«SULLE FRONTIERE DELL’ISTITUZIONE». La filosofia pratica di Georges Canguilhem

di:

Emilia Marra

Emilia Marra

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Abstract

“ON INSTITUTION’S FRONTIERS” . THE PRACTICAL PHILOSOPHY OF GEORGES CANGUILHEM This Dossier is part of the recent rediscovery of Georges Canguilhem’s work in Italy. With its contributions, this issue aims to explore the legacy of Canguilhem’s historical epistemology, particularly in light of the publication of his complete works by Vrin. The originality of Canguilhem’s method—which we are now in a position to fully appreciate—is put to the test through comparison with other disciplines and authors, thereby providing food for thought for the latest lines of research in contemporary philosophy.

Nel suo commiato a Georges Canguilhem, Pierre Bourdieu riesce in poche battute a restituire una impressione viva e tenace dell’epistemologo di Castelnaudary dipingendone il profilo su uno sfondo particolare: il grande potere di integrazione della scuola repubblicana francese. C’è una «dissonanza»[1] tra Canguilhem e le università francesi che ha lasciato il segno, una «resistenza»[2], una non aderenza che sembra contraddire le cariche e le funzioni che lo Stato francese gli ha offerto nel tempo[3]. Figlio di un sarto, Canguilhem è un giovane studente di provincia che non sa giocare a tennis come Sartre e Aron, antimilitarista e sostenitore dell’indipendenza intellettuale, rumoroso dentro e fuori le mura dell’ENS e con uno spiccato accento del sud, in grado di percorrere tutte le tappe che lo porteranno alla più nota immagine del professore medagliato, maestro di una generazione, alto funzionario, direttore del CNRS e vicedirettore dell’Accademia Internazionale di Storia della Scienza, figura perfettamente integrata all’interno delle istituzioni francesi. Tra queste due fasi, la stagione della resistenza attiva ad Auvergne all’indomani dell’invasione da parte della Gestapo della Facoltà di Lettere dell’Università di Strasburgo, seguita dal rifiuto, poi ritrattato nel 1948, di assumere il ruolo di ispettore generale di filosofia. Da quel momento in poi sembra che la forma del suo resistere cambi di segno, operando più per sottrazione: Bourdieu esprime un leggero dispiacere per il fatto che Canguilhem abbia rifiutato di concedere interviste, lasciando che gli spazi mediatici venissero occupati da impostori, e Foucault scrive che «quest’uomo si è trovato in un modo o nell’altro presente nei dibattiti in cui lui stesso si è ben guardato dal figurare mai»[4]. Integrato e (auto)silenziato, di Canguilhem ci si è a lungo limitati a dire che è uno dei maîtres à penser, insieme non omogeneo che rappresenta forse l’ultima arma, retrospettiva, di quel potere d’integrazione dell’esperienza scolastica francese dalla quale Bourdieu mette in guardia.

La pubblicazione delle opere complete da parte dell’editore Vrin offre oggi la possibilità di ripensare il ruolo di Canguilhem non solo nel contesto di quella nicchia che è l’epistemologia storica nella Francia del secondo Novecento e della sua battaglia specifica contro l’epistemologia anglosassone da una parte e lo storicismo dall’altra, ma all’interno della più ampia cornice della filosofia contemporanea. All’occasione si accompagna però, lo si sarà intuito, il rischio: quello di avere adesso materiale a sufficienza per incasellare persino l’imprendibile Canguilhem nel Panthéon accademico parigino, irrigidendone l’intenzione e la direzione di ricerca in un ritratto che, pretendendo di restituirne i tratti salienti, manchi proprio quel carattere della dissidenza che si è impresso in chi ha fatto tesoro della sua lezione viva.

