{"id":1883,"date":"2026-01-26T12:36:31","date_gmt":"2026-01-26T11:36:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/?p=1883"},"modified":"2026-04-15T13:06:46","modified_gmt":"2026-04-15T11:06:46","slug":"lorientamento-post-pandemico-disintermediazione-realta-verosimili-autorevolezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/2026\/01\/26\/lorientamento-post-pandemico-disintermediazione-realta-verosimili-autorevolezza\/","title":{"rendered":"L\u2019ORIENTAMENTO POST-PANDEMICO. Disintermediazione, realt\u00e0 verosimili, autorevolezza"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1. <em>Disintermediazione (?)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I ricordi personali dell\u2019emergenza pandemica tendono a sfocarsi: con grande difficolt\u00e0 riusciamo a \u201crivivere\u201d quei momenti e ci emozioniamo nel rivedere certe immagini epocali dell\u2019evento che ha interrotto improvvisamente il flusso delle attivit\u00e0 dell\u2019intero pianeta. Al di l\u00e0 e al di sotto dei ricordi, qualcosa \u00e8 cambiato in maniera irreversibile, sia a livello di prassi comunicative sia a livello di relazioni interpersonali e sociali. Obiettivo dell\u2019indagine \u00e8 analizzare i cambiamenti di una specifica \u201cqualit\u00e0\u201d della relazione sociale che definiamo \u201cautorevolezza\u201d, come conseguenza di nuove abitudini tecnologiche e di interazione intervenute nel periodo pandemico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel ricostruire i processi psichici e culturali di quegli anni, \u00e8 utile ricordare uno slittamento significativo sul versante dell\u2019individuazione dei soggetti \u201ccredibili\u201d della narrazione del reale, con l\u2019ascesa assoluta del prestigio degli esperti: la credibilit\u00e0 dei governanti \u00e8 stata di fatto accordata \u00absolo se limitata e condizionata dagli scienziati (con una discesa netta della credibilit\u00e0 della politica come <em>opinion making<\/em> o tout court marketing ideologico)\u00bb<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Uno slittamento che non ha tardato a mostrare le sue criticit\u00e0, documentate nell\u2019increscioso spettacolo di esperti (scientifici e istituzionali) che sono arrivati a dare indicazioni radicalmente opposte nella costruzione di narrazioni disponibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contemporaneamente, l\u2019affermarsi improvviso e obbligato di nuove dinamiche comunicative \u201ca distanza\u201d e dell\u2019uso dei social network ha reso sempre pi\u00f9 praticabili processi di \u201cdisintermediazione\u201d dei processi di approvvigionamento affidabile delle informazioni e delle narrazioni sulle quali poter costruire una propria visione del mondo. Per tentare di mettere in relazione queste nuove tendenze (cui aggiungeremo il forte incremento di \u201cabitazione\u201d di mondi virtuali), conviene riprendere una teoria sociologica classica che, forse per la prima volta in maniera sistematica, ha affrontato il tema della \u201cmediazione personale\u201d in un mondo allora ugualmente in rivoluzione, gli anni d\u2019oro dell\u2019affermarsi pervasivo dei mass media. Due studiosi americani, a met\u00e0 del secolo scorso, ebbero l\u2019ardire di mettere in dubbio la cosiddetta \u201cteoria dominante\u201d, quella che prevedeva una totale passivit\u00e0 del ricevente isolato, schiacciato e alienato dall\u2019enorme potere delle emittenti (in particolare televisive). Indagando sull\u2019influenza in gioco nelle elezioni politiche americane, Eliu Katz e Paul Lazarsfeld fecero emergere un dato, tanto apparentemente ingenuo quanto fattivamente dirompente: \u00abRichiesti di indicare che cosa avesse contribuito alla loro decisione di cambiare il voto, risposero: \u201cAltre persone\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. La teoria che ne nacque, <em>Two Steps Flow Theory, <\/em>stabil\u00ec che il peso specifico delle informazioni non dipendeva dalla loro \u201cviralit\u00e0\u201d (per usare un termine attuale e insieme vagamente pandemico) ma dalla credibilit\u00e0 di chi ne mediava il valore (<em>Personal Influence<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tante cose sono cambiate in 70 anni: tante cose rimangono invariate. \u00abPoich\u00e9 in tanti campi di azione le persone non sono in grado \u2014 per mancanza di competenze specifiche, opacit\u00e0 dei meccanismi sistemici, complessit\u00e0 dell&#8217;ambiente \u2014 di sapere se possono o meno fidarsi dell\u2019interlocutore, esse si affidano a degli \u201cintermediari\u201d o \u201ccertificatori\u201d della credibilit\u00e0 e della fiducia\u00bb<a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Contro il modello di propaganda di una narrazione trasmessa viralmente e capace di cambiare le menti delle persone, \u00ab<em>Personal Influence<\/em> riafferma il principio rabbinico che nessun testo significa senza un commento: il dibattito orale, come lo scambio faccia a faccia \u00e8 ci\u00f2 che d\u00e0 vita al testo e gli d\u00e0 significato nella vita delle persone\u00bb<a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli sviluppi di questa teoria hanno permesso di individuare una sorta di \u201cfalla\u201d \u00abche si apre fra le prescrizioni morali dei media e la realt\u00e0 quotidiana\u00bb<a