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[Call for papers S&F_ n. 20_2018]


CALL FOR PAPERS S&F_n. 20_2018

Rivoluzione Big Data

Il rapporto con le tecnologie, o con quella struttura generalmente detta tecnica, è biunivoco: se da un lato l’uomo – la più eccentrica tra le creature viventi – utilizza lo strumento per modellare e incorporare l’altro da sé, dall’altro è lo stesso apparato di tecnologie e strumenti che modifica, nel corso delle varie epoche, la struttura dell’umano. La contemporaneità si contraddistingue per le profonde trasformazioni introdotte dalla cosiddetta digital turn, in cui le nuove tecnologie digitali dell’informazione, le ICT, hanno introdotto all’interno, sia dello spazio pubblico sia nella dimensione più propriamente esistenziale e privata, modifiche per lo più irreversibili. Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione culturale, la costellazione di tecnologie che abita il nostro vivere quotidiano rappresenta un insieme di autentiche forze ambientali, antropologiche, interpretative e sociali.

Quella che Luciano Floridi denomina La quarta rivoluzione, ultimo epifenomeno dell’era elettrica globale prefigurata da McLuhan ormai il secolo scorso, è l’epoca in cui i dati e la loro estrazione, elaborazione e gestione assurgono a valore supremo. I dati generati seguono un flusso esponenziale: nel corso dell’ultimo anno, secondo alcuni, ha superato l’ordine dei Zettabyte (1021 byte), vero e proprio record nella storia dell’Occidente globalizzato. La nuova frontiera dei Big Data, entità difficili da definire, che identificano ampi complessi di dati generati da strumenti, sensori, transazioni Internet, e-mail, video, click e interazioni sul Web, impone al pensiero nuove sfide e nuove esigenze teoriche nel tentativo di ricomporre lo iato tra l’ipercomplessità della tecnologia e i limiti della nostra comprensione.

“Rivoluzione Big Data” significa anche prefigurare un’inedita capacità di collegare le informazioni per fornire un orientamento visuale ai dati, raccomandando pattern e modelli d’interpretazione finora inimmaginabili. Il pensiero scientifico, che sin dalla sua istituzione in epoca moderna ha sempre avuto a che fare con attività discrezionali e di misura, si trova oggi a dover dar senso a una mole di dati imponente, rielaborati da algoritmi sempre più sofisticati e “intelligenti”. Forse che il Dataismo – ci si conceda il neologismo – sia l’ultimo stadio dell’evoluzione dell’uomo? Chris Anderson in un celebre articolo apparso su Wired, intitolato eloquentemente The End of Theory, nota come l’avvento dell’Era dei Petabyte e dell’analisi dei dati abbia reso il metodo scientifico obsoleto. L’elaborazione di modelli teorici è ormai comunemente considerata superflua ed è il più delle volte soppiantata dalla precisione dell’algoritmo, quale forma epistemica tipica della svolta digitale.

La questione dei big data inoltre può essere affrontata da un punto di vista eminentemente politico e morale. L’assottigliarsi della frontiera tra esistenza virtuale ed empirica, segnata dal proliferare di avatar e dalla digitalizzazione dei rapporti interpersonali sulle piattaforme social, ha reso ogni singolo utente identificabile e conoscibile mediante tecniche di Profiling e data mining. Il recente scandalo di Cambridge Analytica, ha fatto emergere le potenzialità e le criticità di tale sistema, soprattutto per quel che riguarda l’esercizio della pratica democratica, solo in parte risolte attraverso la riforma del GDPR.

