della tecnica non \u00e8 subordinato alla scienza, come tradizionalmente \u00e8 stato inteso da Descartes a Comte, dal momento che la precedenza epistemica della tecnica implica il suo contributo nel processo conoscitivo, riconoscendo cos\u00ec che \u00ablo slancio del pensiero scientifico ha per condizione il fallimento del pensiero tecnico\u00bb<a href=\"#_ftn32\" id=\"_ftnref32\">[31]<\/a>. Tale postura intellettuale porta Michel Foucault a definire il suo maestro come un \u00abfilosofo dell\u2019errore\u00bb<a href=\"#_ftn33\" id=\"_ftnref33\">[32]<\/a>, ma ci\u00f2 non implica che egli fosse ingenuamente un empirista, pensando che per tentativi ed errori la conoscenza possa crescere, al contrario, Canguilhem ammette che \u00abil reale \u00e8 affermato in quanto il mio giudizio ne \u00e8 il vettore\u00bb<a href=\"#_ftn34\" id=\"_ftnref34\">[33]<\/a>. Dunque, se il semplice fatto tecnico o dato empirico non costituiscono di per s\u00e9 conoscenza, \u00e8 perch\u00e9 di fronte a uno scacco dell\u2019esperienza occorre innanzitutto che la riflessione razionale valuti le condizioni e costruisca una risposta che superi il problema. In ci\u00f2 la scienza si d\u00e0 come un\u2019attivit\u00e0 di giudizio che deve essere a sua volta giudicata, laddove il giudicare, come per Nietzsche, sottintende il valutare<a href=\"#_ftn35\" id=\"_ftnref35\">[34]<\/a>. Ed \u00e8 proprio qui che l\u2019epistemologia di Canguilhem si discosta da quella di Bachelard, poich\u00e9 l\u2019errore non si configura come un ostacolo da superare ed eliminare lungo il percorso della scienza, piuttosto \u00e8 un nodo teorico da sciogliere e interpretare, anche pi\u00f9 volte, secondo coordinate teoriche sempre nuove. Si pensi alla scoperta dell\u2019apparato circolatorio fatta da Harvey, non \u00e8 dovuta a un\u2019osservazione particolare, diversa rispetto a quelle effettuate dai medici del passato, non \u00e8 il dato dell\u2019esperienza a differire, bens\u00ec \u00e8 il quadro teorico a essere mutato e con esso il concetto di pompa idraulica applicato al cuore, tutto ci\u00f2 ha reso visibile il fenomeno della circolazione sanguigna<a href=\"#_ftn36\" id=\"_ftnref36\">[35]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tale dinamica \u00e8 tutta interna alla razionalit\u00e0 scientifica, poich\u00e9 \u00e8 tramite essa che si rinegoziano limiti e concetti teorici con cui possiamo costruire la verit\u00e0 su cui si fonda la conoscenza, un compito che non spetta alla filosofia, piuttosto \u00abla filosofia si interessa di mettere in prospettiva i valori di verit\u00e0 inerenti alle affermazioni scientifiche\u00bb<a href=\"#_ftn37\" id=\"_ftnref37\">[36]<\/a>, fornendo un principio di giudizio necessario a distinguere le conoscenze ancora attuali da quelle che non lo sono pi\u00f9<a href=\"#_ftn38\" id=\"_ftnref38\">[37]<\/a>. Di contro a certo logicismo interprete della pratica scientifica, Canguilhem ribadisce che la costituzione della verit\u00e0 sia l\u2019effetto di una scelta di valore, tale scelta \u00e8 esterna alla logica, in quanto i principi logici enunciano solo una risoluzione possibile del giudizio tra il vero e il falso, ma non ci impongono di decidere per l\u2019uno o l\u2019altro<a href=\"#_ftn39\" id=\"_ftnref39\">[38]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Posto, quindi, che una teoria scientifica sia una sofisticata costruzione del proprio oggetto di studio, che definisce i limiti e le leggi entro cui un concetto esibisce coerenza e validit\u00e0<a href=\"#_ftn40\" id=\"_ftnref40\">[39]<\/a>, ne consegue che la realt\u00e0 della scienza sia il risultato di una produzione concettuale che rettifica l&#8217;indeterminazione