href=\"#_ftn5\" id=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. L\u2019informazione\/narrazione, quindi, \u00abraramente diventa rilevante nell\u2019atteggiamento del singolo individuo se prima non \u00e8 penetrata \u2013 grazie allo sforzo comunicativo comune \u2013 nella riserva di senso della \u201csua\u201d comunit\u00e0 di vita o di senso\u00bb<a href=\"#_ftn6\" id=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Soltanto se queste istituzioni intermediarie riescono a favorire una \u201cstabilizzazione del senso\u201d \u00absi potr\u00e0 impedire che i singoli individui finiscano per ritrovarsi, nel mondo moderno, come assoluti estranei; e soltanto allora si potr\u00e0 evitare che l\u2019identit\u00e0 delle singole persone e la coesione intersoggettiva delle societ\u00e0 possano essere minacciate o addirittura distrutte da una modernit\u00e0 nella quale permane, latente, una tendenza alla crisi\u00bb<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La teoria del flusso a due stadi (dall\u2019emittente all\u2019opinion leader, all\u2019individuo) conclude che questi <em>gatekeeper<\/em> sono legittimati a controllare \u00abuna sezione strategica di un canale \u2014 relativo al flusso degli approvvigionamenti, delle notizie, delle persone stesse \u2014 cos\u00ec da detenere il potere di decidere se ci\u00f2 che sta passando attraverso il canale debba entrare o meno nel gruppo\u00bb<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto di queste osservazioni mantiene il suo valore, quanto viene oggi messo in discussione? La rete internet \u00e8 intervenuta a sconvolgere le categorie classiche suggerendo una supposta rivoluzione nei processi di mediazione, arrivando a ipotizzare un mondo alternativo, un mondo disintermediato: \u00abIl processo di disintermediazione trova dunque una sponda ideale e un sostegno oggettivo nella natura diretta e orizzontale offerta da Internet e in particolare dalle risorse messe a disposizione dai social media\u00bb<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Pi\u00f9 realisticamente, \u00e8 forse pi\u00f9 prudente parlare di \u00abuna nuova intermediazione prodotta da soggetti di mercato diversi\u00bb<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I fenomeni attuali degli <em>Influencer<\/em>, delle <em>filter bubble<\/em>, delle <em>echo chamber<\/em>, e soprattutto della realt\u00e0 virtuale pongono nuovi interrogativi a queste intuizioni o profezie, sulla loro validit\u00e0 e sulle nuove condizioni in cui le \u201cforme di comunit\u00e0\u201d e le loro dinamiche di autorevolezza possono essere rintracciate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2. <em>Lockdown e realt\u00e0 virtuale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nostra percezione dei mondi virtuali \u00e8 cambiata rapidamente anche in relazione al tempo trascorso chiusi in casa durante il lockdown: la somma di queste esperienze \u00abnon solo ha contribuito a combattere lo stigma sociale nei confronti della vita virtuale, ma ha inoltre creato le precondizioni per ampliare la base generazionale degli utenti\u00bb<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. La pandemia e le restrizioni sui comportamenti sociali e sulle attivit\u00e0 quotidiane \u00abhanno fornito uno stimolo importante per lo sviluppo di nuove tecnologie di interazione per ridurre l\u2019impatto dell\u2019isolamento sociale e [\u2026] sostituire le attivit\u00e0 quotidiane standard anche in situazioni di disagio, isolamento fisico e mobilit\u00e0 limitata\u00bb<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra i pi\u00f9 giovani comincia a diminuire l\u2019interesse per le piattaforme tradizionali:&nbsp;\u00abIl gioco \u00e8 il nuovo social. I bambini crescono imparando e socializzando attraverso i giochi e gli avatar e in loro quell&#8217;esperienza permane e sedimenta anche crescendo, come per i ragazzi del passato le chat con il telefonino e la messaggistica istantanea su Messenger\u00bb<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Il fenomeno, visto in prospettiva diacronica, segnala una traiettoria dei futuri naviganti e fruitori dei mondi virtuali: i Millennial usano i videogiochi pi\u00f9 della generazione X, la generazione Z pi\u00f9 dei Millennial e la generazione Alpha pi\u00f9 della generazione Z. Pi\u00f9 del 75% dei bambini americani gioca sulla piattaforma Roblox. In altre parole, \u00abquasi tutti i bambini oggi giocano ai videogiochi. Il che significa che ogni anno nascono 140 milioni di nuovi giocatori in tutto il mondo\u00bb<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[14]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma che cos\u2019\u00e8 la realt\u00e0 virtuale? Occorre non dimenticare che essa nasce ben prima di internet, che ne ha poi sicuramente garantito la base per lo sviluppo: l\u2019esperienza immersiva, per esempio, ha reso sempre pi\u00f9 possibile sperimentare mondi virtuali \u00abcome se fossero reali, grazie a interazioni di tipo umano, feedback tattile e narrazioni virtuali\u00bb<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Come si pu\u00f2 intuire, questo \u201ccome se\u201d apre orizzonti e problematiche del tutto nuove: fin dove si pu\u00f2 estendere questo \u201ccome se\u201d nel campo delle relazioni umane e delle loro qualit\u00e0 senza metterne a repentaglio la natura? Jaron Lanier, uno dei pionieri della realt\u00e0 virtuale degli anni \u201980, conserva