
Call for papers - N.34 - 2025
Special Issue
Social transformations & the crisis of expertise
G. Maddalena, G. Lingua, L. Solito (eds.)
Il volume speciale, dal titolo Social Transformation & the Crisis of Expertise, prende spunto dal progetto di rilevante interesse nazionale volto ad indagare la disintermediazione culturale che si è realizzata – o che quantomeno si è resa manifesta – a partire dalla pandemia da Covid-19. Lo special issue raccoglierà gli esiti degli studi delle ricercatrici e dei ricercatori su questa tematica, facendola convergere attorno a tre aree: filosofico-teoretica, sociologica, etico-epistemologica. Tra i contributi che verranno ospitati figureranno anche alcuni invited paper da parte di ricercatori internazionali che hanno tenuto un ciclo di conferenze all’interno del progetto.
Istituzioni del sapere e crisi delle figure educative
GRAZIANO LINGUA, FEDERICO ZAMENGO
Dal secondo dopoguerra le trasformazioni della comunicazione di massa hanno offerto una pluralità di fonti di informazione che si sono aggiunte alla scuola come istituzione classica del sapere.
La svolta digitale ha moltiplicato in modo parossistico questa pluralità generando un processo di disintermediazione della conoscenza, in un contesto dove le giovani generazioni si trovano sollecitate da un’overdose di dati non gerarchizzati. L’impressione di poter trovare tutte le risposte online senza il bisogno di mediatori esperti ha intaccato profondamente l’autorevolezza dei professionisti dell’educazione e ha delegittimato l’istituzione scolastica costringendola a una radicale riconfigurazione.
Nel saggio, dopo aver offerto un quadro sintetico sui processi di disintermediazione prodotti dal Web e una sintetica revisione del dibattito relativo, ci soffermeremo sulle ricadute di tale dinamica in relazione ai processi educativi formali e informali. Se dal punto di vista pedagogico, infatti, i professionisti dell’educazione e, più in generale, il mondo adulto, si caratterizzano per esercitare un’azione di mediazione tra il mondo e le giovani generazioni, la crisi di legittimazione delle figure educative richiede una riflessione sulle forme che tale rapporto dovrà avere in futuro. Ciò è evidente, innanzitutto, sul piano dell’esperienza empirica, nei continui e “mediatici” scontri tra scuola e famiglia. Quale, dunque, la funzione e quale posto per gli educatori contemporanei, in un contesto che incoraggia una formazione per esperienza diretta, immersiva e, spesso, fortemente personalizzata?
Beyond the illusion of objectivity: trust, technology, and expertise in digital era
FRANCESCO STRIANO
This paper examines the dynamics of trust in the context of digital technologies, exploring how direct access to information through these platforms has led to increased skepticism towards experts and their mediation. I argue that trust in technology is often grounded in an implicit model: inputting data, receiving automated processing, and obtaining reliable output. This framework, initially suitable for deterministic technologies, has been overextended to systems like search engines, which do not independently verify truth. Today’s generative technologies, such as large language models, underscore a shift from truth production to story production. Recognizing this could foster a more critical approach to technological trust, re-enhancing our reliance on expert mediation, aligned with a critical humanistic ethos that derives ethical insights from cultural artifacts like LLMs.
Diagnosi: perno della relazione comunicativa medico-paziente
MATTIA BENEDETTI
Il contributo si vuole inserire nella vasta discussione che ha come oggetto la comunicazione scientifica tra medico e paziente, e vuole analizzare il momento della comunicazione della diagnosi come momento focale per evidenziare le differenze di atteggiamento, conoscenza e aspettativa tra curante e curato. Il paper si propone come uno studio di come questo genere di conversazione viene effettuato, quali criteri, metodi e buone pratiche siano necessarie per una buona riuscita della conversazione e per stabilire un rapporto di successo tra medico e paziente.
Istituzione culturali e crisi degli esperti: il processo di accreditamento tra pari
CRISTIANO CALÌ
Nel contesto pandemico le università e i centri di hanno avuto un ruolo determinante per quanto concerne la possibilità di uscire in tempi brevi dall’emergenza sanitaria. Soltanto grazie alla condivisine in tempo reale e in Open Access dei risultati delle proprie ricerche, molti laboratori pubblici e privati sono pervenuti a prodotti farmaceutici in tempi record. Partendo da questo dato – che costituisce forse l’esempio più straordinario di best practice da parte di enti di ricerca nel periodo del Covid-19 – il saggio vuole mettere a tema la rilevanza dell’open access in riferimento al processo di revisione tra pari che avviene a livello della ricerca universitaria. Nel dettaglio, però, il contributo si concentrerà sul ruolo che la relazione tra open access e peer review (nelle sue vare fasi) hanno per l’accreditamento dei ricercatori e – in ultimo – come questo sistema possa condurre a una cristalizzazione in senso negativo grazie all’utilizzo massiccio di replacement technologies e di chatbot basati sull’apprendimento automatico.
