
TEMPO INCOGNITO. Glossario filosofico per il ventunesimo secolo [Mimesis, Milano-Udine 2024]
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«Le parole sono importanti. Chi parla male, pensa male e vive male». Con questa affermazione Michele Apicella, protagonista della Palombella Rossa di Nanni Moretti, zittisce la giornalista che lo sta intervistando, a causa di alcune forme linguistiche improprie e approssimative usate da quest’ultima. Effettivamente, il linguaggio – come sottolinea il Wittgenstein delle Ricerche filosofiche – è una pratica che evolve in base al contesto d’uso, ed è quindi necessario adattarlo alle contingenze storiche; espressioni e vocaboli un tempo ritenuti fondamentali, oggi, rischiano di risultare obsoleti. Il presente volume, curato da Michael Marder e Giovanbattista Tusa e dedicato alla memoria di Jean-Luc Nancy (1940-2021), tenta di rispondere a tali esigenze: infatti, nelle prime pagine del libro, i due curatori notano che «Sia nella politica sia nella filosofia contemporanee manca in gran parte un linguaggio adeguato per articolare ciò che si è, e ciò che dovrebbe essere. In altre parole, la politica e la filosofia contemporanee non sono contemporanee a se stesse; non percepiscono né i legami con il passato né le traiettorie verso le quali sono proiettate nel futuro» (p. 12). Se si volesse individuare il filo conduttore che lega i vocaboli proposti dai vari autori per descrivere il XXI secolo, questo sarebbe sicuramente il tema della complessità, tema che – facendo eco a Edgar Morin – tutti noi siamo chiamati ad affrontare.
La complessità può essere osservata in molteplici ambiti. Quello dominante in questo libro concerne il rapporto tra umano e Natura. Questo vocabolo, oggetto del contributo di Emanuele Coccia, ormai non può più indicare una dimensione nettamente separata da quella umana, annullando l’antica dicotomia tra polis e physis. Nel suo scritto, Coccia – richiamando gli studi sperimentali di Stanley Miller e Harold Urey – osserva che «ciò che facciamo – non importa se siamo umani o batteri, piante o virus […] – lo facciamo con, dentro e attraverso questi stessi elementi che ci danno vita, forma, realtà e durata. La natura sarà allora questa circolazione della forza degli elementi nelle forme più diverse» (p. 122). Tutto ciò mette in luce un fatto (già evidenziato dalla Actor-Network Theory di Bruno Latour): negli studi filosofico-scientifici contemporanei è necessario mettere sullo stesso piano ontologico tutti gli enti, sia quelli umani sia quelli non umani, sia quelli viventi sia quelli non viventi. La circolazione e l’interazione tra elementi descritte da Coccia portano allo sviluppo di ontologie ibride che necessitano anche di una discussione filosofica. Ottimi esempi di tale discussione sono i saggi di Marder, in cui il filosofo – ispirandosi allo stile aristotelico – propone di implementare la parola Discarica all’interno del lessico filosofico odierno, e dell’antropologa Cymene Howe, che afferma l’importanza ontologica della Plastica. Il rinnovato interesse per il rapporto umano-Natura conduce a studi interdisciplinari, collocati a cavallo tra filosofia, etica, antropologia e biologia; queste indagini mirano a far prendere coscienza delle infinite interconnessioni che sussistono tra tutte le forme di vita. È in questa direzione che vanno i contributi di Mycelium, che parla del fenomeno della Necrobiosi, di Denise Ferreira da Silva e Valentina Desideri con la loro descrizione dell’Imperatrice,di Anaïs Tondeur e la sua analisi storico-antropologica sulla Placenta, di Vandana Shiva, che affronta il concetto di Rigenerazione,e di Joela Jacobs, grazie a cui scopriamo lo stretto legame tra la Sessualità delle piante e quella umana. Sempre su questa tematica, è molto interessante l’esperimento proposto dall’architetto argentino Tomás Saraceno: ispirandosi all’antica pratica dell’Aracnomanzia, Saraceno ha creato un’applicazione, chiamata, appunto, Arachnomancy, che predice il futuro tramite l’uso di trentatré carte; queste carte (molto belle a livello estetico) esprimono pienamente il senso di quanto detto finora, raffigurando la connessione tra umano e non umano. Analizzare tale connessione potrebbe essere un possibile modo per mitigare il nostro impatto sull’ambiente ed evitare la degenerazione della patologia denominata Ecotrauma, lemma scelto da Timothy Morton con la sua nozione di iperoggetto, e scongiurare lo scenario delle Rovine marine delineato dal fondatore della Object-Oriented Ontology Graham Harman.