ad oggi un atteggiamento ottimista nel credere che il cervello diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 abile a riconoscere gli inganni, nella certezza che non saremo mai in grado superare l\u2019interattivit\u00e0 della realt\u00e0. Se un giorno riuscissimo a potenziare la nostra vista con retine artificiali ad altissima risoluzione in grado di recepire molti pi\u00f9 colori, la chiave della percezione resterebbe pur sempre l\u2019interattivit\u00e0, l\u2019indagine. Anche allora \u00abla realt\u00e0 virtuale non apparirebbe reale quanto ci\u00f2 che vedremo del mondo fisico grazie ai nostri nuovi occhi, purch\u00e9 concedessimo loro di esplorarlo davvero\u00bb<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altra parte, la \u201cvirtualizzazione\u201d della realt\u00e0 e degli eventi presenta vantaggi indiscutibili in molti settori dell\u2019attivit\u00e0 umana: attirare un gran numero di partecipanti, ridurre le spese organizzative, ampliare l\u2019accessibilit\u00e0 superando vincoli geografici, di budget, di tempo (favorendo l\u2019inclusione delle persone con disabilit\u00e0) incentivando l\u2019interattivit\u00e0 e una forma <em>sui generis<\/em> di relazione sociale<a href=\"#_ftn17\" id=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inevitabilmente, nuove opportunit\u00e0 portano con s\u00e9 nuove problematiche: fin da subito la realt\u00e0 virtuale ha avanzato pretese di \u201ccredibilit\u00e0\u201d con annesse sfide e manipolazioni. Sintomatico il fatto che lo stesso Lanier riconosca che chi frequentava i laboratori della Silicon Valley in quegli anni pionieristici toccava con mano \u00abche cosa significava cominciare a \u201ccredere\u201d nel mondo virtuale. Lo si chiamava \u201cil momento della conversione\u201d. Con il progredire della tecnologia della realt\u00e0 virtuale, questo momento si verificava sempre pi\u00f9 a ridosso di quello in cui ci si infilava un visore\u00bb<a href=\"#_ftn18\" id=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3. <em>Credere alle storie<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esattamente negli stessi anni, prende piede e si sviluppa una pratica narrativa che aveva le sue radici nella preistoria, quella che verr\u00e0 poi definita <em>storytelling<\/em> e che, collegata alla realt\u00e0 virtuale, avrebbe dato vita a una delle miscele pi\u00f9 esplosive nel nuovo secolo: Ronald Reagan \u00e8 stato \u00abil pi\u00f9 grande storyteller della storia politica degli ultimi cinquant\u2019anni [\u2026]. Ha capito che la dimensione molto concreta dello storytelling sarebbe stata sempre pi\u00f9 viva di un\u2019enumerazione di fatti. Sotto la sua presidenza, il discorso ufficiale fece ricorso al discorso immaginifico delle storie che si rivolgevano piuttosto al cuore degli americani che alla loro ragione, pi\u00f9 alle loro emozioni che alle loro opinioni\u00bb<a href=\"#_ftn19\" id=\"_ftnref19\">[19]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo storytelling, a lungo considerato come una forma di comunicazione riservata ai bambini, praticata esclusivamente nelle ore di svago e analizzata solo da studi letterari, ha conosciuto negli Stati Uniti, dalla met\u00e0 degli anni Novanta, fino a oggi, un successo sorprendente in tutti i settori della societ\u00e0, politici, culturali o professionali, \u00abrealizzando quello che i sociologi hanno chiamato il <em>narrative turn<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn20\" id=\"_ftnref20\">[20]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il trionfo dello storytelling ha conseguenze sulla tendenziale trasformazione della realt\u00e0 in fiction in tutti i campi (marketing, management, media, comunicazione politica) trovando recentemente la fiera resistenza di noti intellettuali, difensori di una tradizione narrativa opposta: rifacendosi agli studi di Roland Barthes per il quale il racconto comincia con la storia stessa dell\u2019umanit\u00e0 ed \u00e8 alla base della costituzione di un popolo, genera coesione sociale, ipotesi di senso. Al contrario, nella postmodernit\u00e0, questo modello narrativo non \u00e8 capace di generare alcuna coesione sociale, alcun \u201cnoi\u201d. Esso, invece, \u00abdistrugge tanto la solidariet\u00e0 quanto l\u2019empatia [\u2026]. Le narrazioni hanno perso la loro forza originaria, gravitazionale, il loro segreto e la loro magia [\u2026]. I racconti rendono possibile l\u2019emergere di una comunit\u00e0. Lo storytelling, di contro, d\u00e0 forma solo a una community, che \u00e8 la versione mercificata della comunit\u00e0\u00bb<a href=\"#_ftn21\" id=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tecnologia ha senz\u2019altro contribuito a questa mutazione: se una volta le fiabe erano raccontate a voce e poi in forma scritta per permettere a chi le ascoltava di entrare in un&#8217;altra dimensione rispetto a quella in cui si era immersi effettivamente, \u00aboggi, con l&#8217;immersivit\u00e0, si ha la possibilit\u00e0 di introdursi personalmente nella realt\u00e0 che si vuole e viverla in modo sensoriale direttamente\u00bb<a href=\"#_ftn22\" id=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. Dunque, una nuova potenziale opportunit\u00e0 di disintermediazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrare nel mondo delle \u201csensazioni\u201d vuol dire entrare in un mondo che ha nuove bussole per l\u2019orientamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4. <em>Sento dunque sono<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 forse un caso che, subito a seguire il <em>Narrative turn, <\/em>sia stato individuatoil cosiddetto<em> Emotional turn<\/em>, la svolta emozionale.