Sperimentazione degli Standard HPH 2020 nelle Aziende Sanitarie del Piemonte: Costruzione di
una Comunità di Pratiche per il Potenziamento dell’Assistenza Centrata sulla Persona
PATRIZIA LEMMA E GIACOMO SCAIOLI
La rete HPH – Health Promoting Hospitals and Health Services – è un network internazionale di Ospedali e Servizi Sanitari che ha lo scopo di incorporare i concetti, i valori e gli standard di promozione della salute nella struttura organizzativa e nella cultura dei servizi sanitari, a beneficio del personale, dei pazienti e dei loro congiunti e sostenendo un ambiente sano. Una delle iniziative messe in campo recentemente dalla rete HPH è la produzione di una serie di standard che possono essere utilizzati da manager in ambito sanitario e operatori sanitari stessi per valutare le attività di promozione della salute negli ospedali, accrescere la capacità delle organizzazioni sanitarie nel migliorare le attività di promozione della salute, rifocalizzare la strategia dell’organizzazione per affrontare meglio le sfide generali del sistema sanitario, coinvolgere tutti i professionisti e le persone assistite nel miglioramento della qualità delle cure, migliorare il coordinamento delle cure con altri erogatori di cure, e migliorare la salute e la sicurezza del personale e dei pazienti. Il Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino, in sinergia con l’unità piemontese della rete HPH ha avviato una sperimentazione innovativa sugli standard HPH nelle aziende sanitarie del Piemonte. La ricerca si è proposta di sviluppare criteri oggettivi e misurabili per valutare il livello di coinvolgimento dei pazienti nelle scelte organizzative e cliniche delle strutture sanitarie.
La sperimentazione si è articolata in diverse fasi: da una prima fase di progettazione e rielaborazione dello strumento di valutazione per lo standard 3 HPH (“Migliorare l’assistenza sanitaria centrata sulla persona e il coinvolgimento dei cittadini che afferiscono ai servizi”) si è passati alla sua applicazione sperimentale in sette aziende sanitarie piemontesi che si sono costituite come “comunità di pratiche” che hanno fornito feedback al fine di una validazione condivisa dello strumento di rilevazione messo a punto. Una giuria dei cittadini, composta da rappresentanti delle associazioni dei territori piemontesi, ha ulteriormente valutato lo strumento prodotto dalla sperimentazione, costruendo raccomandazioni per il suo utilizzo. Successivamente, nel corso di una giornata di formazione, i professionisti partecipanti alla sperimentazione hanno elaborato le “buone pratiche” individuate nel corso della rilevazione che potranno essere una guida per altre strutture sanitarie che vorranno intraprendere un analogo percorso di sviluppo di una assistenza realmente centrata sulla persona.
Il lavoro che viene presentato discuterà i risultati ottenuti nelle diverse fasi.
Prossemiche post-pandemiche: disintermediazione, realtà verosimili, crisi di autorevolezza.
PIER PAOLO BELLINI et al.
La pandemia ha intaccato non solo i nostri corpi (dimensione biologica) e le nostre menti (dimensione psicologica): ha lasciato un segno profondo anche nelle nostre relazioni (dimensione sociale). È oggi necessario individuare questi micro-traumi intervenuti a livello di prassi comunicative: in particolare, è utile focalizzare la nostra attenzione su tre aspetti della nostra vita quotidiana che hanno subito mutazioni repentine e profonde: la supposta disintermediazione come opportunità, l’esplosione della comunicazione immersiva a distanza, l’emergenza di indicatori di “autorevolezza/credibilità” delle fonti informative.
Tra Vaghezza e senso comune: analisi di diverse strategie comunicative “aperte”
GIOVANNI MADDALENA E SIMONE BERNARDI DELLA ROSA
Il paper esplora il legame intrinseco tra la produzione della conoscenza e la comunicazione, sfidando il rigido dualismo che separa questi due campi. Basandoci sulla tradizione pragmatista, esaminiamo il ruolo della vaghezza nelle pratiche di conoscenza aperte, come il brainstorming e le forme di comunicazione partecipative e orizzontali, che tengano conto del senso comune. Il nostro obiettivo è analizzare l’efficacia potenziale di strategie di comunicazione meno rigide e non esclusivamente top-down, che possano supportare la comunicazione degli esperti in specifici momenti di crisi, offrendo una prospettiva filosofica sulle sfide della mediazione esperta.