dell&#8217;esperienza sensibile, ma non procede da essa anzi le va incontro avendo alle spalle gi\u00e0 un certo assetto teorico. Si pensi a quando Einstein formul\u00f2 le equazioni di campo della relativit\u00e0 generale, nel 1915, vi era implicitamente contenuta la descrizione di un qualcosa di inedito, ovvero la curvatura dello spazio-tempo fino al collasso gravitazionale ad opera della materia e dell\u2019energia. In questo caso la teoria non era legata ad alcun fenomeno osservato, ma ne contemplava la possibilit\u00e0 dal punto di vista teorico-matematico. Solo nel 1971 queste equazioni trovarono un correlato empirico in Cygnus X-1, il primo buco nero mai scoperto e fu possibile comprendere i dati registrati di un fenomeno sconosciuto grazie al quadro teorico messo a disposizione da Einstein<a href=\"#_ftn41\" id=\"_ftnref41\">[40]<\/a>. In questa prospettiva, la teoria non si limita a ratificare i dati immediati, ma grazie alla sua coerenza interna li subordina a un giudizio di valore in grado di conferire ordine al reale, sottraendo il dato alla sua bruta necessit\u00e0 per proiettarvi un&#8217;esigenza di unit\u00e0 che costituisce la verit\u00e0 della scienza<a href=\"#_ftn42\" id=\"_ftnref42\">[41]<\/a>. Questo iter complesso e stratificato ci mostra cosa caratterizza il discorso scientifico, distinguendolo da altre pratiche discorsive e saperi, e ci introduce a un assunto fondamentale per Canguilhem, che potremmo definire l\u2019affermazione della piena identit\u00e0 tra scienza e verit\u00e0. Secondo il filosofo francese, infatti, espressioni come \u201cconoscenza vera\u201d e \u201cconoscenza scientifica\u201d risultano pleonastiche<a href=\"#_ftn43\" id=\"_ftnref43\">[42]<\/a> in funzione della procedura di <em>verificazione<\/em> (intesa letteralmente come <em>fare il vero<\/em>) presente solo nella pratica scientifica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se allora non si d\u00e0 verit\u00e0 al di fuori della scienza, la conoscenza comune, o \u201cvolgare\u201d, trova il suo senso in quanto forma divulgata della tradizione, offrendosi come un insieme indistinto di conoscenze pregresse che attingono alle scienze del passato, senza per\u00f2 usufruire del rigore della revisione e della verifica necessari a riaffermare il valore di verit\u00e0. Delineare una simile demarcazione non esclude che anche altre dimensioni del sapere, come la stessa filosofia, abbiano un loro senso che concorre alla realizzazione della forma di vita umana<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ma significa che non si pu\u00f2 chiamare conoscenza ci\u00f2 che non lo \u00e8, e non si pu\u00f2 conferire questo nome ad alcunch\u00e9 che non abbia nulla a che fare con la verit\u00e0, vale a dire con il rigore. Vi \u00e8 o la verit\u00e0 in senso formale, o la verit\u00e0 nel senso di coerenza interpretativa dei fenomeni. Non ce ne sono altre<a href=\"#_ftn44\" id=\"_ftnref44\">[43]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4. <em>Dagli errori ultimi alla loro storia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo proposto di leggere l\u2019epistemologia di Canguilhem nel segno di Nietzsche non solo per i continui riferimenti \u2013 impliciti o espliciti \u2013 che si possono trovare nei suoi scritti<a href=\"#_ftn45\" id=\"_ftnref45\">[44]<\/a>, ma soprattutto per la convergenza filosofica con il pensatore tedesco, tanto nella sua attenzione ai valori quanto nell\u2019uso polemico della storia, che diviene strumento critico in grado di svelare l\u2019andatura discontinua e conflittuale nella formazione del sapere. L\u2019affinit\u00e0 di questo approccio con l\u2019epistemologia bachelardiana, e