&nbsp;Le due svolte sono tra loro collegate da un processo conseguenziale: chi si appropria della prassi narrativa, \u00absi impadronisce della vita a un livello pre-riflessivo e cos\u00ec facendo sfugge al controllo cosciente e alla riflessione critica\u00bb<a href=\"#_ftn23\" id=\"_ftnref23\">[23]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Storytelling, immersivit\u00e0 ed esperienza sensoriale vengono a interagire generando una prassi comunicativa di inedita efficacia: \u00abQuello che importa, prima di ogni altra cosa, \u00e8 riuscire a creare connessioni emotive, [\u2026] applicando una regola aurea della comunicazione: toccare i cuori di chi ascolta facendo capire che quanto si racconta lo riguarda direttamente\u00bb<a href=\"#_ftn24\" id=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Coinvolgere \u00e8 la strategia madre della realt\u00e0 virtuale. Il coinvolgimento personale viene a prendere la dimensione di \u201cpresenza\u201d: io sono dove mi coinvolgo. Da qui la grande frontiera della virtualizzazione di ogni esperienza sensoriale: \u00abUna mente pu\u00f2 occupare un mondo, ma un corpo abita una realt\u00e0, e grazie a interfacce somatiche come guanti e tute, noi di vPL stavamo progettando un nuovo modo di intendere corpo e mente\u00bb&nbsp;<a href=\"#_ftn25\" id=\"_ftnref25\">[25]<\/a>. Un nuovo modo, perci\u00f2, di orientarsi, di \u201cessere presenti\u201d. Se internet pu\u00f2 essere tranquillamente associato alla nota definizione di \u201cnon luogo\u201d dell&#8217;antropologo Marc Aug\u00e9, la realt\u00e0 virtuale e quella aumentata \u00absono invece in grado di attivare i neuroni Gps e rendere il soggetto presente nei luoghi digitali\u00bb<a href=\"#_ftn26\" id=\"_ftnref26\">[26]<\/a>: risultato finale di questo processo \u00e8 la capacit\u00e0 della realt\u00e0 virtuale di indurre quello che viene definito il \u201csenso di presenza\u201d, ovvero, \u00abla percezione di essere \u201cdentro\u201d l\u2019ambiente virtuale, seppur ci si trovi fisicamente in uno spazio differente [&#8230;] perch\u00e9 la realt\u00e0 virtuale impiega meccanismi simulativi molto vicini a quelli utilizzati dalla nostra mente\u00bb<a href=\"#_ftn27\" id=\"_ftnref27\">[27]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un aspetto centrale dell\u2019esperienza di presenza sociale (o anche percezione sociale) \u00e8 la sensazione di essere con altre persone all\u2019interno dell\u2019ambiente, la percezione degli altri nello stesso spazio (reale o virtuale): per questo motivo, gli ambienti che facilitano l\u2019immersione e incorporano la presenza sociale \u00absono pi\u00f9 simili alle interazioni faccia a faccia e forniscono una nuova strada per esplorare l\u2019interazione umana\u00bb<a href=\"#_ftn28\" id=\"_ftnref28\">[28]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il senso di presenza \u00e8 reso perci\u00f2 possibile primariamente dal ruolo attivo dell\u2019utente, che permette di trasformare la realt\u00e0 virtuale in un\u2019esperienza digitale \u201ctrasformativa\u201d e per raggiungere questo stato di cose, un\u2019interazione efficace \u00e8 pi\u00f9 importante di un elevato realismo grafico. La presenza pu\u00f2 perci\u00f2 essere intesa come \u00abla sensazione di essere nello spazio, fisico e digitale, in cui riusciamo ad attuare le nostre intenzioni. A caratterizzare questo secondo gruppo di definizioni \u00e8 l\u2019idea che la presenza in un luogo fisico sia un\u2019esperienza del tutto simile a quella in un luogo digitale\u00bb<a href=\"#_ftn29\" id=\"_ftnref29\">[29]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In forza di queste acquisizioni, \u00e8 possibile intraprendere \u00abazioni specifiche per promuovere abilit\u00e0 sociali e interpersonali come leadership, costruzione della fiducia, comunicazione di gruppo, processi decisionali di gruppo, costruzione del consenso e gestione dei conflitti\u00bb<a href=\"#_ftn30\" id=\"_ftnref30\">[30]<\/a>: come si pu\u00f2 intuire, anche le dinamiche legate alla autorevolezza delle relazioni sociali pu\u00f2\/deve essere virtualizzata. La realt\u00e0 virtuale \u00e8 stata pensata fin dall\u2019inizio come un \u00abcollegamento o spazio interstiziale tra le persone, assumendo un ruolo in precedenza appannaggio esclusivo del mondo fisico. Per questo era appropriato parlare di \u201crealt\u00e0\u201d.&nbsp;Un \u201cmondo\u201d prende vita quando una mente si fida della persistenza di ci\u00f2 che riceve. Una \u201crealt\u00e0\u201d prende vita quando una mente si fida del fatto che altre menti condividano quel mondo quanto basta per instaurare una comunicazione empatica [\u2026]. All\u2019improvviso c\u2019era qualcun altro, in quella manciata di poligoni! Si avvertiva il calore della presenza umana.