Esiste un’altra relazione fondamentale al centro delle indagini filosofiche contemporanee, quella tra umano e tecnica; anche in questo caso, questi due elementi non possono più essere scissi l’uno dall’altro: se per Protagora e Gorgia physis e techne erano dimensioni distinte, la filosofia contemporanea – sulla scorta degli studi antropologici di Arnold Gehlen – ne riconosce l’intrinseca unità. Questo aspetto emerge chiaramente dalla parola Tecnodiversità, analizzata da Yuk Hui. Nei lavori del filosofo hongkonghese, influenzati notevolmente dall’opera di Bernard Stiegler, vengono descritte le connessioni reciproche tra tecnodiversità, biodiversità e noodiversità, connessioni fondamentali da esaminare in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta prendendo sempre più piede. Il rapporto tra umano e tecnica sta assumendo contorni inediti: l’avvento delle “macchine sapienti”, espressione coniata da Paolo Benanti, porta a una riconsiderazione dell’identità umana e dell’uso delle tecnologie. La possibile emergenza di un’”intelligenza alternativa” alla nostra dovrebbe portarci a dare importanza al valore culturale che ha il nostro Corpo, riflessione proposta da Anita Chiari, che riprende la lezione di Emilie Conrad, nonché a proporre studi in merito alle teorie della computazione, proprio come le ricerche di Bogna Konior con la sua teoria dell’Exonet. Oltre agli aspetti ontologici ed epistemologici, le odierne tecnologie richiedono dei contributi in senso etico-normativo; in antitesi con quanto accadeva nell’antichità, oggi la tecnica non interroga solamente il cosa ma anche il come. Un esempio è la volontà di creare un Cervello connesso, parola del XXI secolo secondo Slavoj Žižek: potenziare un nostro organo fino a renderlo uguale a una macchina connessa alla rete globale avrebbe importanti ricadute sia sulla nostra identità, che verrebbe totalmente alterata, sia sulla nostra libertà, che verrebbe irrimediabilmente compromessa.
L’omologazione del nostro corpo e della nostra mente con componenti meccaniche e logiche meccanicistiche comporterebbe un superamento dell’umano ma non necessariamente un suo miglioramento: già nel V secolo a.C., Eraclito ricordava che la realtà segue uno sviluppo dialettico, dove le parti si intrecciano conflittualmente senza però annullarsi. Nella filosofia contemporanea, questa idea viene declinata in chiave sociopolitica. Roberto Esposito, grazie al termine Istituzione, constata che, nei sistemi complessi, «l’ordine, qualsiasi ordine, è l’esito, di volta in volta provvisorio, di rapporti di forza tra valori e interessi differenti e concorrenti. Ciò significa che, anziché tentare, invano, di neutralizzare la pluralità di interessi, conviene valorizzarla, incanalandola in una dimensione politicamente produttiva» (pp. 198-199). Questa visione della politica – rintracciabile nel Principe di Niccolò Machiavelli – potrebbe essere un utile strumento per indagare i rapporti di Forza-Lavoro nelle società contemporanee, come fa Ken Kawashima recuperando il lavoro di Kozo Uno, e riflettere in modo non retorico sull’idea di Pace, argomento suggerito da Claudia Baracchi grazie a un’analisi più accurata della prima parte della Repubblica di Platone. Riconoscere la pluralità significa anche adottare pratiche volte a conservare la sua ricchezza; parlando dell’Anamnesia, ad esempio, Ranjit Hoskote afferma che praticarla «non significa soltanto riguardare […] il passato con uno spirito che rechi con sé una testimonianza incrollabile. È altrettanto importante considerare il presente e il futuro con uno spirito di vigilanza, al fine di opporsi al ripetersi delle catastrofi» (pp. 21-22). La ricchezza, dunque, si preserva tramite gli atti del ricordo e della vigilanza e si crea attraverso il dialogo, pratica che implica un dare e un ricevere che si articolano attraverso il fenomeno dell’Acustica, di cui Brandon LaBelle ci fornisce un’affascinante caratterizzazione teoretica. Il confronto non porta ad atti violenti ma genera una conoscenza trasformativa, aspetto evidenziato da Michel Foucault nelle sue lezioni sulla Parresia; questo modo di vivere – che identifica la zoe con il bios e l’ethos – viene trattato da Claire Fontaine che, in accordo con l’insegnamento di Socrate, Zenone di Cizio, Epicuro e Diogene di Sinope, scrive che chi segue questa pratica sceglie «la critica rispetto all’adulazione e il dovere morale rispetto al proprio profitto o l’indifferenza» (p. 156).
