{"id":1816,"date":"2026-01-26T10:46:48","date_gmt":"2026-01-26T09:46:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/?p=1816"},"modified":"2026-01-28T14:31:34","modified_gmt":"2026-01-28T13:31:34","slug":"della-farmacologia-cio-che-fa-si-che-la-vita-valga-la-pena-di-essere-vissuta-orthotes-napoli-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzaefilosofia.com\/new\/2026\/01\/26\/della-farmacologia-cio-che-fa-si-che-la-vita-valga-la-pena-di-essere-vissuta-orthotes-napoli-2025\/","title":{"rendered":"DELLA FARMACOLOGIA. Ci\u00f2 che fa s\u00ec che la vita valga la pena di essere vissuta [Orthotes, Napoli 2025]"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1. <em>Un <\/em>ph\u00e1rmakon <em>per il pensiero contemporaneo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left wp-block-paragraph\">La pubblicazione italiana di <em>Della Farmacologia. Ci\u00f2 che fa s\u00ec che la vita valga la pena di essere vissuta<\/em> (2025), a cura di Pietro Prunotto per i tipi di Orthotes, rappresenta un evento editoriale di particolare rilevanza per gli studi sul pensiero tecnologico contemporaneo. Il testo, originariamente apparso in francese nel 2010, giunge al lettore italiano in un momento storico in cui le questioni sollevate da Bernard Stiegler appaiono di drammatica attualit\u00e0: la crisi dell&#8217;attenzione, la proletarizzazione generalizzata, la distruzione sistematica dei saperi e l&#8217;emergere di quella che il filosofo francese definisce <em>b\u00eatise syst\u00e9mique<\/em>. Il nucleo teorico dell&#8217;opera risiede in una tesi tanto semplice quanto rivoluzionaria, volta a mostrare come: \u00abl&#8217;oggetto transizionale \u00e8 il primo <em>ph\u00e1rmakon<\/em>\u00bb (p. 31). Recuperando e riarticolando la nozione winnicottiana di oggetto transizionale \u2013 quell&#8217;orsacchiotto, pezzo di stoffa, o qualsiasi altro oggetto che media la relazione tra madre e bambino \u2013 Stiegler propone una genealogia radicale della farmacologia dello spirito. L&#8217;oggetto transizionale, come sottolinea efficacemente Prunotto nella sua densa Introduzione, \u00abnon si limita all&#8217;oggetto concreto che istanzia tale relazione\u00bb, ma costituisce piuttosto uno spazio potenziale che \u00abnon \u00e8 n\u00e9 nello spazio esterno, n\u00e9 interno alla madre o al bambino\u00bb (p. 13). \u00c8 questo <em>zwischen<\/em>, questo \u201ctra\u201d che non esiste ma che <em>consiste<\/em>, a inaugurare la dimensione propriamente farmacologica dell&#8217;esistenza umana. La forza dell&#8217;analisi stiegleriana risiede nel mostrare come questa struttura originaria si estenda ben oltre la psicogenesi infantile, divenendo il modello di ogni relazione con gli oggetti tecnici. Come afferma il filosofo: \u00abl&#8217;oggetto transizionale non concerne soltanto il bambino e sua madre: esso \u00e8 anche, in quanto primo <em>ph\u00e1rmakon<\/em>, l&#8217;origine delle opere d&#8217;arte e, pi\u00f9 in generale, della vita dello spirito in tutte le sue forme\u00bb (p. 33). Questa generalizzazione poggia su una sofisticata ontologia del <em>ph\u00e1rmakon<\/em> che integra psicoanalisi, fenomenologia e storia della tecnica. L&#8217;oggetto transizionale costituisce infatti \u00ablo stadio infantile della farmacologia dello spirito, matrice in cui lo spazio transizionale si forma in una relazione trasduttiva con la \u201cbuona madre\u201d, cio\u00e8 la fornitrice di cure\u00bb (p. 52). Il <em>ph\u00e1rmakon<\/em>, in questa prospettiva, si configura come struttura ambivalente: \u00abCome tale, esso pu\u00f2 sempre avviare processi di proiezione tanto curativi quanto negativi, divenendo per esempio il supporto di una dipendenza, lo schermo della malinconia, o persino della pulsione di distruzione\u00bb (p. 34). \u00c8 proprio questa costitutiva ambiguit\u00e0 a rendere necessaria una farmacologia, intesa come \u00abun discorso sul <em>ph\u00e1rmakon<\/em> colto <em>con lo stesso gesto<\/em> nelle sue dimensioni curative e in quelle tossiche\u00bb (pp. 34-35).