l\u2019incarico che ha visto Canguilhem successore alla cattedra che fu proprio di Gaston Bachelard, ha sancito di fatto una sorta di continuit\u00e0 sotto forma di scuola<a href=\"#_ftn46\" id=\"_ftnref46\">[45]<\/a>, tanto che nella storiografia filosofica del Novecento possiamo trovare sotto il medesimo riguardo autori prossimi tra loro ma differenti, come lo sono Bachelard, Canguilhem e Foucault. Tuttavia, abbiamo voluto richiamare il debito nei confronti della filosofia nietzscheana, anche per segnalare l\u2019applicazione del metodo genealogico alla storia delle scienze. Tale &#8220;contro-storia&#8221; procede attraverso la decostruzione della cronologia delle scoperte e delle teorie scientifiche, tracciando genealogie logiche che permettono di individuare la persistenza e la filiazione dei concetti nel tempo. Essa rinuncia all&#8217;ambizione di proporsi come storia della verit\u00e0<a href=\"#_ftn47\" id=\"_ftnref47\">[46]<\/a> per configurarsi, piuttosto, come una storia dell&#8217;errore e delle sue trasformazioni produttive. Ne consegue che l&#8217;epistemologo debba storicizzare i discorsi scientifici, seguendo la traiettoria dei problemi anche l\u00e0 dove essi non risultino formulati nei medesimi termini in cui compaiono nel presente, oltrepassando, ove necessario, i confini delle partizioni disciplinari. Come afferma Canguilhem \u00abi diritti della logica non devono essere cancellati davanti ai diritti della logica della storia\u00bb<a href=\"#_ftn48\" id=\"_ftnref48\">[47]<\/a>. L&#8217;epistemologo \u00e8 dunque chiamato a rintracciare le funzioni di un concetto attraverso l&#8217;analisi delle sue tappe di sviluppo \u2013 che vanno intese come tappe logiche e non come storiche \u2013 una volta rinvenute e composte queste parti si domanda cosa debba contenere una teoria affinch\u00e9 una nozione trovi un senso di verit\u00e0, vale a dire un senso di coerenza logica con un insieme di altri concetti<a href=\"#_ftn49\" id=\"_ftnref49\">[48]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019altro aspetto di vicinanza \u00e8 inerente all\u2019orizzonte di senso rappresentato dalla vita quale radice di ogni valore, compreso il valore della conoscenza, che al contrario il filosofo di R\u00f6cken oppone alla vita come volont\u00e0 di potenza<a href=\"#_ftn50\" id=\"_ftnref50\">[49]<\/a>; mentre per Canguilhem, al contrario, l\u2019opposizione si produce tra uomo e mondo, come dinamica ecologica in cui \u00abla conoscenza consiste concretamente nella ricerca di sicurezza attraverso la riduzione di ostacoli, [\u2026] un metodo generale per la risoluzione diretta o indiretta delle tensioni tra l\u2019uomo e l\u2019ambiente\u00bb<a href=\"#_ftn51\" id=\"_ftnref51\">[50]<\/a>. Si tratta perci\u00f2 di una conoscenza che non implica il soggetto astratto della tradizione filosofica, ma riguarda molto da vicino l\u2019organismo vivente come soggetto concreto, quale centro di valore e significato rispetto al suo <em>milieu<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa posizione, che \u00e8 insieme prossimit\u00e0 e presa di distanza, rispetto a Nietzsche e Bachelard abbiamo ritenuto di collocare l\u2019originalit\u00e0 del pensiero di Canguilhem, che ha mostrato come una filosofia del concetto sia in grado di radicarsi nel mondo. Se il bravo storico, come l\u2019orco della fiaba, sa che la sua preda \u00e8 l\u00e0 dove fiuta carne umana<a href=\"#_ftn52\" id=\"_ftnref52\">[51]<\/a>, l\u2019epistemologo sa che, invece, deve seguire le tracce incorporee ma consistenti della logica, nascoste nelle teorie e nelle sperimentazioni, consapevole che tale cammino procede \u00abdal concetto al fenomeno attraverso la mediazione della