&nbsp;L\u2019interattivit\u00e0 non \u00e8 solo una caratteristica o una qualit\u00e0 della realt\u00e0 virtuale, ma il naturale processo empirico al cuore dell\u2019esperienza. \u00c8&nbsp;cos\u00ec che conosciamo la vita. E cos\u00ec che viviamo\u00bb<a href=\"#_ftn31\" id=\"_ftnref31\">[31]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questa nuova frontiera ci\u00f2 che sta alla base della profetica (perci\u00f2 altamente temeraria) scelta di rinominare in Meta il colosso di Zuckerberg: \u00abSiamo un\u2019azienda che si concentra nel connettere le persone. Mentre la maggior parte delle aziende <em>tech<\/em> si concentra su come le persone interagiscono con la tecnologia, noi ci siamo sempre concentrati sulla tecnologia come mezzo per interagire tra persone [\u2026]. Nel nostro DNA c\u2019\u00e8 la volont\u00e0 di costruire tecnologia per unire le persone. Il metaverso \u00e8 la prossima frontiera della connessione, come lo era il social networking quando abbiamo iniziato\u00bb<a href=\"#_ftn32\" id=\"_ftnref32\">[32]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5. <em>Fiducia, etica, asimmetrie algoritmiche<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La realt\u00e0 virtuale offre un ambiente nuovo alle relazioni sociali, un ambiente per\u00f2 che, come se non pi\u00f9 di quello reale, \u00e8 reso possibile attraverso equilibri di potere e quindi di autorit\u00e0 (tanto economica quanto ideologica). Il gruppo Meta riunisce circa tre miliardi di utenti quotidiani, Google concentra oltre il 90% delle ricerche su Internet nel mondo: in qualche misura, \u00abil carattere universale del sapere diventa oggetto di appropriazione da parte di alcuni giganteschi oligopoli della conoscenza, che lo filtrano, lo editano [\u2026]. Si tratta di un potere reale che viene esercitato sull\u2019utente. Un potere arbitrario e portatore di una certa visione del mondo: l\u2019architettura dei fondamenti tecnologici si basa su decisioni arbitrarie, <em>bias<\/em> e opinioni per loro natura soggettive che, in modo pi\u00f9 o meno consapevole, riflettono scelte politiche\u00bb<a href=\"#_ftn33\" id=\"_ftnref33\">[33]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo, chiaramente, non pu\u00f2 non avere conseguenze sulle faccende del mondo reale, in particolare sui meccanismi su cui si fonda una democrazia, che \u00absi ibrida in un\u2019oscillazione permanente tra massificazione e iper-personalizzazione [\u2026]. In questo mondo simbiotico, in cui tutto sembra assimilabile, i nostri vecchi punti di riferimento scompaiono a un ritmo vertiginoso\u00bb<a href=\"#_ftn34\" id=\"_ftnref34\">[34]<\/a>. Anche la fiducia, quella che Niklas Luhmann aveva definito \u201csistemica\u201d (fiducia nei sistemi) si trova necessariamente a fare i conti con contesti inusitati: la fiducia generica nel sistema (nella sua affidabilit\u00e0) sembra oggi diminuire in favore di una fiducia esclusivamente fondata sulla sua dimensione tecnologica, quella che \u201cnon pu\u00f2\u201d sbagliare (e se lo fa, la miglioreremo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le <em>blockchain<\/em>, su cui si fonda l\u2019affidabilit\u00e0 di tutte le transazioni virtuali, non hanno un\u2019unica collocazione n\u00e9 sono gestite da un singolo operatore o da un gruppo identificabile di individui o aziende: vengono gestite \u00abcon la collaborazione di una rete di computer autonomi sparsi in tutto il mondo\u00bb<a href=\"#_ftn35\" id=\"_ftnref35\">[35]<\/a>. Uno dei vantaggi offerti da questo modello \u00e8 la sua relativa incorruttibilit\u00e0. Pi\u00f9 grande (ossia pi\u00f9 decentralizzata) \u00e8 la rete, pi\u00f9 \u00e8 difficile che i dati vengano sovrascritti o contestati: questo spiega in parte perch\u00e9 le blockchain siano definite \u00absistemi di pagamento \u201ca fiducia zero\u201d. Nessuno dei validatori deve preoccuparsi di come e quando verr\u00e0 pagato o del fatto che i termini dei suoi pagamenti possano cambiare\u00bb<a href=\"#_ftn36\" id=\"_ftnref36\">[36]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli NFT (<em>Non Fungible Token<\/em>) sono unit\u00e0 di valore digitali basate su una blockchain, oggetti contrassegnati da un certificato di autenticit\u00e0, \u00abcome quello che si pu\u00f2 ottenere acquistando un quadro costoso. Il quadro potrebbe essere copiato o contraffatto, oppure qualcuno potrebbe rubarlo, ma poich\u00e9 esiste un certificato di autenticit\u00e0, si pu\u00f2 dimostrare di essere proprietari dell\u2019originale.&nbsp;Quindi gli NFT sono fondamentalmente un modo per rivendicare la propriet\u00e0 di un file digitale\u00bb<a href=\"#_ftn37\" id=\"_ftnref37\">[37]<\/a>. Dolce &amp; Gabbana sono riusciti a vendere una collezione NFT di nove pezzi a 5,7 milioni di dollari (\u201cgioielli che non possono essere trovati sulla Terra\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come si sar\u00e0 intuito, tutto questo concorrere di innovazioni genera un flusso potenzialmente dirompente: occorre correre ai ripari, fissare dei paletti perch\u00e9 il virtuale non fagociti il reale. Occorre, cio\u00e8, affrontare il problema \u201cetico\u201d, nuove regole che assicurino una continuit\u00e0 alle necessarie dinamiche fiduciarie (autorevoli) che fondano le basi di una societ\u00e0 (reale o virtuale che sia). Come muoversi? La nascente <em>algoretica<\/em> viene oggi concepita come studio dei problemi e dei risvolti etici connessi all\u2019applicazione degli algoritmi. Ma in molti ne mettono in discussione la praticabilit\u00e0: \u00abCredo che i bit non significhino nulla all\u2019infuori di come vengono interpretati [&#8230;] Alcuni credenti nell\u2019intelligenza artificiale, per\u00f2, sono