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2. <em>Il doppio raddoppiamento epocale e l&#8217;adozione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Centrale nell&#8217;architettura concettuale del testo \u00e8 la teoria del \u00abdoppio raddoppiamento epocale\u00bb: ogni nuovo <em>ph\u00e1rmakon<\/em> tecnologico produce inizialmente una sorta di \u201csospensione primaria\u201d, generando un certo disorientamento. Come spiega Stiegler: \u00abIl primo raddoppiamento \u00e8 l&#8217;effetto primario attraverso cui un nuovo <em>ph\u00e1rmakon<\/em>, provocando un\u2019\u201cinfedelt\u00e0 dei milieu\u201d (Canguilhem, 1998), apre un\u2019<em>epoch\u00e9<\/em>, cio\u00e8 una sospensione dei programmi che regolano un&#8217;epoca\u00bb (p. 70). Questa \u00absospensione primaria cortocircuita i programmi sospesi ed \u00e8 una patologia innanzitutto in questo senso: \u00e8 una lesione, una ferita e un indebolimento\u00bb (<em>ibid.<\/em>). Tuttavia, questa prima fase distruttiva pu\u00f2 e deve essere seguita da un raddoppiamento secondario capace di inventare nuovi circuiti lunghi di transindividuazione, nuove forme di cura e sublimazione. \u00abIl secondo raddoppiamento [&#8230;] interviene come terapeutica, come tecnica del s\u00e9 e degli altri, normativit\u00e0 che si stabilisce attraverso un processo di <em>adozione<\/em> che \u00e8 un nuovo tipo di affezione\u00bb (<em>ibid.<\/em>). \u00c8 in questo secondo momento che si costituisce propriamente un&#8217;epoca, attraverso un processo di adozione \u2013 non di mero adattamento \u2013 del <em>ph\u00e1rmakon<\/em>. Come chiarisce Prunotto: \u00abOpposta all&#8217;adozione \u00e8 la tendenza ormai imperante dell&#8217;<em>adattamento<\/em>, cio\u00e8 alla proletarizzazione: in essa, i termini preesistono al rapporto, sottomettendosi a esso e provocandone la disindividuazione\u00bb (p. 13). Stiegler estende questa prospettiva patogenetica alla tecnogenesi stessa, affermando che \u00abl&#8217;antropogenesi deve essere concepita come una patogenesi esattamente nella misura in cui \u00e8 una tecnogenesi\u00bb (p. 62). La vita umana appare cos\u00ec come un processo costante di negoziazione farmacologica tra sussistenza ed esistenza, tra bisogno e desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3. <em>Il fuoco prometeico: desiderio, tecnica e farmacologia della libido<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa dialettica attraversa l&#8217;intera opera, dalla riflessione sul fuoco prometeico all&#8217;analisi del capitalismo pulsionale contemporaneo. Il mito di Prometeo acquista una valenza esemplare: \u00abIl fuoco di Prometeo, simboleggiando cos\u00ec allo stesso tempo il desiderio e la tecnica, \u00e8 l&#8217;oggetto per eccellenza della farmacologia dell&#8217;inconscio, ossia della libido\u00bb (p. 56). Stiegler mostra come \u00abil fuoco \u00e8 il <em>ph\u00e1rmakon<\/em> per eccellenza. In quanto civilizzatore, esso rischia sempre di mandare a fuoco la civilt\u00e0. Come emblema comune della tecnica e del desiderio, esso costituisce e articola una <em>doppia logica del difetto necessario<\/em>\u00bb (p. 56). Nella lettura stiegleriana, influenzata