sperimentazione e della teoria\u00bb<a href=\"#_ftn53\" id=\"_ftnref53\">[52]<\/a>. In fondo, \u00e8 solo possedendo un concetto di patologia che Claude Bernard ha potuto effettuare le sue scoperte sul diabete, e tale concetto preesisteva ai suoi esperimenti, i quali retroattivamente hanno contribuito a chiarire e a ridefinire il concetto stesso di patologia, aggiornandolo rispetto a come venne ereditato dalla fisiologia precedente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bench\u00e9, come abbiamo visto, la dimensione teorica sia decisiva, nella misura in cui un esperimento trova il suo significato grazie all\u2019organizzazione della teoria, tale filosofia afferma una ricorsivit\u00e0 tra prassi e teoria, poich\u00e9 non sono gerarchizzabili. Non \u00e8 un caso che tale modello sia analogo alla medicina, disciplina studiata e praticata negli anni della guerra. Da una parte si ha la pratica clinica che, come la tecnica, va incontro a dei problemi, intercetta degli ostacoli, dall\u2019altra parte abbiamo la fisiologia e la patologia che, in quanto teorie, cercano di organizzare la comprensione mediante i concetti che trasformano l\u2019esperienza e la prassi clinica, la quale a sua volta torner\u00e0 a interrogare la teoria mettendo in discussione i dati raccolti e modulando la sua azione in funzione della realt\u00e0 che andr\u00e0 modificata ai fini della cura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse \u00e8 proprio per questo assetto di pensiero che una cospicua parte del marxismo francese, da Althusser ai suoi allievi, ha tenuto in grande considerazione gli studi di un epistemologo e storico delle scienze, perch\u00e9 malgrado l\u2019undicesima tesi su Feuerbach, Canguilhem ha mostrato che la comprensione autentica del mondo passa attraverso la trasformazione della realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[1]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico <\/em>(1966), tr. it. Einaudi, Torino 1998.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[2]<\/a> Id., <em>La formation du concept de r\u00e9flexe aux XVIIe et XVIIIe si\u00e8cles<\/em>, Vrin, Paris 1977<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[3]<\/a> Sull\u2019etica e \u201cl\u2019opera\u201d di scrittura di Canguilhem, si rimanda alle belle pagine di M. Cammelli, <em>Logiche della Resistenza<\/em>, in G. Canguilhem, <em>Il fascismo e i contadini <\/em>(1935), tr. it. il Mulino, Bologna 2006, pp. 17-22.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[4]<\/a> L\u2019esempio pi\u00f9 chiaro di questa articolazione del pensiero del giovane filosofo \u00e8 G. Canguilhem, <em>Il fascismo e i contadini\u2026, <\/em>cit.; sulla sua filosofia dei valori si vedano anche I. Moya Diez, <em>Les commencements de la philosophie des valeurs de Georges Canguilhem<\/em>, in \u00abRevue Approches\u00bb, 162, 2015, pp. 71-81; G. Vissio, <em>Il vitalismo come filosofia in Georges Canguilhem<\/em>, in D. Sisto (a cura di) <em>Ritorno alla metafisica? <\/em><em>Saggi in onore di Ugo Ugazio<\/em>,Aracne, Roma 2019, pp. 147-161; G. Vissio, <em>Reasoning in Life: Values and Normativity in Georges Canguilhem<\/em>, in \u00abInternational Journal for the Semiotics of Law\u00bb, 33, 2020, pp. 1019-1031.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[5]<\/a> Cfr. J.-F. Braunstein, <em>Perch\u00e9 la medicina?<\/em>, in F. Lupi, S. Pilotto (a cura di), <em>Infrangere le norme. Vita, scienza e tecnica nel pensiero di Georges Canguilhem<\/em>, Mimesis, Milano 2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[6]<\/a> Y. Schwartz,<em> Jeunesse d\u2019un philosophe<\/em>, in G. Canguilhem, <em>\u0152uvres compl\u00e8tes, Tome I: \u00c9crits philosophiques et politiques (1926-1939)<\/em>, Vrin, Paris 2011, p. 79 [dove non ulteriormente specificato le traduzioni riportate sono di chi scrive].