diventati fanatici [\u2026] Il punto chiave \u00e8 che agli inizi degli anni novanta l\u2019idealismo digitale volse all\u2019assurdo. Cominciammo a organizzare i nostri sistemi digitali intorno ai bit anzich\u00e9 alle persone, le sole in grado di dare ai bit un significato [\u2026]. Se si decide di trattare i computer come persone, si offre loro lo stesso rispetto e si perde quindi il terreno cui ancorare le scelte di progettazione in materia di computer. Non puoi pi\u00f9 migliorarli\u00bb<a href=\"#_ftn38\" id=\"_ftnref38\">[38]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Far ragionare le macchine eticamente, cio\u00e8 in termini di bene e di male, supporrebbe la capacit\u00e0 di \u00abtrasformare il valore morale in qualcosa di calcolabile e stabilire un nuovo linguaggio universale che possa tradurre il valore morale (cio\u00e8 le valutazioni di bene e di male) in qualcosa di calcolabile per la macchina\u00bb<a href=\"#_ftn39\" id=\"_ftnref39\">[39]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">6. <em>Autorevolezza e virtualit\u00e0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa vuol dire, in questo cambiamento epocale di \u201cambiente\u201d sociale, interrogarsi sulla relazione autorevole? In un frangente simile, Hannah Arendt era arrivata alla conclusione che sarebbe pi\u00f9 giusto chiedersi \u201cche cosa sia stata\u201d l\u2019autorit\u00e0, e non \u201cche cosa sia\u201d: \u00abNoi non saremmo tentati di porci questa domanda se l\u2019autorit\u00e0 non fosse scomparsa dal mondo moderno [\u2026] In pratica non meno che in teoria, non siamo pi\u00f9 in grado di sapere che cosa veramente sia l\u2019autorit\u00e0\u00bb<a href=\"#_ftn40\" id=\"_ftnref40\">[40]<\/a>. Nonostante la vicenda personale che la port\u00f2 a subire i tremendi abusi di autorit\u00e0, la filosofa tedesca era tuttavia arrivata alla conclusione che \u00abaverla perduta significa aver perduto le fondamenta del mondo, che in effetti da allora ha cominciato a spostarsi, a cambiare, modificandosi con sempre crescente rapidit\u00e0 in forme diverse, s\u00ec che noi ci troviamo alle prese con un universo proteiforme, dove in ogni momento tutto pu\u00f2 trasformarsi in qualunque altra cosa\u00bb<a href=\"#_ftn41\" id=\"_ftnref41\">[41]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019autorevolezza \u00ab\u00e8 una relazione sociale in cui ad alcune persone \u00e8 concessa la legittimit\u00e0 di guidare e gli altri sono d\u2019accordo a seguire\u00bb<a href=\"#_ftn42\" id=\"_ftnref42\">[42]<\/a>. Occorre perci\u00f2 considerare l\u2019autorevolezza come un fenomeno \u201cemergente\u201d che caratterizza una certa relazione. Ancora Hannah Arendt, nel tentare di definirla, usava l\u2019espressione paradossale di un \u201cnon potere\u201d, un potere \u201c<em>en quelque facon nulle<\/em>\u201d, \u201cpi\u00f9 di un consiglio e meno di un ordine, un consiglio che non si pu\u00f2 trascurare senza danno\u201d. \u00abSi dimostra autorevole proprio in quanto consiste in un puro e semplice consiglio che non richiede, per essere seguito, n\u00e9 la forma imperativa, n\u00e9 alcuna coercizione esterna\u00bb<a href=\"#_ftn43\" id=\"_ftnref43\">[43]<\/a>. \u00abUn\u2019obbedienza che \u00e8 quasi reciproca\u00bb<a href=\"#_ftn44\" id=\"_ftnref44\">[44]<\/a>. Cosa succede quando la relazione autorevole si sposta in un ambiente virtuale? Probabilmente una risposta convincente potr\u00e0 essere data tra qualche tempo (immaginiamo presto). Per il momento possiamo osservare che alcune problematiche si stanno profilando in maniera pi\u00f9 precisa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In primo luogo, occorre avere la consapevolezza che siamo di fronte a una situazione \u201cnuova\u201d dal punto di vista relazionale e sottovalutare questa novit\u00e0 \u00e8 il primo modo per renderne impossibile la comprensione, \u00abperch\u00e9 chi non sa apprezzare la finzione, se non facendola passare per realt\u00e0, finir\u00e0 inesorabilmente per comportarsi nella realt\u00e0 come se avesse a che fare con una finzione\u00bb<a href=\"#_ftn45\" id=\"_ftnref45\">[45]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di pi\u00f9: dall&#8217;interno di questa realt\u00e0 mista sar\u00e0 facile correre il rischio di non poter pi\u00f9 avere gli strumenti per distinguere \u00abla differenza tra realt\u00e0 (psico)fisica e realt\u00e0 virtuale, proprio perch\u00e9 mentre la prima creder\u00e0 di espandersi, di aprire \u201ccolonie\u201d della sua esperienza nella realt\u00e0 virtuale, quest&#8217;ultima a sua volta colonizzer\u00e0 con un senso di presenza indotto artificialmente il vero senso di presenza della realt\u00e0 psicofisica. Entreremo in una nuova realt\u00e0, una realt\u00e0 ibrida che dall&#8217;interno avr\u00e0 scarse o nulle capacit\u00e0 anche di sapersi come ibrida: non ci sar\u00e0 pi\u00f9 la consapevolezza dello sperimentare in laboratorio e degli stessi soggetti che si prestano agli esperimenti\u00bb<a href=\"#_ftn46\" id=\"_ftnref46\">[46]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci troviamo in un momento di scelte molto importanti, soprattutto da quando il virtuale viene esponenzialmente corroborato dal supporto dell\u2019intelligenza artificiale: siamo in un momento critico e decisivo perch\u00e9 dobbiamo fondare l\u2019autorit\u00e0 del futuro. \u00abTalvolta la