dalla rilettura che Jean-Pierre Vernant aveva operato del mito greco (2001), il fuoco non \u00e8 solo simbolo tecnico ma anche economico e domestico: \u00abEstia \u00e8 la divinit\u00e0 della domesticit\u00e0, intesa come cura prestata a questo <em>ph\u00e1rmakon<\/em> che \u00e8 il fuoco e a questa farmacologia che \u00e8 dunque ogni economia \u2013 figura ideale di una \u201cfilosofia del <em>care<\/em>\u201d\u00bb (p. 56). Questa connessione tra economia e cura sar\u00e0 cruciale per comprendere la critica stiegleriana al capitalismo consumistico. Le due tendenze del <em>ph\u00e1rmakon<\/em> corrispondono infatti alle \u00abdue tendenze dell&#8217;economia libidinale: il farmacologico, quando produce circuiti lunghi in cui diviene una cura, entra al servizio della libido orientata dalla sublimazione; e quando produce cortocircuiti, \u00e8 sottomesso alle pulsioni\u00bb (p. 57). Questa prospettiva consente a Stiegler di ripensare radicalmente il rapporto tra Eros e Thanatos freudiano in chiave farmacologica: \u00ab\u00c8 il <em>gioco<\/em> di Eros e Thanatos che questa farmacologia instaura\u00bb, un gioco che si manifesta attraverso l&#8217;<em>elp\u00eds<\/em> esiodea, quell&#8217;attesa che \u00e8 \u00abal contempo speranza e angoscia\u00bb (<em>ibid.<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4. <em>La critica della tradizione filosofica e la<\/em> b\u00eatise <em>sistemica<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno degli aspetti pi\u00f9 notevoli del testo \u00e8 la serrata critica che Stiegler rivolge ai suoi maestri e interlocutori privilegiati. Se Derrida ha introdotto la questione del <em>ph\u00e1rmakon<\/em> nella <em>Farmacia di Platone<\/em> (2015), egli \u00abnon ha mai preso in considerazione nemmeno la possibilit\u00e0 di una tale farmacologia \u2013 cio\u00e8 di un discorso sul <em>ph\u00e1rmakon<\/em> colto <em>con lo stesso gesto<\/em> nelle sue dimensioni curative e in quelle tossiche\u00bb (pp. 34-35). La grammatologia derridiana rimane cos\u00ec, per Stiegler, incapace di pensare i processi di cura che potrebbero invertire la tendenza tossica. Come osserva criticamente pi\u00f9 avanti: \u00abN\u00e9 la grammatologia n\u00e9 la decostruzione sono sufficienti a <em>curare<\/em> ci\u00f2: questo necessita un&#8217;organologia, ossia una storia del supplemento che non ha mai visto la luce, poich\u00e9 la decostruzione \u00e8 sempre rimasta accampata nella logica indecidibile del supplemento\u00bb (p. 82). Analogamente, come evidenzia Gaetano Chiurazzi nella sua Postfazione al testo, Heidegger viene criticato per aver \u00abscelto a un certo punto di sganciare la questione della tecnica da quella prospettiva che definisce \u201cantropologica e strumentale\u201d\u00bb (p. 217), mentre Foucault avrebbe dimenticato \u00abdella farmacopea in generale, e ancor meno dell&#8217;industrializzazione della farmacia\u00bb (p. 195). Queste critiche non sono gratuite polemiche accademiche, ma mirano a mostrare come la tradizione filosofica del Novecento abbia sistematicamente mancato la dimensione propriamente farmacologica della tecnica, oscillando tra demonizzazione e celebrazione acritica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire da tali critiche, la diagnosi che Stiegler offre del capitalismo contemporaneo \u00e8 radicale. \u00abLa <em>b\u00eatise<\/em> sistemica \u00e8 generata da una <em>proletarizzazione generalizzata<\/em>, alla quale cio\u00e8 non sfugge <em>alcun<\/em> attore del sistema industriale consumistico\u00bb (p. 55). Questa proletarizzazione non riguarda solo i lavoratori manuali, come