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[7]<\/a> Sul ruolo della filosofia per Canguilhem si veda l\u2019intervista tenuta da Alain Badiou dal titolo <em>Philosophie et science <\/em>trascritta e raccolta in G. Canguilhem, <em>\u0152uvres compl\u00e8tes<\/em>, tome IV, 2015, pp. 1201-1209.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[8]<\/a> E. Roudinesco, <em>G. Canguilhem, de la m\u00e9decine \u00e0 la r\u00e9sistance : destin du concept de normalit\u00e9<\/em>, in F. Bing, J.-F. Braunstein, \u00c9. Roudinesco (a cura di.), <em>Actualit\u00e9 de G. Canguilhem<\/em>, <em>Le normal et le pathologique<\/em>, Institut Synth\u00e9labo, Le Plessis-Robinson 1998, pp. 13-41.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[9]<\/a> Cfr. G. Bianco, <em>Pacifisme et th\u00e9orie des passions : Alain et Canguilhem<\/em>, in M. Murat e F. Worms (a cura di), <em>Alain, litt\u00e9rature et philosophie m\u00eal\u00e9es<\/em>, Edition Rue D\u2019Ulm, Paris 2012, pp. 129-150.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[10]<\/a> Cfr. G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico\u2026<\/em>,cit<em>.<\/em>, pp. 9-10; J.-F. Braunstein, <em>Perch\u00e9 la medicina?.<\/em>, cit., p.83.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[11]<\/a> Cfr. J.-F. Braunstein, <em>Canguilhem avant Canguilhem<\/em>, in \u00abRevue d\u2019histoire des sciences\u00bb, 53, 1, 2000, pp. 9-26.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[12]<\/a> Cfr. G. Bianco, <em>Pacifisme et th\u00e9orie des passions\u2026<\/em>, cit<em>.<\/em>, p. 130.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[13]<\/a> Cfr. G. Canguilhem, <em>Il fascismo e i contadini\u2026<\/em>, cit., p. 124; M. Cammelli, <em>Logiche della Resistenza\u2026<\/em>, cit<em>.<\/em>, p. 56.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[14]<\/a> G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico\u2026<\/em>,cit<em>.<\/em>, p. 149; cfr. K. Goldstein, <em>L&#8217;organismo. Un approccio olistico alla biologia derivato dai dati patologici nell&#8217;uomo <\/em>(1934), tr. it. Giovanni Fioriti, Roma 2010.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[15]<\/a> F. Domenicali, <em>Verso una teoria dei bisogni. Canguilhem tra il vitale e il sociale<\/em>, in G. Canguilhem, <em>Bisogni e tendenze <\/em>(1952), tr. it. Orthotes, Napoli-Salerno 2024, p. 112.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref17\" id=\"_ftn17\">[16]<\/a> G. Canguilhem, <em>La conoscenza della vita <\/em>(1952), tr. it. Orthotes, Napoli-Salerno 2024, p. 148.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref18\" id=\"_ftn18\">[17]<\/a> Cfr. M. Marianetti, <em>Canguilhem, Kant e la \u00abfilosofia trascendentale\u00bb<\/em>, in \u00abStudi Kantiani\u00bb, 7, 1994, pp. 43-78.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref19\" id=\"_ftn19\">[18]<\/a> G. Canguilhem, <em>\u0152uvres compl\u00e8tes, Tome I, <\/em>cit<em>.<\/em>, pp. 177-180<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref20\" id=\"_ftn20\">[19]<\/a>&nbsp; <em>Ibid.<\/em>, p. 178.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref21\" id=\"_ftn21\">[20]<\/a> Cfr. T.&nbsp;Deldicque,&nbsp;<em>Canguilhem et&nbsp;\u00abla technique\u00bb,<\/em> in \u00abArtefact\u00bb, 15, 2021, pp. 201-238.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref22\" id=\"_ftn22\">[21]<\/a> G. Canguilhem, <em>La conoscenza della vita\u2026<\/em>, cit., p. 11<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref23\" id=\"_ftn23\">[22]<\/a>Cfr. T.