realt\u00e0 virtuale viene paragonata all\u2019Lsd, ma chi utilizza la realt\u00e0 virtuale, a differenza di chi assume l\u2019Lsd, pu\u00f2 condividere un mondo, per quanto fantastico, dal punto di vista oggettivo. Anche nel corso di esperienze di realt\u00e0 virtuale elettrizzanti avremo sempre la possibilit\u00e0 di toglierci gli occhiali. Non perderemo il controllo. La realt\u00e0 virtuale sar\u00e0 in genere di \u201cqualit\u00e0 inferiore\u201d rispetto alla realt\u00e0, ai sogni o ai trip psichedelici, ma spetter\u00e0 sempre a noi affinare i nostri sensi in modo da cogliere la differenza\u00bb<a href=\"#_ftn47\" id=\"_ftnref47\">[47]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il momento, pu\u00f2 aiutare il consiglio provocatorio della politologa franco tunisina Ama Mhalla per la quale \u00abdovremmo smettere di concentrarci sulla ricerca viscerale della \u201cverit\u00e0\u201d, e cominciare a chiederci cose semplici e spesso dimenticate dalla maggioranza delle persone: \u201cChi\u201d, \u201cchi mi sta parlando?\u201d, \u201cda dove mi parlano?\u201d, \u201cchi mi dice cosa e con quale intenzione?\u201d, domande pi\u00f9 sane, proattive, rispetto a chiedersi se il messaggio \u00e8 \u201cvero\u201d o \u201cfalso\u201d. Ad esempio: dopo l\u2019esposizione a un contenuto, non intraprendere alcuna azione (like, share, follow ecc.) nei cinque secondi successivi, cos\u00ec da permettere il passaggio dal sistema uno, quello dei riflessi e delle credenze, al sistema due, quello del pensiero freddo e del ragionamento. L\u2019idea \u00e8 semplice, costa poco, \u00e8 rapida da eseguire e potrebbe rivelarsi molto efficace\u00bb<a href=\"#_ftn48\" id=\"_ftnref48\">[48]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> G. Ragone, D. Capaldi, <em>Dialogo nel tempo instabile. Lo spazio e l\u2019immaginario, la persona e il conflitto<\/em>, in G. Boccia Artieri, M. Farci (a cura di), <em>Shockdown. Media, cultura, comunicazione e ricerca nella pandemia<\/em>, Meltemi, Milano 2021, p. 125.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> E. Katz, P. Lazarsfeld, <em>Personal influence: The part played by people in the flow of mass communications<\/em>, The Free Press, New York 1955, p. 15.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> S. Belardinelli, G. Gili, <em>Fidarsi. Cinque forme di fiducia alla prova del Covid-19<\/em>, in G. Boccia Artieri, M. Farci (a cura di), <em>Shockdown. Media, cultura, comunicazione e ricerca nella pandemia<\/em>, cit., p. 211.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> J.D. Peters, <em>The Part Played by Gentiles in the Flow of Mass Communications: On the Ethnic Utopia of \u201cPersonal Influence\u201d<\/em>, in \u00abThe Annals of the American Academy of Political and Social Science\u00bb, 608, 1, 2006, p. 103.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref5\" id=\"_ftn5\">[5]<\/a> P.L. Berger, T. Luckmann, <em>Lo smarrimento dell\u2019uomo moderno <\/em>(1995), tr. it. il Mulino, Bologna 2010, p. 130.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref6\" id=\"_ftn6\">[6]<\/a> <em>Ibid<\/em>., p. 131.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref7\" id=\"_ftn7\">[7]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref8\" id=\"_ftn8\">[8]<\/a> E. Katz, P. Lazarsfeld, <em>op. cit.<\/em>, p. 89.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref9\" id=\"_ftn9\">[9]<\/a> L. Ceccarini, <em>La cittadinanza online<\/em>, il Mulino, Bologna 2015, p. 45.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref10\" id=\"_ftn10\">[10]<\/a> S. Bentivegna, G. Boccia Artieri, <em>Voci della democrazia. Il futuro del dibattito pubblico,<\/em> il Mulino, Bologna 2021, p. 30.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref11\" id=\"_ftn11\">[11]<\/a> M. Ball, <em>Metaverso. Cosa significa, chi lo controller\u00e0 e perch\u00e9 sta rivoluzionando le nostre vite <\/em>(2022), tr. it. Garzanti, Milano 2022, p. 343.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[12]<\/a> M. Tukur, J. Schneider, M. Househ, A.H. Dokoro, U.I. Ismail, M. Dawaki, M. Agus, <em>The Metaverse digital environments: A scoping review of the techniques, technologies, and applications<\/em>, in \u00abJournal of King Saud University &#8211; Computer and Information Sciences\u00bb, 36, 101967, 2024, p. 1<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[13]<\/a> A. Carciofi, <em>Vivere il metaverso. Vita, lavoro e relazioni: come trovare benessere ed equilibrio nel futuro di Internet<\/em>, ROI Edizioni, Macerata-Milano 2022, p. 147.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[14]<\/a> M. Ball, <em>op. cit<\/em>., p. 346.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[15]<\/a> S. Richter, A. Richter, <em>What is novel about the Metaverse?<\/em>, in \u00abInternational Journal of Information Management\u00bb, 73, 102684, 2023, p. 3.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[16]<\/a> J. Lanier, <em>L\u2019alba del nuovo tutto<\/em> (2017), tr. it. il Saggiatore, Milano 2019, p. 68.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref17\" id=\"_ftn17\">[17]<\/a> C. Flavi\u00e1n, S. Ib\u00e1\u00f1ez-S\u00e1nchez, C. Or\u00fas, S. Barta, <em>The dark side of the metaverse: The role of gamification in event virtualization<\/em>, in \u00abInternational Journal of Information Management\u00bb, 75, 102726, 2024,.