Responsible medical robotics: quando l’etica è innovazione
FABRIZIA ABBATE
Il contributo vuole affrontare le questioni che l’etica del corpo pone alla robotica umanoide in termini di esperienza. Gli esempi della robotica medica e della radiomica ci aiutano a comprendere la necessità di un’etica del corpo che accompagni i progressi tecnologici. Le trasformazioni sociali della robotica medica assistiva e delle protesi avanzate influenzano la percezione del corpo e le relazioni con gli altri. Lo spazio etico esiste proprio in quella zona di confine entro la quale queste capacità, tecnologicamente potenziate dall’esterno, dovranno comunque trasformarsi in capacità legate all’iniziativa di ogni soggetto umano.
Gli strumenti tradizionali dei case studies e della progettazione di valori condivisi bastano a trasformare l’etica della robotica sanitaria in una forma di impegno responsabile e proficuo nei contesti dell’innovazione, degli utenti e degli stakeholder? Capiremo che la risposta di un’etica collaborativa, coinvolta direttamente e sostanzialmente nei processi di innovazione e di utilizzo, può essere l’unica prospettiva per dare risultati concreti e ancora “umani” al lavoro di ricerca e alla vita degli utenti.
Cosa e come fa notizia nel giornalismo scientifico italiano
CARLO SORRENTINO E LETIZIA MATERASSI
Il paper si pone l’obiettivo di riflettere sulle trasformazioni del giornalismo scientifico.
Verranno analizzati i risultati di un lavoro di ricerca vòlto a indagare come i media giornalistici rappresentano e inquadrano la scienza e gli esperti, ma anche le organizzazioni a cui appartengono.
Attraverso l’analisi dei lanci Ansa negli ultimi 5 anni (su temi relativi a salute, ambiente e scienza e tecnica) e interviste in profondità a giornalisti scientifici si cercherà di riflettere sulle modalità di rappresentazione del sapere esperto, sui principali criteri di notiziabilità e sulle modalità di relazione con gli scienziati e le istituzioni scientifiche.
La responsabilità sociale dell’Università: il ruolo della comunicazione della ricerca
LAURA SOLITO E LETIZIA MATERASSI
La comunicazione pubblica della scienza è formalmente diventata un obbligo per le università.
Non è più considerata un’attività secondaria, svolta sporadicamente. E’ diventata una parte fondamentale della “retorica” delle università e della governance. E tuttavia, non abbiamo una reale comprensione di come questo influenzi la “pratica” della comunicazione scientifica, quali attività quotidiane la definiscano, e soprattutto quale posto occupi e dove si collochi nelle Università. Il paper – sulla base dei risultati di ricerca – traccerà lo stato dell’arte della comunicazione scientifica nell’accademia italiana, per evidenziarne gli orientamenti strategici, il ruolo e il valore attribuito, ma anche per analizzare le declinazioni operative delle attività di comunicazione della scienza nei diversi contesti organizzativi.
Procedura: Il Fascicolo 34 ospiterà uno Special Issue “Social transformation & the crisis of expertise” per cui sarà possibile, su invio, inoltrare soltanto articoli per le Sezioni tematiche della Rivista. Inviare all’indirizzo scienzaefilosofia@gmail.com, entro il 1 settembre 2025, un abstract di max 5000 battute comprendente il titolo della proposta di saggio e una descrizione dell’iter argomentativo. Le proposte saranno valutate dai curatori e dal comitato di lettori della rivista. Gli autori riceveranno comunicazione dell’esito della selezione, unitamente all’indicazione della nuova deadline per l’invio dei contributi (30 novembre 2025). Infine, i contributi verranno sottoposti a doppia blind review e gli autori riceveranno, al termine della procedura, comunicazione circa l’esito della valutazione.
Lingue accettate: Italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo.
Il Fascicolo ospiterà anche articoli tematici, indipendenti dal tema della call, che saranno contenuti nella sezione “Contributi” e potranno riguardare le seguenti aree tematiche:
STORIA
ANTROPOLOGIE
ETICHE
LINGUAGGI
ALTERAZIONI
ARTE
A queste si aggiunge una sezione dedicata alle Recensioni che riguarderanno sia il tema scelto per il Dossier sia temi di rilievo scientifico-filosofico.