&nbsp;Deldicque,&nbsp;<em>op. cit<\/em>.<em>, <\/em>p. 219.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref24\" id=\"_ftn24\">[23]<\/a> M. Foucault,<em> La vita: l\u2019esperienza e la scienza <\/em>(1985), in G. Canguilhem, <em>Il normale e il patologico\u2026<\/em>, cit., p. 282; in proposito si veda anche G. Canguilhem, <em>Sulla scienza e la contro-scienza<\/em>, in Id., <em>Scritti filosofici<\/em>, a cura di A. Cavazzini, Mimesis, Milano-Udine 2004, p. 32, G. Le Blanc<em>, Canguilhem et les normes<\/em>, PUF, Paris 2015<sup>3<\/sup>, p. 111.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref25\" id=\"_ftn25\">[24]<\/a> G. Canguilhem, <em>Le concept et la vie<\/em>, in Id., <em>\u00c9tudes d\u2019histoire et de philosophie des sciences<\/em> <em>concernant les vivants et la vie<\/em>, Vrin, Paris 2002<sup>7<\/sup>, p. 364.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref26\" id=\"_ftn26\">[25]<\/a> G. Canguilhem, <em>Activit\u00e9 technique et cr\u00e9ation<\/em>, in Id.,<em> \u0152uvres compl\u00e8tes, Tome I<\/em>, cit., p. 505.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref27\" id=\"_ftn27\">[26]<\/a> M. Foucault,<em> op. cit<\/em>., p. 282.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref28\" id=\"_ftn28\">[27]<\/a> Cit. in G. Canguilhem, <em>\u0152uvres compl\u00e8tes, Tome I<\/em>, cit., p. 501; i passi richiamati si riferiscono a F. Nietzsche, <em>La nascita della tragedia <\/em>(1872)<em>, <\/em>tr. it. Adelphi, Milano 1972, pp. 5-6.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref29\" id=\"_ftn29\">[28]<\/a> Cfr. G. Canguilhem, <em>La conoscenza della vita<\/em>, cit., pp. 11ss.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref30\" id=\"_ftn30\">[29]<\/a> Cfr. Id., <em>\u0152uvres compl\u00e8tes, Tome I, <\/em>cit<em>.<\/em>, p. 495.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref31\" id=\"_ftn31\">[30]<\/a> Cfr. G. Le Blanc<em>, Canguilhem et les normes\u2026<\/em>, cit., p. 14; D. Poccia, <em>Un potere pi\u00f9 antico di ogni sapere. Note su Georges Canguilhem e l\u2019imprevidenza tecnica<\/em>, in F. Lupi e S. Pilotto (a cura di), <em>Infrangere le norme\u2026<\/em>, cit., pp. 151-176.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref32\" id=\"_ftn32\">[31]<\/a> G. Canguilhem, <em>\u0152uvres compl\u00e8tes, Tome I, <\/em>cit<em>.<\/em>, p.504.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref33\" id=\"_ftn33\">[32]<\/a> M. Foucault<em>, op. cit., <\/em>p.282. Si veda anche S. Talcott, <em>Georges Canguilhem and the Problem of Error<\/em>, Palgrave Macmillan, London 2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref34\" id=\"_ftn34\">[33]<\/a> G. Canguilhem, <em>Scritti filosofici\u2026<\/em>, cit., p. 29.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref35\" id=\"_ftn35\">[34]<\/a> Cfr. M. Fichant, <em>Georges Canguilhem et l\u2019Id\u00e9e de la philosophie<\/em>, in E. Balibar <em>et al. <\/em>(a cura di), <em>Georges Canguilhem, philosophe, historien des sciences. Actes du Colloque (6-7-8 D\u00e9cembre 1990)<\/em>, Albin Michel, Paris 1993.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref36\" id=\"_ftn36\">[35]<\/a> Cfr. G. Canguilhem<em>, La constitution de la physiologie comme science<\/em>,in Id., <em>\u0152uvres compl\u00e8tes. Tome III: \u00c9crits d\u2019histoire des sciences et d\u2019\u00e9pist\u00e9mologie<\/em>, Vrin, Paris 2019, pp. 538-539.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref37\" id=\"_ftn37\">[36]<\/a> G. Le Blanc, <em>op. cit.<\/em>, p.16.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref38\" id=\"_ftn38\">[37]<\/a> G. Bachelard, <em>L\u2019attivit\u00e0 razionalista della fisica contemporanea <\/em>(1952), tr. it. Jaca Book, Milano 1987, p. 29.