L’analisi dei dati fa emergere quello che De Kerkhove ha battezzato “inconscio connettivo”, l’insieme di tutte le informazioni personali degli utenti, di cui questi ultimi sono per lo più incoscienti. Ne va della trasparenza della persona digitale, che permette di conoscere l’utente meglio di quanto egli stesso non si conosca. Siamo in presenza di quella che B.C. Han definisce Società della trasparenza in cui i Big Data contribuiscono a strutturare il panottico digitale, che a differenza della struttura benthamiana, non ha una dimensione immediatamente fisica, ma è entità virtuale e in un certo senso occulta. Ancora i Dati rappresentano la vera moneta del tardocapitalismo, sono completamente gratuiti e interamente ad appannaggio di piattaforme private che ne detengono il monopolio – i cosiddetti GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazon). Infine non è da sottovalutare il ruolo di Big Data e algoritmi nel perfezionamento della artificial intelligence e del machine learning.

Qui è in gioco il tramonto o il possibile potenziamento dell’uomo, delle sue facoltà cognitive, intellettive e rappresentative. La delega algoritmica, supportata dalla svolta scientista riduzionista, ha già paradigmaticamente equiparato l’intelligenza simbolico-semantica umana a una serie di dati e prestazioni sintattiche quantificabili. È solo mediante una precedente precomprensione dell’intelligenza come concatenazione operazionale, che è possibile paragonare l’infinita potenza di calcolo dell’algoritmo con l’intelligenza organica. La possibilità di decodifica dei dati è naturalmente cruciale per la strutturazione tecnologica del nostro ambiente, per la creazione di dispositivi sempre più interattivi, autonomi e intelligenti propri del cosiddetto Internet of things – estensione di Internet a oggetti o luoghi concreti – della Ambient intelligence e del Quantified self.

Considerati tali orizzonti problematici, il presente numero di S&F_ si propone di indagare e far emergere le problematiche di natura ontologica, antropologica, etica e politica della Svolta digitale e del Dataismo connesse ai Big Data, promuovendo un approccio interdisciplinare intimamente volto al dialogo tra i differenti ambiti del sapere. Tenendo conto di ciò saranno ben accetti contributi delle seguenti tipologie:

  • contributi di carattere filosofico e storico generale

  • questione epistemologica

  • questione (bio)politica ed etica

  • pedagogica – forme nuove di sapere

  • questione antropologica

  • questione giuridica gdpr

Deadline per proposte saggio: 15 ottobre 2018
Deadline per consegna saggio: 25 novembre 2018

Procedura: Inviare all’indirizzo scienzaefilosofia@gmail.com, entro la data indicata, un abstract di max 5000 battute comprendente il titolo della proposta di saggio e una descrizione dell’iter argomentativo. Le proposte saranno valutate dai curatori e dal comitato di lettori della rivista, e il risultato della selezione sarà comunicato agli autori entro il 30/10/2018. Le proposte accettate saranno poi ricevute dalla redazione entro una nuova deadline, comunicata agli autori con l’esito della selezione, e quindi sottoposte a doppia blind review.

Lingue accettate: Italiano, inglese, francese e tedesco. 


 

È possibile inoltre – con le stesse modalità – proporre articoli a tema libero relativi alle seguenti sezioni della rivista:

 

Storia Esposizione e ricostruzione di questioni di storia della scienza e di storia di filosofia della scienza con intenzione sostanzialmente divulgativa;

Antropologie Temi e incroci tra scienze, antropologia filosofica e antropologia culturale;

Etiche Riflessioni su temi di “attualità” bioetica;

Linguaggi Questioni di epistemologia;

Alterazioni Dalla biologia evoluzionistica alla cibernetica, temi non direttamente “antropocentrati”;

Comunicazione La comunicazione della scienza come problema filosofico, non meramente storico o sociologico. In altri termini: quanto la comunicazione della scienza ha trasformato la scienza e la sua percezione?

Arte Intersezioni tra scienze e mondo dell’arte;

Recensioni&Reports Le recensioni saranno: tematiche, cioè relative al dossier scelto e quindi comprensive di testi anche non recentissimi purché attinenti e importanti; di attualità, cioè relative a testi recenti. Reports di convegni e congressi.

 

Gli articoli saranno pubblicati nel prossimo o nei prossimi numeri di S&F_

                   

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