Questo Dossier intende inserirsi all’interno del più ampio movimento di scoperta di Canguilhem in Italia che, come scrive Elena Gagliasso, è tardiva[5], per contribuire a pensare lontano dai riflettori la specificità metodologica delle scienze della vita. Se negli anni ‘70 i progetti editoriali di traduzione degli scritti di Canguilhem in lingua italiana si erano limitati a due delle quattro opere licenziate dall’autore[6] e a quei testi che trattano direttamente con l’epistemologia di Gaston Bachelard[7], è a partire dalla seconda metà degli anni 2000 che si registra un vero e proprio rilancio nell’interesse editoriale nei suoi riguardi: dal 2004 in poi il lettore italiano può accedere a testi giovanili, come Il fascismo e i contadini del 1935, grazie alla traduzione di M. Cammelli per Il Mulino, nonché a saggi più maturi, come ad esempio la raccolta Sulla medicina: scritti 1955-1989, a cura di D. Tarizzo per Einaudi. L’operazione non si limita a opere firmate dal solo Canguilhem, ma include saggi a quattro mani e antologie, come l’“Avvertenza alla prima edizione” del saggio di J. Cavaillès, Sulla logica e la teoria della scienza, a cura di V. Morfino e L. M. Scarantino (Mimesis 2006), Dallo sviluppo all’evoluzione nel XIX secolo, scritto con Lapassade, Piquemal e Ulmann (tr. it. di E. Castelli Gattinata, Mimesis 2006), Il significato della vita. Letture del III capitolo dell’Evoluzione creatrice di Bergson, a cura di G. Bianco per i tipi di Mimesis (2006) – con testi di Canguilhem e Gilles Deleuze – nonché gli Scritti filosofici, a cura di A. Cavazzini (Mimesis 2004). A questi vanno aggiunti singoli saggi tradotti in riviste e collettanei, di cui il più noto è senz’altro il testo del 1967, “Morte dell’uomo o estinzione del cogito?”, commento a Le parole e le cose di Michel Foucault tradotto da S. Agosti per l’edizione BUR del 2004[8]. L’ultimo biennio ha visto poi l’impegno di F. Domenicali nella traduzione della raccolta Bisogni e tendenze (Orthotes 2024) e nella nuova edizione italiana de La conoscenza della vita (Orthotes 2024). Anche il volume Ideologia e razionalità nella storia delle scienze della vita, originariamente tradotto da P. Jervis per La Nuova Italia nel 1992, è stato ritradotto per i tipi di Mimesis. A quest’ultimo periodo di rilancio della traduzione italiana dei testi di Canguilhem appartiene anche il saggio del 1961 “Necessità della ‘Diffusione scientifica’”, tradotto nel 2023 da L. Cabassa e G. Gandolfi e inserito nel volume Epistemologie. Critiche e punti di fuga nel dibattito contemporaneo, a cura di L. Cabassa e F. Pisano (Mimesis 2023). Le traduzioni sono però solo una delle spie dell’interesse nei confronti di un autore. Convegni, giornate di studio e opere collettanee organizzate sotto il segno di Canguilhem testimoniano la crescente curiosità nei confronti di una proposta irriducibile allo storicismo crociano, in grado adesso di occupare uno spazio che prima le era stato precluso[9]: una interrogazione dei concetti di vita e di organismo in dialogo con gli sviluppi delle scienze della vita, lontano dal riduzionismo delle scienze dure e in direzione di «an “extended” conception of science and scientific objectivity»[10]. Il nome di Canguilhem inizia a comparire nei progetti monografici e nelle tesi di dottorato, passando da nota erudita o, con la calzante espressione di Robert Maggiori, dal ruolo di «filosofo dell’ombra»[11], a parte integrante della speculazione filosofica, risalendo così fino al titolo: segnalando precisamente questa evoluzione, Emiliano Sfara licenzia nel 2016 Una filosofia della prassi. Organismi, arte e visione in Georges Canguilhem (Nuova Trauben), anticipando così i primi volumi anglofoni dedicati specificatamente a Canguilhem[12], mentre il Canguilhem philosophe (PUF) di Michele Cammelli è del 2022. Completano il quadro monografie e tesi di dottorato che si rivolgono al pensiero di Canguilhem in dialogo con altre discipline umanistiche[13], come ad esempio il volume di A. Canesso, Il governo del normale. Georges Canguilhem e il pensiero sociologico francese (Meltemi 2024), o con altri autori, come il recente libro di F. Testa, On the Politics of the Living. Foucault and Canguilhem on Life and Norms (Bloomsbury Academic 2025).