nella critica marxiana classica, ma si estende a tutti i saperi: \u00abNon sono semplicemente i particolarismi culturali a essersi persi [&#8230;] sono anche i saper-vivere pi\u00f9 elementari e i saper-fare incorporati dai mestieri che si sono dissolti <em>mentre venivano simultaneamente liquidati i saperi accademici e universalistici<\/em>\u00bb (p. 65). Il concetto di <em>b\u00eatise<\/em>, centrale nel lessico stiegleriano, non coincide semplicemente con la stupidit\u00e0 o l&#8217;ignoranza. Essa \u00e8, nelle parole di Prunotto: \u00abla distruzione dello spirito in quanto \u201crisultato della distruzione dei circuiti di transindividuazione\u201d\u00bb (p. 23). \u00c8 quella condizione che opera distruzione attraverso lo psicopotere, \u00abun&#8217;organizzazione sistematica della captazione dell&#8217;attenzione, resa possibile dalle psicotecnologie\u00bb (p. 121), che produce un \u00abmassiccio fenomeno di distruzione dell&#8217;attenzione, descritto dalla nosologia americana [&#8230;] come <em>attention deficit disorder<\/em>\u00bb (p. 121). Inoltre, particolarmente incisiva appare l\u2019analisi del capitalismo pulsionale: \u00abIn una tale societ\u00e0 [&#8230;] la patologia \u00e8 in un rapporto del tutto nuovo con il desiderio [&#8230;] un rapporto in cui le sue tendenze pulsionali sono sistematicamente sfruttate, mentre le sue tendenze sublimatorie sono sistematicamente cortocircuitate\u00bb (p. 61). Il marketing diviene cos\u00ec \u00abil braccio armato di un capitalismo finanziarizzato divenuto essenzialmente speculativo\u00bb (p. 122), che opera attraverso la sistematica distruzione degli oggetti del desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte a questa situazione, Stiegler propone un nuovo tipo di economia della contribuzione come alternativa al modello consumistico. \u00abL&#8217;economia contributiva mira a superare il binomio produzione e consumo a favore di un modello reticolare\u00bb, pensato \u00aba partire dai modelli decentralizzati delle <em>smart grids<\/em> e di Internet\u00bb (p. 22). Questo modello permetterebbe \u00abil rilancio di una nuova economia che \u00e8 necessariamente anche <em>un&#8217;economia dello spirito<\/em>, cio\u00e8 \u201cuna nuova razionalit\u00e0 sociale, produttrice di motivazione e motivi per vivere insieme\u201d\u00bb (p. 23). La tesi fondamentale che qui viene messa in luce \u00e8 che \u00abeconomizzare significa prendersi cura\u00bb (p. 22). Come spiega Stiegler: \u00abSe il consumo \u00e8 ci\u00f2 che distrugge il suo oggetto, la libido \u00e8 al contrario ci\u00f2 che <em>si prende cura<\/em> del suo oggetto\u00bb (p. 131). L&#8217;economia libidinale \u00e8 quindi \u00abl&#8217;economia di questa infinitizzazione e costituisce perci\u00f2 un sistema di cura intrinsecamente lungo-termista, perch\u00e9 intrinsecamente rivolto all&#8217;interminabile\u00bb (p. 147). Questa prospettiva trova un fondamento teorico nell&#8217;organologia generale che Stiegler, riprendendo la riflessione di Gilbert Simondon in <em>L\u2019individuazione psichica e collettiva <\/em>(2021), sviluppa come studio delle relazioni trasduttive tra organi psicosomatici, tecnici e sociali. In quest\u2019ottica, \u00abLe tecnologie digitali formano <em>un nuovo milieu tecnologico, reticolare e relazionale<\/em>\u00bb (p. 135), che pu\u00f2 costituire la base materiale per nuovi circuiti di transindividuazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5.