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref18\" id=\"_ftn18\">[18]<\/a> J. Lanier,<em> op. cit.<\/em>, p. 197.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref19\" id=\"_ftn19\">[19]<\/a> C. Salmon, <em>Storytelling. La fabbrica delle storie<\/em> (2007), tr. it., Fazi Editore, Roma 2014, (Ebook), pos. 2284 e 2363.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref20\" id=\"_ftn20\">[20]<\/a> <em>Ibid<\/em>., pos. 58.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref21\" id=\"_ftn21\">[21]<\/a> B.C. Han, <em>La crisi della narrazione: Informazione, politica e vita quotidiana<\/em> (2023), tr. it. Giulio Einaudi, Torino 2024, (Ebook), pos. 982, 46, 63.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref22\" id=\"_ftn22\">[22]<\/a> C. Turli, <em>Il Metaverso e modalit\u00e0 educative. L\u2019apprendimento tra formale e informale<\/em>, Editoriale Anicia, Roma 2024, p. 61.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref23\" id=\"_ftn23\">[23]<\/a> B.C. Han, <em>op. cit.,<\/em> pos. 1050.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref24\" id=\"_ftn24\">[24]<\/a> E. Bonacini, <em>Digital storytelling nel marketing culturale e turistico. Manuale pratico con esempi applicativi<\/em>, Dario Flaccovio Editore, Palermo 2021, p. 131.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref25\" id=\"_ftn25\">[25]<\/a> J. Lanier, <em>op. cit.<\/em>, p. 270.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref26\" id=\"_ftn26\">[26]<\/a> E. Mazzarella, <em>Contro metaverso. Salvare la presenza<\/em>, Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2022 (Ebook), pos. 1373.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref27\" id=\"_ftn27\">[27]<\/a> G. Riva, A. Gaggioli, <em>Realt\u00e0 virtuali. Gli aspetti psicologici delle tecnologie simulative e il loro impatto sull\u2019 esperienza umana<\/em>, Giunti Psychometrics, Firenze 2019 (Ebook), pos. 882.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref28\" id=\"_ftn28\">[28]<\/a> S. Richter, A. Richter,<em> op. cit.<\/em>, p. 5.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref29\" id=\"_ftn29\">[29]<\/a> G. Riva, A. Gaggioli, <em>op. cit.<\/em>, pos. 1270.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref30\" id=\"_ftn30\">[30]<\/a> S. Colazzo, R. Maragliano, <em>Metaverso e realt\u00e0 dell\u2019educazione<\/em>, Edizioni Studium, Roma 2022, p. 87.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref31\" id=\"_ftn31\">[31]<\/a> J. Lanier, <em>op. cit.<\/em>, pp. 270. 198.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref32\" id=\"_ftn32\">[32]<\/a> M. Zuckerberg, <em>Meta. Founder\u2019s Letter<\/em>, 28 october 2021, <a href=\"https:\/\/about.fb.com\/news\/2021\/10\/founders-letter\/\">https:\/\/about.fb.com\/news\/2021\/10\/founders-letter\/<\/a> (ultimo accesso 15 dicembre 2025)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref33\" id=\"_ftn33\">[33]<\/a> A. Mhalla, <em>Tecnopolitica: Come la tecnologia ci rende soldati <\/em>(2024), tr. it. ADD, Torino 2024 (Ebook), pos. 59.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref34\" id=\"_ftn34\">[34]<\/a> <em>Ibid<\/em>., pos. 47 e pos. 121.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref35\" id=\"_ftn35\">[35]<\/a> M. Ball, <em>op. cit.<\/em>, p. 293.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref36\" id=\"_ftn36\">[36]<\/a> <em>Ibid.<\/em>, p. 296.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref37\" id=\"_ftn37\">[37]<\/a> A. Carciofi, <em>op. cit., <\/em>p. 104.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref38\" id=\"_ftn38\">[38]<\/a> J. Lanier, <em>op. cit., <\/em>pp. 288, 281 e 291.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref39\" id=\"_ftn39\">[39]<\/a> E. Mazzarella, <em>op. cit., <\/em>pos. 1237.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref40\" id=\"_ftn40\">[40]<\/a> H. Arendt, <em>Tra passato e futuro <\/em>(1961), tr. it. Garzanti, Milano 1999, pp. 130-131.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref41\" id=\"_ftn41\">[41]<\/a> <em>Ibid<\/em>., p. 134.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref42\" id=\"_ftn42\">[42]<\/a> J.L. Pace, A. Hemmings, <em>Understanding Authority in Classrooms: A Review of Theory, Ideology, and Research<\/em>, in \u00abReview of Educational Research\u00bb, 77, 1, 2007, p. 6.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref43\" id=\"_ftn43\">[43]<\/a> H. Arendt, <em>op. cit., <\/em>p. 168.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref44\" id=\"_ftn44\">[44]<\/a> N.D. Brubaker, <em>Negotiating authority through cultivating a classroom community of inquiry<\/em>, in \u00abTeaching and Teacher Education\u00bb 28, 2012, p. 241.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref45\" id=\"_ftn45\">[45]<\/a> P. D&#8217;Angelo, <em>La tirannia delle emozioni<\/em>, il Mulino, Bologna 2020 (Ebook), pos. 229<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref46\" id=\"_ftn46\">[46]<\/a> E. Mazzarella, <em>op. cit., <\/em>pos. 1421.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref47\" id=\"_ftn47\">[47]<\/a> J. Lanier, <em>op. cit., <\/em>p. 174.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref48\" id=\"_ftn48\">[48]<\/a> A. Mhalla,<em> op. cit.<\/em>, p. 240.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. 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