Oggi l’«enorme massa sommersa inedita»[14] che inizia a emergere da sotto quello che Giuseppe Bianco definisce l’«iceberg della produzione scritta»[15] di Georges Canguilhem solletica la curiosità degli studiosi, ma impone al contempo a chi si rivolga a questo autore di guardarsi bene da ogni imbrigliamento, persino quello retrospettivo che si rischia di essere complici nell’intessere. Si tratta allora di mantenere aperta una certa protesta vitale, che sebbene non si dia sotto ai riflettori, non tarda a rivelarsi piuttosto loquace: Canguilhem sposta, intreccia, annoda, separa, fa della frontiera tra autori e discipline una soglia all’interno della quale sperimentare, pur impegnandosi in una costante opera di revisione e sorveglianza sui propri testi per ridurre, conformemente al modo in cui le pensa, le proprie di norme[16]. Cambia prospettiva, tematizza l’errore, si muove di volta in volta alla ricerca di quel punto metastabile che è l’incontro tra biologico e sociale, senza per questo smettere di resistere all’intuizione della loro prossimità. Questa linea di ricerca, molto classica e insieme votata all’innovazione, si trova oggi sollecitata nei dibattiti che riguardano la filosofia politica da una parte e la filosofia della tecnica dall’altra. Le domande sulle implicazioni della nozione di regolazione nelle scienze sociali, la tecnicità insita nel vivente, la ridefinizione del rapporto tra individuo e ambiente, sono solo alcuni intorni problematici della filosofia pratica di Georges Canguilhem che trovano oggi nuovi interpreti e la possibilità di essere inseriti in concatenamenti inaspettati, in costellazioni non preventivate di autori e discipline. Se Pierpaolo Cesaroni tenta «un’analisi epistemologica del concetto in quanto concetto politico»[17] proprio a partire dall’eccedenza del vivente rispetto alla cattura da parte del concetto sostenuta da Canguilhem, Emanuele Clarizio parte dalla constatazione della culturalità del concetto di natura, per aprire alla nozione, simondoniana, di «vita tecnica»[18], dando così una coloritura etica[19] al progetto di una organologia generale diversa rispetto a quella proposta, sempre prendendo le mosse da Canguilhem e da Simondon, da Bernard Stiegler[20]. Dalla capacità del vivente di «infrangere le norme»[21], dimensione messa a tema dal volume collettivo a cura di Fiorenza Lupo e di Stefano Pilotto, emerge poi la possibilità di pensare il mostruoso e l’immaginario, ulteriori linee di sviluppo della teratologia e della teoria delle immagini, come quel fuori che abita il dentro della legge, terreno di negoziazione e lotta di una filosofia pratica. Anche negli studi che prendono in considerazione il rapporto tra Canguilhem e i suoi allievi si rileva un cambio di indirizzo: il pensiero di Canguilhem emerge dallo sfondo, passa da studium a punctum, da premessa ad attrattore della riflessione filosofica. Questo rovesciamento di prospettiva permette allora di ripensare la biopolitica e l’ecologia[22], il rapporto tra ideologia e razionalità e la storiografia delle scienze[23], con e oltre Foucault, Guattari, Althusser e Bachelard.

Lungo questa traiettoria discontinua il Dossier di Scienza&Filosofia propone allora di aprire uno spazio di riflessione a margine dell’impresa di definire i contorni di una eredità del pensiero di Canguilhem nella storia delle scienze della vita o nella filosofia biologica del Novecento, per pensare, più modestamente e insieme con più audacia, nel segno di Canguilhem.


* Borsista di ricerca presso l’Università degli Studi di Palermo.

[1] Cfr. P. Bourdieu, Georges Canguilhem: an obituary notice, in «Economy and Society», 27, 2-3, pp. 190-192, p. 191.

[2] Ibid.

[3] Per approfondire cfr. C. Limoges, in F. Delaporte (a cura di), A Vital Rationalist selected writing from Georges Canguilhem, Zone Books, New-York 1994, pp. 385-453, e l’agile D. Lecourt, Georges Canguilhem, PUF/Que sais je?, Paris 2008, nonché la postfazione di F. Domenicali, Georges Canguilhem e il problema della creazione in biologia, alla nuova edizione italiana, a sua cura, di G. Canguilhem, La co­noscenza della vita (1952), Orthotes, Napoli-Salerno 2024, pp. 205-243, nonché i “cenni biografici” a cura di E. Marra nella nuova traduzione italiana di G. Canguilhem, Ideologia e razionalità nella storia delle scienze della vita, Mimesis, Milano-Udine 2025, pp. 183-186.

[4] M. Foucault, La vita: l’esperienza e la scienza (1985), in G. Canguilhem, Il normale e il patologico (1943), tr. it. Einaudi, Torino 1998, p. 271.

[5] E. Gagliasso, Canguilhem in Italia: una riscoperta tardiva, in F. Lupo, S. Pilotto (a cura di), Infrangere le norme. Vita, scienza e tecnica nel pensiero di Georges Canguilhem, Mimesis, Milano-Udine 2019, pp. 177-195.

[6] Ovvero l’edizione Guaraldi de Il normale e il patologico nel 1975 (tr. it. di S. Caruselli e G. Ralli) e la traduzione italiana de La conoscenza della vita, curata da F. Bassani per i tipi de Il Mulino nel 1976. Per Ideologia e razionalità nella storia delle scienze della vita occorrerà invece attendere il 1992, con la traduzione italiana di P. Jervis, mentre non esiste ancora una edizione italiana degli Études.

[7] Come il volume G. Canguilhem, D. Lecourt, Epistemologia di Gaston Bachelard (1969), tr. it. Jaca Book, Milano 1969; G. Canguilhem (a cura di), Introduzione alla storia delle scienze, tr. it. Jaca Book, Milano 1973; G. Canguilhem, Gaston Bachelard, in Scienziati e tecnologi contemporanei, Mondadori, Milano 1974; Id., Il ruolo dell’epistemologia nella storiografia scientifica contemporanea (1976), in Scienza e Tecnica 76, Annuario della Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, tr. it. Mondadori, Milano 1979; G. Canguilhem, L’oggetto della storia delle scienze (1968), in Scienza ed epistemologia in Francia (1900-1970), tr. it. Loescher Editore, Torino 1979.