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref39\" id=\"_ftn39\">[38]<\/a>&nbsp; G. Canguilhem, <em>Sulla scienza e la contro-scienza\u2026<\/em>, cit., p. 31.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref40\" id=\"_ftn40\">[39]<\/a> Cfr. Id., <em>L\u2019oggetto della storia delle scienze<\/em>, in Id., <em>Scritti filosofici\u2026<\/em>, cit., p. 63 ss.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref41\" id=\"_ftn41\">[40]<\/a> B. Webster, P. Murdin, <em>Cygnus X-1 a spectroscopic binary with a heavy companion?<\/em>, in \u00abNature\u00bb,&nbsp;235, 1972, pp. 37-38.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref42\" id=\"_ftn42\">[41]<\/a> Cfr. E. Castelli Gattinara, <em>George Canguilhem e Gaston Bachelard: quale storia per quale epistemologia?, <\/em>in F. Lupi e S. Pilotto (a cura di), <em>Infrangere le norme\u2026<\/em>, cit., p. 34.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref43\" id=\"_ftn43\">[42]<\/a> G. Canguilhem, <em>\u0152uvres compl\u00e8tes, Tome I<\/em>, cit., p. 1100.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref44\" id=\"_ftn44\">[43]<\/a><em>Ibid<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref45\" id=\"_ftn45\">[44]<\/a> B. Stiegler, <em>De Canguilhem \u00e0 Nietzsche: la normativit\u00e9 du vivant<\/em>, in G. Le Blanc (a cura di), <em>Lectures de Canguilhem. Le normal et le pathologique<\/em>, ENS \u00e9ditions, Lyon 2000, pp. 85-101.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref46\" id=\"_ftn46\">[45]<\/a> D. Lecourt, <em>Georges Canguilhem, le philosophe<\/em>, in J.-F. Braunstein, <em>Canguilhem : histoire des sciences et politique du vivant<\/em>, Puf, Paris 2007, p. 30.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref47\" id=\"_ftn47\">[46]<\/a> Cfr. E. Marra, <em>Canguilhem, filosofo radicalmente errante<\/em>, in G. Canguilhem, <em>Ideologia e razionalit\u00e0 nella storia delle scienze della vita<\/em>, tr. it. Mimesis, Milano-Udine 2025, p.15<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref48\" id=\"_ftn48\">[47]<\/a> G. Canguilhem, <em>La formation du concept de r\u00e9flexe\u2026<\/em>, cit., p. 5.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref49\" id=\"_ftn49\">[48]<\/a> Cfr. A. Cutro, <em>Il valore dei concetti. Filosofia e critica<\/em>, Mimesis, Milano-Udine 2010, p. 38.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref50\" id=\"_ftn50\">[49]<\/a> Questa opposizione si ritrova frequentemente nelle opere del filosofo tedesco, a titolo di esempio si vedano i seguenti passi: F. Nietzsche, <em>Su verit\u00e0 e menzogna in senso extramorale <\/em>(1873), in Id., <em>La filosofia nell\u2019epoca tragica dei greci e scritti 1870-1873<\/em>, tr. it. &nbsp;Adelphi, Milano 1992, pp. 228 e ss.; Id., <em>La gaia scienza e Idilli di Messina <\/em>(1882), tr. it. &nbsp;Adelphi, Milano 1993,\u00a7110, p. 150; Id., <em>Al di l\u00e0 del bene e del male <\/em>(1886), tr. it. Adelphi, Milano 1986, cap. VII, \u00a7230, p. 140.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref51\" id=\"_ftn51\">[50]<\/a> G. Canguilhem, <em>La conoscenza della vita\u2026<\/em>, cit., p. 12.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref52\" id=\"_ftn52\">[51]<\/a> M. Bloch, <em>Apologia della storia o Mestiere di storico <\/em>(1949), tr. it. Einaudi, Torino 1998, p. 22.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref53\" id=\"_ftn53\">[52]<\/a> A. Cutro, <em>Il valore dei concetti&#8230;, <\/em>cit., p. 38.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. 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