<em> L&#8217;edizione italiana: mediazione filosofica e contributi critici<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, per tirare le somme di questa breve analisi, riteniamo sia giusto osservare come il merito di Prunotto, traduttore e curatore dell\u2019opera, non si limita alla sola resa italiana del testo \u2013 pregevole per chiarezza e precisione terminologica \u2013 ma si estende a un vero e proprio lavoro di mediazione filosofica. La sua Prefazione, significativamente intitolata <em>Curare lo spirito, adottare il ph\u00e1rmakon<\/em>, fornisce al lettore italiano le coordinate essenziali per orientarsi nel complesso paesaggio concettuale stiegleriano, collegando <em>Della farmacologia<\/em> con <em>Prendersi cura<\/em> (2008) e situando l&#8217;opera nel pi\u00f9 ampio progetto di un&#8217;organologia generale dello spirito. Altrettanto preziosa \u00e8 la Postfazione di Gaetano Chiurazzi, <em>Tecnica e cura: l&#8217;oggetto tecnico come oggetto transizionale<\/em>, che sviluppa con rigore le implicazioni teoretiche della tesi stiegleriana. Chiurazzi mostra come \u00abl&#8217;oggetto tecnico, in quanto \u00e8 compreso come tale, \u00e8 di per s\u00e9 dotato di un valore terapeutico\u00bb (p. 222), non per la sua eventuale antropomorfizzazione (come nei robot di cura), ma precisamente per la sua funzione transizionale e differenziatrice. \u00abIl valore terapeutico dell&#8217;oggetto tecnico non sta nel suo favorire l&#8217;identificazione [&#8230;] ma nel far comprendere la differenziazione\u00bb (p. 223). Questo contributo permette di leggere Stiegler in dialogo produttivo con Simondon e con la tradizione fenomenologica, evitando sia il tecnofobismo che il fanatismo acritico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In conclusione, questa edizione italiana di <em>Della farmacologia<\/em> rappresenta un contributo fondamentale agli studi su Stiegler e, pi\u00f9 in generale, alla riflessione filosofica sulla tecnica. La diagnosi che Stiegler offre del capitalismo contemporaneo \u2013 come sistema che \u00abha fatto dell&#8217;incuria il principio stesso della sua organizzazione\u00bb (p. 172) \u2013 risuona con particolare forza nell&#8217;epoca post-pandemica e delle crisi ecologiche globali. La lezione profonda del testo sta nella comprensione che \u00abla tendenza all&#8217;incuria \u00e8 irriducibile\u00bb e che pertanto \u00ab\u00e8 sempre necessario organizzare un&#8217;economia dell&#8217;incuria, coltivando sistemi di cura che presuppongano un&#8217;intelligenza farmacologica\u00bb (p. 172). Non si tratta di eliminare il <em>ph\u00e1rmakon<\/em> \u2013 impresa impossibile e indesiderabile \u2013 ma di imparare ad adottarlo, trasformando il veleno in rimedio attraverso nuove pratiche di cura collettiva. In un&#8217;epoca in cui la questione della cura \u2013 di s\u00e9, degli altri, del mondo \u2013 si impone con urgenza crescente, il pensiero farmacologico di Stiegler offre strumenti concettuali indispensabili. La sua lezione fondamentale pu\u00f2 essere riassunta cos\u00ec: \u00abIl <em>ph\u00e1rmakon<\/em> \u00e8 allo stesso tempo ci\u00f2 che <em>permette<\/em> di prendersi cura, e ci\u00f2 <em>di cui<\/em> bisogna prendersi cura \u2013 nel senso che \u00e8 necessario <em>farvi attenzione<\/em>: \u00e8 una potenza <em>curativa nella misura e nella dismisura<\/em> in cui \u00e8 una potenza <em>distruttrice<\/em>\u00bb (p. 34). \u00c8 questa ambivalenza costitutiva, insieme terapeutica e politica, che <em>Della farmacologia<\/em> ci invita a coltivare come arte di vivere nel XXI secolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carlo De Conte<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. 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