[8] Citiamo qui, per completezza di informazione, anche il saggio di G. Canguilhem, Un’epistemologia concordataria, a cura di A. Cavazzini per «Discipline Filosofiche» (2006), la recensione all’opera di Maurice Halbwachs Sociologia – Le cause del suicidio (1931, tr. it. M. Cammelli, in «Storicamente», 3, 2007) e La decadenza dell’idea di progresso (tr. it. A. Cutro, in «La società degli individui. Quadrimestrale di teoria sociale e storia delle idee», 31, 2008).

[9] A titolo di esempio, si ricorda qui il convegno del 2016 “Faire craquer le normes’” Vita, scienza e tecnica nel pensiero di Georges Canguilhem, organizzato presso l’Università di Roma La Sapienza da F. Lupo e S. Pilotto, dal quale è nato poi il volume Infrangere le norme (Mimesis, Milano 2019). Una nota di merito va al colloque Georges Canguilhem et l’écologie. Trajectoires de lecture et usages pour le présent, che ha avuto luogo presso l’Université Paris 8 Vincennes dal 3 al 5 dicembre 2024, organizzato da A. Angelini e F. Taylan.

[10] G. Bianco, C. T. Wolfe, G. Van de Vijver, Introduction, in id., Canguilhem and Continental Philosophy of Biology, Springer, Cham 2022.

[11] R. Maggiori, Canguilhem, philosophe de l’ombre. Le fondateur de l’épistémologie historique est mort la semaine dernière à 91 ans, in «Libération», 1, 1995.

[12] Come riporta Federico Testa nell’introduzione al suo On the Politics of the Living (Bloomsbury Academy, London 2025), Stuart Elden è il primo a scrivere un libro dedicato esclusivamente a Canguilhem (cfr. S. Elden, Canguilhem, Polity, Cambridge 2019); nello stesso anno Samuel Talcott pubblica Georges Canguilhem and the Problem of Error (Palgrave, London 2019). Seguono opere collettive in lingua inglese come P.-O. Méthot, J. Scholl, Vital Norms: Georges Canguilhem’s The Normal and the Pathological in the Twenty-First Century (Hermann Editeurs Des Sciences Et Des Arts Sa 2021) e il già citato G. Bianco, T. Wolfe, G. Van de Vijver, Georges Canguilhem and Continental Philosophy of Biology (2023).

[13] Sul rapporto tra Canguilhem e la psicologia merita una menzione il recente libro di V. Prouvez, Canguilhem lecteur de Freud, PUM, Toulouse 2026.

[14] G. Bianco, La vita nel secolo. Da Canguilhem a Deleuze passando per Bergson, in Il significato della vita. Letture del III capitolo dell’Evoluzione creatrice di Bergson, a cura di G. Bianco, Mimesis, Milano-Udine 2006, p. 12.

[15] Ibid.

[16] Cfr. G. Canguilhem, Epilogo, in id., Il normale e il patologico, cit., p. 250.

[17] P. Cesaroni, La vita dei concetti. Hegel, Bachelard, Canguilhem, Quodlibet, Macerata 2020, p. 118.

[18] G. Simondon, Del modo di esistenza degli oggetti tecnici (1958), tr. it. Orthotes, Napoli-Salerno 2020, p. 69.

[19] E. Clarizio, La vita tecnica. Per una filosofia biologica della tecnica, Mimesis, Milano-Udine 2024, p. 42: «la filosofia biologica della tecnica di Canguilhem assume la forma di un’etica biologica, nella misura in cui il vivente è il punto di partenza e di arrivo del suo pensiero: il significato delle creazioni tecniche e dei loro effetti va sempre valutato sulla misura delle norme biologiche, in una situazione in cui l’unità della vita e della tecnica è la condizione della disunità del biologico e del sociale».

[20] Cfr. V. Petit, Vocabulaire d’Ars Industrialis, in B. Stiegler, Pharmacologie du Front national, Paris 2013, pp. 419-420.

[21] Cfr. F. Lupi, S. Pilotto (a cura di), Infrangere le norme. Vita, scienza e tecnica nel pensiero di Georges Canguilhem, Mimesis, Milano-Udine 2019.

[22] Cfr. A. Angelini, Biopolitica ed ecologia. L’epistemologia politica del discorso biologico tra Michel Foucault e Georges Canguilhem, Firenze University Press, Firenze 2021. Cfr. anche O. Marzocca (a cura di), Governare l’ambiente? La crisi ecologica tra poteri, saperi e conflitti, Mimesis, Milano-Udine 2010.

[23] M. Vagelli, Canguilhem e le ideologie storiografiche, in F. Lupo, S. Pilotto, Infrangere le norme, cit.