Fare filosofia significa vivere una condizione anarchica: Anarkhía indica, nel significato già dato da Democrito, una realtà instabile, soggetta a un continuo mutamento; traslando questa evidenza cosmologica a considerazioni filosofiche, possiamo dire – seguendo Tusa – che «vivere questa condizione anarchica significa assumere che il pensiero è eterogeneo, è nutrito da molteplici fronti, disintegrato dal passato e dalle sue vittime» (p. 229). Questo spirito anima anche gli scritti di Santiago Zabala, che propone la parola Disruption, e di Amanda Boetzkes, che opta per il termine Futurità (Futurities): entrambi questi vocaboli evidenziano, da prospettive diverse, il carattere anarchico della realtà, un fatto necessario da comprendere, compito attuabile grazie alla filosofia. In La politica nel mondo digitale, volume collettaneo finalizzato a proporre un manifesto per una teoria politica del digitale, Gabriele Giacomini e Luca Taddio individuano tre operazioni epistemiche che questa disciplina può svolgere nell’era del tecnoscientismo. «Una prima azione che la filosofia può eseguire è la discussione dei presupposti (ad esempio linguistici e culturali) a partire dai quali si sviluppa l’area, più o meno estesa, della conoscenza scientifica […]. Una seconda operazione praticabile da un approccio prettamente teorico nasce dalla capacità di mettere a sistema elementi di varie discipline che, altrimenti, non verrebbero mai messi in relazione […]. Un terzo genere di azioni di competenza filosofica può riguardare il livello ideale e normativo […]» [G. Giacomini, L. Taddio (a cura di), La politica nel mondo digitale, Mimesis, Milano-Udine 2024, pp. 16-18]. In questa prospettiva, che va al di là della classica distinzione tra analitici e continentali e che evita derive “tuttologiche”, la filosofia si presenta come sapere critico (nel senso kantiano del termine). Tempo incognito ci restituisce esattamente tale prospettiva: la filosofia adotta uno sguardo di sbieco, vagliando ogni aspetto legato alla complessità della realtà; realtà che, per Sabu Kosho – critico politico e sociale che si rifà ai lavori di Yoshihiko Amino, Édouard Glissant e Sylvia Wynter –, non è un continente monolitico bensì un Arcipelago, «un bacino di possibilità spazio-temporali da cui potremmo essere in grado di creare o almeno immaginare un futuro diverso» (p. 96). Lo sguardo filosofico non ha solo la capacità di risolvere il finito nell’infinito (tesi cardine del pensiero hegeliano), ma anche di scoprire l’infinito nel finito; ciò non implica una negazione dell’Essere – azione impossibile, come già dimostrato da Parmenide – ma una Défaillance nell’Essere. In uno scambio epistolare con Tusa riportato nell’opera, Nancy ricorda il duplice significato del verbo “declinare”: «Declinare può corrispondere a un declino o a un deterioramento. Il declino è dalla parte di una caduta, rovina, degradazione. Il deterioramento, dall’altra parte, riguarda l’obliquità, la flessione o l’inflessione, la curvatura, la diagonale o la distorsione, e anche il caso, il modo in cui una caduta avviene secondo la sua inflessione, i suoi incontri, le sue circostanze» (p. 255). Questo libro ci aiuta a comprendere che la filosofia va incontro a continui deterioramenti, ma questo, per lei, è sempre fonte di arricchimento e mai di declino.
Efrem Trevisan
